Banner
Banner
Da Hopper a Warhol a San Marino: recensione della mostra
PDF Stampa
Giovedì 09 Febbraio 2012

di Loris Pironi


SAN MARINO - Mille pagine non basterebbero per descrivere, raccontare, illustrare, cosa accadde di straordinario nel corso del XX Secolo nel mondo dell’arte di quello sterminato universo che sono gli Stati Uniti.

Mille ore di lezioni, anzi di lectio magistralis, potrebbe durare un corso universitario dedicato ai movimenti artistici che attraversarono uno dei periodi più fervidi e innovativi della storia dell’arte americana. Poi ti arrampichi sino alla cima del Titano, varchi la porta del Palazzo SUMS e ti rendi conto che al contrario una sola stanza può racchiudere la meraviglia, il genio, la poesia, i colori e l’ispirazione contenuti in cento anni densi di fervore.

Siamo sinceri, riteniamo la mostra “Da Hopper a Warhol. Pittura americana del XX Secolo a San Marino” una delle meglio riuscite tra quelle allestite da Linea d’Ombra e curate da Marco Goldin. Anche meglio dell’esposizione dedicata agli Impressionisti ospitata sempre a San Marino nel 2010. Anche meglio, a nostro modesto avviso, della mostra “gemella”, a Rimini, “Da Vermeer a Kandinsky”, che pure offre l’opportunità di fermarsi di fronte a capolavori immortali e va assolutamente visitata. Il Novecento americano, dicevamo, è stato un periodo di grande fermento culturale, con movimenti artistici estremamente lontani l’uno dall’altro, eppure strettamente correlati l’uno con l’altro. Il Novecento americano è sicuramente rappresentato da spazi ampi, incontaminati, da cieli immensi e praterie. Ma è anche caratterizzato dagli angoli bui di una metropoli, come “Emporio”, il capolavoro di Edward Hopper che potrebbe tranquillamente essere l’immagine simbolo della mostra. O dall’intimità di spazi interni, come nel caso di “Laboriosità (Donne che filano)” di Thomas Hart Benton, una delle opere di maggiore impatto nella piccola ma intensa mostra voluta e organizzata dalla Fondazione San Marino.

Il Novecento americano è anche un’invasione di colore, il “Blu e giallo” sgocciolante di Sam Francis, i colori di Mark Rothko (“N. 19 – Senza Titolo”) e di Jackson Pollock (“Numero 8” e “Numero 9”). C’è il colore e c’è l’assenza assoluta di colore, ed ecco che arriva il “Probst I” di Franz Kline, a scompaginare ogni pensiero. Poi all’improvviso volti l’angolo ed è già pop art. Non a tutti piace; per esempio il curatore Marco Goldin, all’antipasto per la stampa, davanti alla “Jackie” di Andy Warhol che presta il volto alla mostra ha confessato tra i denti che il suo cuore non batte certo per questo periodo così particolare. Ce ne facciamo una ragione Però Warhol è Warhol, Roy Lichtenstein è Roy Lichtenstein, con il suo fumetto che diventa arte (“Nudo con piramide”). È quasi tempo di concludere il nostro viaggio, ma qualche minuto lo spendiamo volentieri in ammirazione davanti al colosso dell’immenso Keith Haring (“Senza titolo”, 1984), tre metri per tre metri di colori e suggestioni che ci portano nella New York che tra la fine degli anni Settanta e per tutto il decennio successivo ha fatto epoca. Poche opere, una ventina in tutto, pochi autori ma geniali. Un percorso intenso e compiuto, nelle sue pur limitate (troppo limitate) dimensioni. Ecco perché diciamo che è una mostra assolutamente riuscita, tanto riuscita che sarà il “lancio” di un percorso dedicato al Novecento americano molto più articolato, che Linea d’Ombra organizzerà in futuro in una grande città europea. Intanto possiamo goderci questo piacevolissimo anticipo.

 

images/stories/img-fixing/HOPPER_256.jpg

GUARDA LA FOTOGALLERY

 

 

Dobbiamo ricordare infine che la mostra è resa possibile dal contributo di Gruppo SIT e di Del Conca ed è realizzata dalla Fondazione San Marino in sinergia con la Segreteria di Stato per il Turismo, la Segreteria di Stato per la Cultura e la Società Unione Mutuo Soccorso.

 

 

Condividi Fixing

Fixing

archivio_fixing