Editoriale: dalla politica segnali da non prendere sottogamba
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Martedì 12 Giugno 2018

 

di Alessandro Carli

 

La politica sammarinese non sta attraversando di certo un buon periodo: la questione del Tribunale prima (alcune ex figure apicali di Banca Centrale della Repubblica riferivano a soggetti esterni una serie di decisioni piuttosto riservate e delicate: è davvero sconcertante la facilità con cui queste siano "uscite", e soprattutto il loro contenuto, piuttosto "sensibile", ma anche le vicende del Magistrato Dirigente), e ora lo sciopero firmato dalla CSU, che ha manifestato assieme a molti lavoratori davanti a Palazzo Pubblico martedì 29 e mercoledì 30 maggio durante i lavori consiliari (sempre molto, molto accesi e caratterizzati da "scontri"), sono segnali che non devono essere presi sottogamba.

Quello che emerge è un diffuso malcontento sia per i singoli provvedimenti adottati dall'Esecutivo ma anche per la metodologia operativa messa in campo. Da quando il Governo si è insediato, circa un anno e mezzo fa, non ha mai ascoltato le parti sociali. Lì dove non c'è stato un confronto vero, i risultati portati a casa sono stati quasi nulli. Qualcosa vorrà pur dire...

Gli incontri con le Associazioni, in questi 18 mesi, sono stati innumerevoli e quasi tutti contraddistinti da una modalità "unilaterale": accordi e "aggiustamenti" promessi solo a parole – quindi "di facciata" - che poi, in brevissimo tempo, non sono stati recepiti.

Il tutto, in tempi sempre strettissimi, in modo da impedire i necessari approfondimenti e quindi qualche possibile modifica migliorativa.

Al di là del valzer dei numeri e della rendicontazione dei partecipanti alla manifestazione di dissenso (se poi non cambia nulla sono solo "vittorie di Pirro"), serve superare una volta per tutte le frizioni.

Le diatribe, i continui litigi - in una situazione come quella attuale - sono solamente un danno per il Paese.

Per realizzare quindi un vero progetto di sviluppo condiviso, efficace e lungimirante, in grado cioè di far risalire la china alla Repubblica di San Marino – quello che vogliono davvero i cittadini e le imprese - servono confronto e coesione.

Davvero è così difficile trovare un'intesa in un Paese con conta poco più di 32 mila persone?

Noi crediamo di no.