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San Marino, i contratti a traino della riforma
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| Lunedì 29 Agosto 2011 |
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di Loris Pironi
Così vanno le cose, a San Marino. Capita che un provvedimento come il Decreto Legge sul mercato del lavoro divida il sindacato (inaccettabili i toni della Csdl, che provoca la controparte industriale al limite della rissa, cercando lo scontro sociale) e pure la politica. Il paradosso è che mentre a schierarsi contro è un partito che compone la maggioranza, ovvero Alleanza Popolare, dall’altra parte della barricata c’è chi tende la mano al “colpevole” di questa forzatura, ovvero il Segretario di Stato al Lavoro, Francesco Mussoni. La mano tesa è quella dell’UPR a cui, evidentemente, non sono sfuggiti i numeri di disoccupazione e crisi aziendale di cui parliamo all’interno. Numeri che fanno paura e che dicono chiaramente che non c’era la possibilità di rimandare un provvedimento, l’ormai famoso DL “Interventi urgenti per la semplificazione e l’efficienza del mercato del lavoro”, che di fatto solo anticipa la complessiva e più approfondita riforma attesa per l’autunno-inverno. Sulla quale tutte le parti sociali sono chiamate a dare il proprio contributo. Con questo Decreto, comunque, qualcosa s’è mosso. Si è tornati a parlare di competitività ed efficienza, fattori fondamentali per sperare in un rilancio dell’economia sammarinese, e si è innescato – almeno crediamo – un meccanismo per cui le parti sociali non possono più fare a meno di dare il proprio contributo. La Cdls, ad esempio, ha dichiarato la propria disponibilità a lavorare per la riforma. E se si lavora per dare efficienza al mercato del lavoro e mettere a disposizione delle imprese gli strumenti per competere, allora anche gli industriali – ne siamo convinti – non avranno più ostacoli per sedersi attorno al tavolo per il rinnovo del contratto scaduto. Un circolo vizioso che potrebbe essere spezzato, un circolo virtuoso che potrebbe finalmente ripartire, all’insegna della responsabilità. Di tutti, anche di chi finora ha preferito alzare i muri. Non vogliamo guardare al futuro con ottimismo, non ce lo possiamo ancora permettere. Ma con fiducia sì. |