Editoriale: il “caso” Savorelli e il problema della comunicazione delle notizie del Titano
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Lunedì 26 Marzo 2018

Savorelli

 

di Alessandro Carli

 

Da circa due o tre mesi, con cadenza che sembra scandita da un metronomo o da un Maestro d'orchestra, il sistema della Repubblica di San Marino – in particolar modo quello bancario – viene attaccato sulla stampa italiana.

L'ultimo "intervento" a "piedi pari" porta la data di mercoledì 14 marzo: il prestigioso Corriere della Sera ha ospitato un'intervista, firmata da Federico Fubini, a Lorenzo Savorelli, ex Direttore Generale di Banca Centrale della Repubblica di San Marino, intitolata "San Marino, grande buco bancario. Cacciato perché volevo fare pulizia". Nell'articolo Savorelli fa una serie di considerazioni che spaziano dalla "profondità" del "buco" delle banche ("Di dimensioni comparabili al PIL del Paese") al salvataggio, passando per i rapporti tra la politica e l'istituto sino alla sua "uscita" da BCSM ("Sono stato defenestrato da quattro Ministri").

Le parole dell'ex DG di BCSM vanno incorniciate in un "storico" – quello di BCSM – abbastanza traballante: negli ultimi 10 anni difatti non c'è stata una governance stabile, ma piuttosto, nei ruoli apicali, un susseguirsi di persone, con la conseguenza che la progettualità dell'Istituto è andata avanti a singhiozzo. A marce ridotte quando, in realtà, c'era bisogno di una buona velocità di crociera.

Di fronte a situazioni di questo genere, che si stanno perpetrando nel tempo, non possiamo non condividere con i nostri lettori alcune riflessioni.

Se sommiamo tutti gli interventi che danneggiano il Titano ci sembra palese che ci sia un grande problema di comunicazione: manca un "sistema" metta in risalto le cose buone che fa la Repubblica, un sistema che sappia "far uscire", in maniera adeguata, i progetti che il Monte sta promuovendo.

Un "sistema" professionale di comunicazione che davanti a notizie che distruggono l'immagine del Paese sappia "controbattere" – ovviamente con dati alla mano – il fango che viene lanciato addosso.

Sappiamo, poiché ci occupiamo di informazione da 25 anni, quanto siano "più vendibili" e più "stuzzicanti" per i lettori le notizie "catastrofiche", quelle "urlate", quelle che diventano oggetto di discussione in famiglia, al bar o in ufficio.

Anche, e va detto, a San Marino.

Ma serve, allo stesso tempo, maggiore attenzione: l'effetto boomerang potrebbe essere, se già non lo è, devastante.

Il retro della medaglia di questo "attacco" sistematico attraverso i media va ricercato in una parola: "Reputazione". Che, quando è "debole", significa "scarso appeal" verso gli investitori esteri.

Esattamente quello che non serve al Paese.

La Repubblica di San Marino ha bisogno invece di sviluppo per creare posti di lavoro, di produrre ricchezza per modernizzare il Paese, di investimenti per rilanciare il sistema. Una crescita, un cambio di passo che può, che deve avvenire.

Di questo ne siamo certi. Ma che deve passare anche attraverso una "buona" e professionale comunicazione.