Editoriale: San Marino tra Fondo Monetario, debiti e riforme
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Venerdì 23 Novembre 2018

 

di Alessandro Carli

 

La settimana della missione supplementare dei tecnici del Fondo Monetario Internazionale nella Repubblica di San Marino – un incontro "di avvicinamento" a quello in calendario nel mese di gennaio ("Article IV") – riporta in primo piano alcuni interrogativi.

Ora che si è decisa la vendita degli NPL di Delta, quale sarà la prospettiva del debito pubblico?

Occorrerà innanzitutto capire quanti soldi rimarranno in Cassa di Risparmio della Repubblica di e se verrà mantenuto il "Decreto spalmadebiti" (il numero 79), che oggi consente di "coprire" la perdita di bilancio non in un'unica soluzione, ma in più anni.

È chiaro che a seconda dei casi si aprono prospettive molto diverse.

Di certo, anche in vista degli anni a venire, è importante che il Paese eviti il ricorso all'indebitamento estero.

Per farlo va messa in campo tutta una serie di politiche di contenimento della spesa – che dovranno essere molto rigorose, sia per puntare al pareggio di bilancio che per reperire risorse da destinare agli investimenti e quindi alla crescita.

Ad oggi difatti la Repubblica di San Marino si presenta davanti ai tecnici del FMI a mani vuote: gli interventi che l'organismo internazionale ha chiesto al Monte Titano negli ultimi anni – dalla ristrutturazione del sistema bancario alla riforma delle imposte indirette e a quella pensionistica, passando per il controllo della spesa pubblica e la riduzione dei costi per chi fa impresa - non sono stati realizzati.

In questo senso, l'auspicio è che il Governo e le altre forze del Paese si siedano a un tavolo per condividere gli interventi prioritari sul fronte dei sacrifici, ma anche rispetto agli investimenti da fare subito.

Servono politiche rigorose che non deprimano l'economia, ma sostengano iniziative che ne favoriscano il rilancio.

Per riuscirci però, occorrono come sempre progetti condivisi e sostenibili.