Editoriale, San Marino. Spending review, qui si può copiare
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Martedì 25 Febbraio 2020

 

di Daniele Bartolucci

 

La parola "spending" non piace molto alla politica, così il FMI ha parlato apertamente di "ristrutturazioni profonde", tagliando la testa al toro. Il messaggio è chiaro, qualunque settore si guardi, dalla P.A. alle banche: si spende troppo rispetto a quanto ci si può permettere. Un concetto basilare nelle imprese private, quelle che ogni giorno stanno sul mercato, è che i ricavi devono superare i costi, altrimenti l'impresa muore. Questo semplice assunto, però, perde potenza quando si parla di altre realtà e soprattutto quando si parla di crisi: nel settore privato - che fosse manifatturiero, commercio o servizi - le imprese hanno davvero fatto "spending" e "ristrutturazioni profonde", con riduzioni di personale e di costi importanti, con lo scopo di restare sul mercato e costruire il proprio futuro. Lo stesso non si può dire dei settori di cui sopra, oggetto delle attenzioni particolari del FMI, ma anche delle intenzioni della politica. Mentre in tutta Europa si discuteva di politiche di austerità, a San Marino poco si è mosso in questi anni, nonostante i livelli di spesa corrente raggiunti e un debito pubblico che inizia a preoccupare tutti. Ma anche nel settore bancario non mancano gli esempi: solo qualche mese fa Deutsche Bank ha annunciato una ristrutturazione non profonda, ma profondissima, con una previsione di quasi 18mila esuberi. Questa settimana Uncredit ne ha annunciati 6mila. E' chiaro che non si tratti solo di tagli netti, ma di pensionamenti e prepensionamenti, ma l'obiettivo è la sostenibilità. Visto che l'obiettivo è lo stesso, a volte si può anche copiare da chi riesce meglio a raggiungerlo.