Editoriale, i "bachi" della versione 3.0
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Venerdì 19 Ottobre 2012

 

di Loris Pironi

 

Ogni tanto, non possiamo farne a meno, siamo chiamati a sprecare un po’ del prezioso spazio di Fixing. Oggi ci troviamo costretti a rispondere ai candidati di San Marino 3.0 che con il loro modo diretto e un po’ ruspante, hanno tirato in ballo proprio Fixing in quanto “nota rivista degli industriali”, industriali che vengono dipinti come “cattivoni” che sfruttano i propri lavoratori usando ricatti e non pagando le tasse.

Se San Marino 3.0 se la prende con Fixing ci sarà un motivo. Sarà forse per il fatto che abbiamo fatto a pezzi, ovviamente argomentando, alcune delle loro strampalate proposte; dalle strumentalizzazioni sulla questione frontalieri tirate fuori così, tanto per fomentare, sino all’agghiacciante (parlando di giurisdizione internazionale) proposta di inserire il processo per direttissima ma solo per gli stranieri. Insomma, xenofobia pura. O fantasie irrealizzabili, sfruttate per riuscire a raccattare qualche voto, ammesso che così ci possano davvero riuscire. Oppure in casa 3.0 si sono arrabbiati con noi magari perché nell’ultimo editoriale abbiamo ricordato - non solo a loro, ma a tutti gli oltre 300 candidati - che la politica è una cosa seria. Fatto sta che le critiche non piacciono né ai vecchi politici, né agli aspiranti tali. Così nei giorni scorsi, il movimento San Marino 3.0 è uscito con un pirotecnico comunicato stampa in cui parlavano di Fixing; peraltro l’hanno inviato alle altre testate e non alla nostra (che coraggio ragazzi, e che bon ton!). Dopo averlo recuperato in rete, qui rispondiamo.

Ci sono un paio di “simpatiche provocazioni” che abbiamo volentieri raccolto, e che riguarda le aziende che hanno, o non hanno, l’esenzione fiscale (potete leggere a pagina 10). E ora un paio di puntualizzazioni più “filosofiche”.

Primo. Fixing è un giornale con 20 anni di storia alle spalle; noi quindi non siamo gli ultimi arrivati. Abbiamo un editore serio, che lascia la direzione giornalistica della testata libera di muoversi come ritiene opportuno. Per intendersi, dunque, non ci sono “capi” che sguinzagliano giornalisti come fossero gli scagnozzi del gangster.

Secondo. Fixing ha difeso i diritti dei frontalieri quando era giusto farlo, di fronte a palesi ingiustizie, e l’ha fatto in quanto lavoratori e persone. Spiegando, argomentando. Senza demagogia, senza populismo, senza guardare in faccia a nessuno.

Ora, nell’arco di poche righe, prima 3.0 ci accusa di difenderli, poi di difendere chi li starebbe vessando. Non vi par strano?

L’accusa di “difenderli” arriva peraltro con una sottigliezza (eufemismo): essendo il direttore di Fixing, ovvero il sottoscritto, un frontaliere, può forse non parteggiare per la propria “categoria”? La risposta è no, cari trepuntozero: è una questione di etica, e di onestà intellettuale. Per fortuna non tutti ragionano come voi, altrimenti il mondo andrebbe a rotoli ancor più di quello che sta accadendo oggi.

Quindi, schizofrenicamente, subito dopo siamo accusati del contrario: ma è vero che i “capi” di Fixing, leggasi gli industriali sammarinesi, sfruttano i frontalieri usando contro di loro “ricatti e controricatti” nelle proprie aziende, che invece non potrebbero mettere in atto con i lavoratori sammarinesi?

A noi, in tutta onestà, non risultano casi del genere: chi è in grado di circostanziare le accuse (anche voi, novellini della politica, già attaccate con la vecchia tecnica dello sparare nel mucchio? Guardate che così siete partiti col piede sbagliato…) farebbe meglio a denunciare casi così gravi.

Per chiudere diciamo agli amici di San Marino 3.0, che propongono di “accendere e riavviare il tuo paese”, che forse prima di provare a riaccendere, farebbero meglio a risolvere i propri bug di programma.