Editoriale: San Marino, nella crisi ci sono anche tante opportunità
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Giovedì 30 Aprile 2020

 

di Daniele Bartolucci

 

Chiunque abbia avuto modo di parlare con un bagnino o un albergare della vicina Romagna non può non ammirare quell'inguaribile ottimismo che continuano a sprizzare da tutti i pori: "Basta che ci facciano aprire due mesi che la riviera la riempiamo subito, anche se dovessimo metterli a turno due ore a testa sui lettini". L'ottimismo è contagioso, è un virus anche quello, ma buono, salutare. Ma se il coronavirus colpisce più pesantemente gli anziani, l'ottimismo preferisce gli imprenditori e li guida verso orizzonti che altri non vedono perché impegnati magari a guardarsi i piedi. Non osservano nemmeno, perché tanto sanno che vedrebbero solo cieli cupi. E allora proviamo noi ad aprirgli gli occhi, con qualche idea e qualche provocazione, perché anche in questa crisi le opportunità sono lì, pronte per essere colte.

Ad esempio, si fa un gran parlare del "delivery", che altro non è che la consegna a domicilio. C'era anche prima e in tutto il mondo funziona benissimo, eppure a San Marino c'è voluto un mese e mezzo per partorire un Decreto che desse agli imprenditori una scossa. Ma servivano l'epidemia e una normativa per capire che ordinare dallo smartphone la cena, la spesa o un qualsiasi oggetto di uso comune fosse un'esigenza anche dei sammarinesi? Evidentemente sì, perché così è successo. Ma è solo il primo passo: moltissime piccole realtà commerciali non sono attrezzate per fare il delivery, ma con pochi e semplici investimenti (un pc per negozio, ad esempio), si sistema tutto in meno di una settimana. Poi però, c'è anche il problema della consegna. Chi farà quindi l'impacchettamento e chi le consegne? Torniamo quindi in Romagna, dove le idee si mischiano alle "visioni" (qualcuno le chiama patacate, ndr): qui si studia come traslare la manodopera stagionale del turismo nel settore agroalimentare, anche in considerazione della difficoltà che avranno i braccianti del meridione a spostarsi nelle altre Regioni. E' comunque lavoro. L'alternativa è la cassaintegrazione, se va bene, o la disoccupazione, che con il reddito di cittadinanza non è la prospettiva preferita dai romagnoli a quanto pare. E a San Marino? Commessi e camerieri non possono trasformarsi in fattorini dei propri negozi o ristoranti? Inoltre sul Titano la mobilità è anche più comoda, ci si può spostare in auto- non come nei centri trafficati-, con un vantaggio reale in termini di volumi consegnabili. A quel punto, però, e solo a quel punto, si potrà chiedere una normativa efficace per chi dovrà assolvere queste mansioni. Una normativa che a San Marino ovviamente manca, come il servizio. Ad eccezione di chi, prima ancora del coronavirus, si era allineato alle esigenze del 2020 e quando è arrivato lo #stateacasa era già online a raccogliere ordini.

Ovviamente tutto ciò genera un indotto notevole, perché il commercio è comunque un asset fondamentale: dai device al software per gestire le ordinazioni, al packaging per gli alimenti o per gli oggetti da consegnare, ai mezzi di trasporto (magari meno impattanti sull'ambiente?). Senza considerare che si eviterebbe il ricorso alla CIG per molti dipendenti. Ma soprattutto, chi è a casa non invidierebbe più gli amici italiani che possono ordinare tutto dal divano e si smetterebbe di odiare i market place che legittimamente o abusivamente continuano a spedire anche a San Marino. Si può continuare a pensare male di Amazon o Just Eat, oppure si può diventare un paese moderno, non più smart di altri, ma almeno al livello degli altri. A quel punto serviranno sì le norme giuste, ricordandosi anche che il punto forte dell'e-commerce è il pagamento anticipato, non quello dopo la consegna.

E' un'occasione per buona parte del Paese. Non può essere solo la scuola a fare questo balzo verso la modernità.

 

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