Editoriale. Quanti scheletri negli armadi
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Mercoledì 13 Novembre 2013

 

di Loris Pironi

 

San Marino, negli ultimi 5 anni, ha dovuto tirare fuori dai propri armadi tutta una serie di scheletri, per poi farci i conti, una volta per tutte. L’addio al segreto bancario e all’anonimato societario hanno strappato il sottile velo dietro cui ci si era trincerati per decenni, raccontando al mondo piccole ma scomode verità. Purtroppo invece ancora non siamo ancora giunti al momento di voltare pagina per quello che riguarda il brutto connubio politica-affarismo, e siamo anche piuttosto scettici sulla reale speranza di abbattere anche questo tabù che porterebbe alla luce altri scheletri, altri armadi, oltre ai soliti armadi. In realtà il vero problema non sono gli scheletri, ma il fatto che a San Marino ci siano molti più armadi di quanto si possa immaginare per una realtà così piccola. Parrebbe quasi che ciascuno ne abbia uno, e a volte più d’uno. È per questo che in molti casi risulta così difficile prendere una decisione e andare avanti. Guardate al recente dibattito consiliare sulla libera professione dei medici. Al di là del gran numero di banalità, sciocchezze e prese di posizione demagogiche scaturite dall’Aula – ahinoi, perché non c’è una scuola per politici? – ci si è avvitati, tra le altre cose, sul fatto che la nuova legge rappresenti una sorta di legalizzazione di ciò che avviene, all’interno dell’Ospedale, da più di vent’anni. Ma la soluzione alternativa qual è, forse quella di continuare a fare finta di niente? Lo diciamo senza focalizzarci sul problema dei medici, che in termini numerici è e resta marginale.

Il fatto è che davvero, da qualunque parte la si guardi, ci pare di vedere spuntare fuori nuovi armadi. Prendete la riforma tributaria. L’accertamento dei redditi quanto potrà andare indietro a scoprire quante tasse i cittadini sammarinesi non hanno pagato in questi anni? Per non parlare dei redditi realizzati all’estero, che non sono mai stati conteggiati ma che ora ci racconteranno tante cose. Probabilmente prima o poi si dovrà incominciare a parlare di condono fiscale (vedrete che capiterà, e noi vi diremo che Fixing ve lo aveva anticipato in tempi non sospetti), e poi ci sarà qualcuno che ipocritamente sosterrà che non si può tendere la mano agli evasori, anche a costo di rinunciare a far entrare nelle casse dello Stato denaro prezioso e soprattutto, per certi versi, facile.

Volete forse un altro esempio? Quante case, ville, appartamenti sono accatastati in modo corretto e rispecchiano il vero valore degli immobili? Ancora una volta San Marino è in buona compagnia, 100 metri al di là del confine la situazione è uguale se non peggiore. Ancora una volta servirà probabilmente un condono, questa volta edilizio, capace di portare una bella iniezione di denaro nei conti pubblici e di ripartire da zero all’insegna dell’equità. Eppure anche in questo caso ci sarà qualcuno che si porrà, duro e puro, sulla barricata, perché se è vero che tutti finora hanno fatto i furbi tutto ciò non si può accettare, senza però proporre un’alternativa a quella che è stata scelta finora. Ovvero di lasciare le cose come stanno. Il problema è molto più complesso di quanto sembra. La soluzione che proponiamo è una soluzione di realpolitik. Iniziamo a affrontare seriamente le storture del sistema, una per una, metodicamente. Offriamo “scappatoie” onerose per chi si deve rimettere in regola, senza metterlo necessariamente alla gogna ma facendo pagare il giusto prezzo – salato - per queste regolarizzazioni. Diamo sepoltura, una volta per tutte, ai tanti scheletri. Se volete seppelliamoli insieme ai rispettivi armadi. Per favore, ripartiamo, una volta per tutte ripartiamo davvero.