Editoriale: San Marino, pro e contro del prestito estero
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Giovedì 27 Dicembre 2018

FMI

 

di Alessandro Carli

 

Servono soldi. Molti, com'è noto. Ma la domanda principale è una: dove prenderli? Il suggerimento degli esperti del Fondo Monetario Internazionale va nella direzione di un finanziamento esterno. Ad una condizione però: occorre avere i "conti in ordine".

Ma mentre l'ausilio tecnico offerto dagli esperti del FMI può rappresentare un notevole valore aggiunto per la Repubblica di San Marino, nutriamo più di qualche dubbio sul prestito estero. Fare debito non è l'unica soluzione possibile per uno Stato in difficoltà. Esistono, crediamo, anche strade alternative. Se nell'immediato può risolvere le urgenze più strette, alla lunga, oltre ad andare a indebitare il Paese, comporterebbe una "resa", perlomeno politica, della sovranità del Titano.

Se l'ipotesi di un prestito - vista la titubanza della politica nel mettere in campo gli strumenti necessari (che sono ben chiari alle parti sociali e datoriali: in diverse occasioni hanno presentato le proprie proposte) per recuperare soldi e rilanciare il Sistema - è oggi una possibilità (e anche abbastanza concreta, viste le recenti discussioni in Aula), sarebbe opportuno sapere bene come saranno impiegati i soldi richiesti.

Fare debito per ripianare il deficit quando la spesa corrente, nonostante i proclami, non è diminuita (i "tagli" sul 2018 dovevano essere del 2,5%, per un complessivo 10% nel triennio e invece la spesa corrente "assestata" è cresciuta dell'1,8%) significa indebitarsi per ripianare il rosso.

Se debito esterno deve essere, perlomeno che venga richiesto e impiegato – se non nella sua totalità almeno in grande parte - per lo sviluppo del Paese.

Sviluppo che significa mettere in campo tutta una serie di strumenti volti a favorire gli investimenti. Investimenti che hanno ricadute a pioggia per tutto il sistema in termini di occupazione ed entrate per le casse dello Stato.