Editoriale: San Marino, Banca CIS… una pezza che non salva nulla
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Venerdì 19 Luglio 2019

 

di Daniele Bartolucci

 

Il criterio di valutazione per la soluzione della crisi di Banca CIS sembra ormai essere quello della "spesa minore", perché è chiaro a tutti, ormai, che qualcuno dovrà pagare il conto del dissesto.

C'è chi difende i dipendenti, chi i correntisti, chi i creditori (compresi i fondi pensione), e chi chiede che vengano avviate le azioni di responsabilità su chi quel dissesto l'ha creato, o ha permesso che si creasse.

Qualsiasi soluzione verrà decisa, al di là del "costo", sarà comunque una pezza. L'ennesima pezza che coprirà un buco, quando andrebbero cambiati pantaloni e, forse, anche tutto il vestito.

La verità è che servono soldi, tanti soldi, per rimettere in sesto il Paese.

Soldi a prestito, ovviamente, perché nel "cassetto" ce ne sono ben pochi.

E' quello che il Governo sta probabilmente cercando di ottenere, bussando alla porta di Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale, Italia e forse anche Russia e Cina, ma la risposta positiva tarda ad arrivare.

Oppure, più semplicemente, la risposta è negativa.

Se fosse solo un "no, ci dispiace" sarebbe anche accettabile, ma la situazione è ben peggiore: perché senza un vero progetto di stabilità e di sviluppo, magari già avviato, la Repubblica di San Marino non ha gli strumenti per condurre una trattativa con gli interlocutori istituzionali.

Su questo punto, però, occorre essere: fintanto che non si attueranno le riforme necessarie – le famose "cose che sappiamo di dover fare" – nessuno presterà questi soldi a nessun Governo.

Servono delle garanzie per dimostrare la capacità di saper meritare ed onorare questi prestiti.

Non si possono continuare a cucire pezze, serve un vestito nuovo, anche per presentarsi al meglio a chi vogliamo chiedere un aiuto.