Editoriale: i consigli del Fondo Monetario Internazionale e il bar
PDF Stampa
Venerdì 15 Marzo 2013

 

di Loris Pironi

 

La relazione finale del Fondo Monetario Internazionale su San Marino ha fatto discutere. Anche in redazione. Durante una riunione ci siamo (verbalmente) accapigliati sulle parole degli esperti venuti a calare dall’alto la ricetta per la salvezza economica del Titano. Unico punto su cui siamo stati d’accordo: le ricette proposte sono sempre le stesse, che si tratti degli Stati Uniti o del Congo Belga (che per inciso non esiste più, non con questo nome almeno). Qui ascoltate la mia versione dei fatti, non fosse altro che per il mio ruolo. E il mio parere è che le chiacchiere da bar si possono fare su temi calcistici, non in ambito economico. Invece tutto il Paese oggi è un bar, a partire dalle stanze più istituzionali fino ad arrivare - solo sporadicamente, per fortuna - alla nostra redazione. E il dibattito pubblico ha tralasciato un aspetto che invece non è assolutamente trascurabile: San Marino è uno Stato a tutti gli effetti, ma soprattutto è un micro-stato. Dunque le macro-politiche economiche devono fare i conti con una realtà che, ci piaccia o no, non è quella della Germania, dell’Italia e neanche del Congo Belga. Sostenere che la politica proposta (a tutti, San Marino compreso) dal FMI, ovvero “più tasse e più tagli”, sia una politica recessiva, è un concetto giusto. Ma solo sulla carta. Perché chi lo sostiene dimentica che San Marino non è (per fortuna) l’Italia. Significa che ci si è dimenticati che la riforma tributaria, se mai verrà davvero varata, provocherà un aumento delle tasse mediamente dal 2-3% al 4-5%, percentuali da sogno per chiunque abiti al di là del confine. Significa che ci siamo dimenticati che la PA sammarinese è una macchina costosa e inefficiente. Significa che ci siamo dimenticati che se è vero che il debito pubblico oggi è contenuto, mantenere questo trend perché si decide bellamente di ignorare i suggerimenti del FMI significa essere incapaci di guardare in prospettiva. In poche parole, San Marino oggi offre ai propri cittadini un welfare da Paese nordico in cambio di tasse bassissime, ha una PA che sta funzionando di fatto da “ammortizzatore sociale”, ma in compenso non ha entrate sufficienti per sostenere questo meccanismo. Aggiustare il tiro dunque significa davvero creare politiche recessive oppure è l’unica via per la normalizzazione e la normalità? Altro discorso, ma questo purtroppo non è rientrato nel dibattito pubblico, i tagli agli sprechi e un livello di tassazione più alto sì ma finalmente equo, vanno affiancati a politiche di rilancio dell’economia, a un pacchetto competitività che oggi più che mai è indispensabile. Magari anche all’utilizzo di finanziamenti non per andare a coprire il debito ma per favorire lo sviluppo di nuova economia: uno strumento del genere meriterebbe un approfondimento.

Di questo si è parlato in redazione a Fixing nei giorni scorsi. Di questo si dovrebbe parlare nel Paese. E se una posizione come la mia non vi aggrada, se non siete d’accordo, fatemelo sapere, argomentate le vostre opinioni. Magari riusciamo ad elevare il livello del dibattito…