ANIS: “Più tagli alla spesa corrente e risorse da destinare allo sviluppo"
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Venerdì 17 Novembre 2017

 

SAN MARINO - La Legge di Bilancio rappresenta un altro passaggio fondamentale per comprendere come questo Governo intende affrontare le tante emergenze e quindi per immaginare il futuro che ci attende. Molti degli obiettivi principali sono già stati annunciati nei giorni scorsi sui giornali in maniera puntuale, svilendo il confronto con le parti sociali. A parte questo comportamento piuttosto anomalo, concordiamo con il Segretario Celli che la messa in ordine dei conti pubblici rappresenti una delle principali priorità. Un Bilancio sostenibile è un importantissimo elemento di stabilità per il Paese, su cui si gioca anche la forza di attrarre investimenti. Va anche detto che l'attuale situazione dei conti pubblici è frutto di una politica poco lungimirante non solo degli ultimi anni, per cui, volendo individuare le possibili soluzioni e partendo da un ragionamento di puro buon senso, prima di tutto occorre porsi l'obiettivo di ridimensionare le uscite, in funzione della sostenibilità consentita dalle entrate. Entrate che vanno migliorate, non solo aumentate inasprendo il prelievo nei confronti di quanti già pagano le tasse. Occorre verificare se e per quali ragioni una larga fetta della società non paga o paga pochissime tasse. Troppo facile pretendere di più da chi ha sempre dichiarato.

Allo stesso modo deve essere introdotto quanto prima l'ISEE per eliminare gli interventi a pioggia e commisurare il welfare alle effettive capacità economiche dei cittadini.

Sulla base di queste considerazioni è inevitabile rivedere l'obiettivo, consegnato alla Commissione per la spending review, di ridurre la spesa corrente di soli 10 punti percentuali nei prossimi tre anni perché - diciamolo subito - è assolutamente insufficiente. Se siamo d'accordo sul presupposto che tutti debbano fare la propria parte, pretendiamo che siano davvero tutti a dare un contributo, non solo le imprese e i cittadini che lavorano nel privato, finora gli unici a pagare il conto della crisi economica. Per questo ribadiamo che occorre intervenire sulle voci più rilevanti della spesa corrente, sulla spesa improduttiva e sugli sprechi.

Ci deve essere equità, dunque, anche nel chiedere sacrifici e quindi la spesa corrente va ridotta almeno del 30% in cinque anni.

Alcuni degli interventi prospettati, inoltre, appaiono in evidente contrasto con gli incentivi allo sviluppo introdotti anche di recente: si attirano qui investitori grazie a una fiscalità competitiva e poi si mettono patrimoniale, minimum tax, aliquote più alte ai redditi più elevati, raddoppio dell'imposta di registro sull'acquisto degli immobili e perfino il rimpatrio dei capitali. Senza contare l'ipotesi di eliminare la deducibilità fino a 4.000 euro per la pensione integrativa con grave danno per chi ha fatto un progetto per il futuro, ma anche per lo sviluppo del settore assicurativo.

E' chiaro che queste azioni, pur portando qualche risorsa in più, deprimerebbero l'economia, anche in quei settori dove si vede un accenno di ripresa. Al contrario l'introduzione di un sistema Iva (progetto fermo al palo dal 2015) avrebbe permesso un importante ed equo gettito fiscale e semplificato l'operatività delle imprese.

Come detto, prima ci aspettiamo di vedere i tagli alla spesa corrente, consapevoli che probabilmente non basteranno nell'immediato: servirà sicuramente fare dei sacrifici, ma almeno una parte di questi deve essere destinata agli investimenti per lo sviluppo del Paese e per ricreare una riserva di risorse finanziarie per far fronte ad interventi straordinari.

 

ANIS