Eolico offshore al palo, Tiziano Arlotti interroga il Premier Matteo Renzi
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Mercoledì 16 Luglio 2014

 

"Sul tema dell'eolico offshore c'è un palleggiamento fra Ministeri che sta bloccando tutto. E' paradossale che vi sia un sistema di Soprintendenze che dà parere negativo a prescindere, anche in contrasto alla volontà delle comunità locali". Tiziano Arlotti, deputato PD riminese, interroga il presidente del Consiglio Matteo Renzi su un tema caldo anche per Rimini, dove la provincia di Rimini ha avviato da tempo una sperimentazione per valutare la fattibilità economica ed ambientale di un parco eolico offshore. Arlotti aveva precedentemente interrogato il ministero dell'Ambiente lamentando come l'Italia stia rimanendo fuori dallo sviluppo dell'eolico anche a causa delle questioni amministrative legate all'iter di approvazione dei progetti, con iter di rilascio della valutazione di impatto ambientale che arrivano a durare tre o quattro anni e che fanno sì che ad oggi non risulti realizzato un solo parco eolico.

"Il viceministro dello Sviluppo economico Claudio De Vincenti ha risposto ieri alla mia prima interrogazione riconoscendo i problemi che riguardano i procedimenti per l'autorizzazione degli impianti eolici offshore - spiega il parlamentare -, e affermando che le cause vanno ricercate nelle criticità ambientali e paesaggistiche che spesso sono legate a tali installazioni. Di fatto accade che, nonostante le linee guida emanate nel 2012 per la semplificazione delle procedure autorizzative di impianti offshore di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, ancora oggi il MIBAC risulta avere dato sempre parere negativo a tutte le domande presentate ed esaminate in sede di VIA, parere spesso fondato sull'impatto degli impianti sulle visuali paesaggistiche".

Arlotti sottolinea come il Governo sia paradossalmente favorevole alle trivellazioni petrolifere, mentre è poco propenso all'eolico in mare, "nonostante l'eolico sia un sistema di produzione dell'energia per cui si prevede che debba avere un adeguato sviluppo. Dobbiamo andare sempre di più verso un sistema di fonti rinnovabili ad impatto più basso possibile. Nella nostra zona tra l'altro, diversamente da altre parti d'Italia, l'Adriatico vede già una fitta presenza di piattaforme metanifere, che peraltro se esaurite andrebbero smontate ripristinando lo stato dei luoghi originario. Non è certamente, quindi, un mare 'vergine'".

Occorre perciò sciogliere i nodi che non consentono di fare partire i progetti offshore, conclude il deputato. "Il problema, come detto anche ieri dal premier Renzi, è mettere a sistema i vari ministeri e superare una burocrazia inconcludente. Ho chiesto quindi alla presidenza del Consiglio di predisporre una 'cabina di regia' che coinvolga pienamente i ministeri delle Infrastrutture e dei trasporti, dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, e dei Beni e attività culturali e turismo, anche promuovendo un confronto istituzionale con le amministrazioni competenti a vario titolo sul piano autorizzativo. Sarebbe inoltre opportuno introdurre una forma di consultazione allargata sul modello del francese debat public e soprattutto un sistema che consenta di individuare ex ante le aree non compatibili (come peraltro già in vigore per l'eolico onshore e proposto dagli operatori del settore".