San Marino Fixing, editoriale: È un Fatto che non parli Luigi Di Maio
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Lunedì 20 Luglio 2020

di maio

 

di Daniele Bartolucci

 

La "gogna mediatica" con cui la maggior parte dei giornali italiani stringa e costringa San Marino in una serie di luoghi comuni è un fatto ormai assodato. Che poi ci sia un altro Fatto, ma con la F maiuscola, che rinnovi la cortesia, non è una gran novità: quotidianamente nelle redazioni italiane si rincorrono notizie contro San Marino (rare quelle a favore). Ma il fatto, pardon il Fatto è un'altra cosa. E' un giornale, certamente, ma forse è l'unica cosa che lo accomuna agli altri. E' stato ideato, costruito e finanziato (non dal pubblico, perché da sempre si dicono contrari alle prebende per l'informazione) per distinguersi dagli altri, poggiando su una libertà e un'onestà intellettuale differente, superiore insomma. Quale sia la parte politica che questi concetti li ha sposati e utilizzati per dar contro a tutti gli altri è facilmente intuibile. Del resto, che il Fatto Quotidiano sia considerato un po' la voce del Movimento 5 Stelle è un'opinione diffusa. Ma l'attacco a San Marino dei giorni scorsi è diverso. Legittimo, per quanto, come abbia detto il Governo, un po' "fantasioso". Certamente esagerato rispetto ai numeri, comunque negativi, del sistema sammarinese. La questione diventa reputazionale, soprattutto, come è stato detto, nel momento in cui San Marino si appresta a emettere dei bond per centinaia di milioni di euro sul mercato. Il fatto (stavolta minuscolo), è che a dire no al prestito non è stato Luigi Di Maio, Ministro agli Esteri, ma il giornale che parla al suo elettorato. Un elettorato che a quella San Marino dipinta ancora come un paradiso fiscale, non darebbe mai una mano. Magari a un Paese serio e che fa le riforme, sì.