“Se si aspira alla stabilità, si deve investire sui punti di forza perché creino sviluppo”
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Mercoledì 11 Luglio 2018

 

C'è troppo poca attenzione all'economia reale, quella che oggi consente al Paese di sostenersi ed è capace, ancor più se messa nelle condizioni ottimali di operare, di continuare a creare sviluppo per tutta San Marino. Questa in sintesi la posizione di ANIS all'indomani dell'incontro tra Governo e parti sociali sul Piano di Stabilità Nazionale, dove l'Associazione ha ribadito le proprie perplessità all'impostazione finora data al documento e anche al metodo di lavoro, avanzando una serie di proposte per dare efficacia e soprattutto concretezza al Piano, che deve essere di Stabilità ma anche e soprattutto di Sviluppo del Paese.

Nel documento presentato dal Governo, infatti, il settore manifatturiero viene quasi del tutto ignorato, nonostante in premessa venga certificato che genera la maggior quota di valore, è in ripresa ed è capace di creare occupazione. La delegazione ANIS ha quindi invitato a riequilibrare il Piano, puntando sui punti di forza del sistema economico (come lo sono oggi l'Industria ed i Servizi, ma con i necessari interventi anche per Turismo e Commercio), senza perdere di vista quelli più in difficoltà, per i quali va assolutamente costruita una soluzione che eviti un peggioramento nel breve periodo e che permetta nel medio-lungo periodo di ritornare in territorio positivo. Ma serve tempo, ed è anche per questo che oggi non si possono investire tutte le risorse e gli impegni in questi ambiti. Primo, perché comunque gli effetti si potranno vedere solo tra qualche tempo; secondo, perché senza interventi a supporto, si rischia che anche i punti di forza si indeboliscano.

Questo ragionamento, che è lo stesso che farebbe un buon padre di famiglia, ha trovato invero poche opinioni contrarie. Bilanci alla mano, le imprese industriali da tempo hanno limitato l'indebitamento verso terzi e utilizzano quasi del tutto risorse proprie, come ha ben evidenziato lo studio sulle aziende associate ANIS. E anche quando lo fanno, finanziano comunque asset produttivi (stabilimenti, innovazione tecnologica e immobilizzazioni immateriali), quindi garanzie reali e con un valore di mercato molto chiaro.

L'altro aspetto critico è la mancanza di una scala di priorità, con relativa tempistica. Questo nonostante il Governo sostenga di avere già pronte tutte le riforme strutturali che il Paese attende da anni. Riforme che le parti sociali non hanno ancora visto facendo temere, come già avvenuto, che il confronto non sarà reale e costruttivo. Sarebbe grave dover prendere atto di una riforma "già fatta" su temi che incidono così profondamente sulle imprese e i cittadini.

Infine, ma punto fondamentale, ANIS ha invitato Governo e parti sociali a rivedere il metodo di lavoro, definendo una strategia più efficace: da una parte il tavolo partecipativo da cui trarre le linee di indirizzo e condividere gli obiettivi, dall'altra tavoli ristretti, più tecnici, che analizzino il problema e indichino le soluzioni. Al termine di questi tavoli, si condivideranno gli interventi e il Governo li presenterà in Consiglio Grande e Generale perché vengano votati.

E' chiaro che, anche così facendo, occorre tempo – almeno 6 mesi – per cui è opportuno che fin da subito vengano disposti quegli interventi urgenti per riequilibrare i conti dello Stato: ANIS è consapevole della necessità di aumentare le entrate, anche chiedendo sacrifici alle imprese, ma se al contempo non si riducono le spese (spending review, tagli agli sprechi, ottimizzazione della macchina pubblica, esternalizzazioni, contratto dipendenti pubblici...), risulta un'operazione assolutamente iniqua e inefficace.

 

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