Editoriale: San Marino, l’Agenzia per lo Sviluppo sia modello del metodo
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Lunedì 10 Febbraio 2020

 

di Daniele Bartolucci

 

La decisione del Congresso di Stato di far tornare all'assetto iniziale la Camera di Commercio è un atto quasi dovuto nei confronti dei soci privati (le associazioni di categoria) dopo che il Collegio Garante ha sentenziato l'illegittimità dei provvedimenti legislativi per l'Agenzia per lo Sviluppo. Ma ora inizia una fase ancora più complessa, che vedrà il Governo impegnato insieme ai rappresentanti delle imprese a ridefinire la struttura del nuovo ente e anche le sue funzioni probabilmente. Perché una cosa è certa: l'azione d'imperio del precedente Esecutivo è stata censurata, ma la "vecchia" Camera di Commercio andava comunque rimessa in riga, dandole gli strumenti per promuovere il sistema economico anche all'esterno. Una funzione che in effetti è stata resa operativa nell'Agenzia, per cui il lavoro più impegnativo sarà quello di decidere - tutti assieme - cosa salvare e cosa no del nuovo ente. Ma anche, cosa fondamentale, come sostenerlo economicamente. L'ipotesi più accreditata, promossa da anni dalle associazioni di categoria, è quella di destinarvi la tassa (o una quota) di licenza. Ma anche questa è una decisione da condividere con il Governo, chiamato in questo frangente a concretizzare quanto va professando dalla vittoria dell'8 dicembre scorso: "Faremo le cose confrontandoci con il Paese perché le riforme siano sostenibili e durature". A questo punto, anche per esigenze statutarie, la vicenda dell'Agenzia per lo Sviluppo è un bel banco di prova. Le premesse ci sono tutte perché diventi anche un modello del metodo che questo Governo vorrà portare avanti con il Paese e le parti sociali.