San Marino Fixing, editoriale: “Non devono compensare le imprese”
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Martedì 01 Dicembre 2020

Imprese-lavoro

 

di Daniele Bartolucci

 

Gli squilibri del Bilancio dello Stato sono ormai noti, tanto che tecnicamente si para di "disavanzo strutturale" da anni. Al di là di qualsiasi tecnicismo, però, la situazione è molto semplice: si spende più di quanto si guadagna. Il ricorso al debito è la normale conseguenza, mentre non è "normale" che lo Stato attinga a risorse non prettamente pubbliche per soddisfare le sue necessità. E' il caso della Cassa Compensazione, su cui l'ultimo assestamento ha autorizzato un nuovo prelievo da parte dell'Istituto per la Sicurezza Sociale fino a 9,7 milioni di euro.

ANIS e CSU hanno subito espresso la loro contrarietà, ricordando che quelle risorse economiche appartengono esclusivamente ai lavoratori e alle imprese, coloro i quali, in pratica versano nei fondi i cui attivi confluiscono nella Cassa Compensazione. Ma non è la prima volta che ciò avviene, tanto che a partire dalla riforma degli ammortizzatori sociali (Legge n. 73/2010), la Cassa Compensazione ha subìto continui prelievi, sempre con il fine di ridurre o azzerare i disavanzi finanziari dell'ISS, per un importo pari a oltre 32 milioni di euro. Ora la cifra arriverà a quasi 42 milioni di euro. Un debito enorme, che lo Stato deve ripagare. A meno che, come hanno messo in guardia le parti sociali, il Governo non intenda aumentare le aliquote a carico dei lavoratori e delle imprese. Un'ipotesi inaccettabile, ovviamente. Sarebbe un'operazione depressiva per tutta l'economia, ma soprattutto andrebbe a penalizzare proprio quelle imprese e quei lavoratori che hanno contribuito alla Cassa Compensazione e che, in teoria, dovrebbero avere 42 milioni indietro.