In alto i calici del vino di San Marino, apprezzato e rigorosamente controllato
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Lunedì 08 Agosto 2011

vino_tessanoSAN MARINO - “Com’è bello il vino, rosso rosso rosso, bianco è il mattino…” cantava Piero Ciampi. Canzone bellissima, ripresa qualche anno fa anche da Ermanno Giovanardi dei La Crus, quasi a voler prolungare nel tempo un testamento (artistico) e una passione per la spremuta di uve. Una passione che ha trovato sole e terreno fertile anche sul Titano, che già da qualche anno alza i calici al cielo. Un brindisi lungo come la distanza che separa gli Stati Uniti d‘America all’estremo Oriente. E’ la strada del vino del Consorzio Vini Tipici, aderenti al Consorzio Terra di San Marino: una qualità che è cresciuta - bicchiere dopo bicchiere, tappo dopo tappo – sino ad arrivare sui tavoli sacri del mondo: quelli extraeuropei.

Un viaggio eseguito sul treno della qualità: dai rossi - Tessano, Brugneto, Sangiovese, rosso dei Castelli – ai bianchi - Roncale, Caldese, Biancale, bianco dei Castelli, moscato, moscato spumante (il vendemmia 2010 prodotto dal Consorzio Vini Tipici di San Marino ha ottenuto la Medaglia d’Oro al 18esimo Concorso Mondiale di Bruxelles 2011), Riserva Titano, Grilet - oggi il Monte può vantare e offrire una varietà di nettari di Bacco di primissimo ordine. Non tutti i vini si possono fregiare del marchio Consorzio Terra di San Marino: la selezione e il disciplinare che norma le bottiglie sammarinesi sono davvero restrittivi.

 

Disciplinare

Il disciplinare rispecchia quanto descritto dalla Legge numero 127 del 1986, nata per tutelarne e identificarne l’origine. Il Consorzio Terra di San Marino quindi rilascia il marchio a quel vino che è prodotto con uve provenienti dai vigneti solo ed esclusivamente sammarinesi. Le aziende agricole, secondo la legge sull’identificazione di origine, devono specificare – per ogni vigneto – l’ubicazione, la superficie, il numero e la varietà di viti coltivate. I vigneti devono essere situati su terreni con idonee caratteristiche pedo-climatiche, privi di ristagni idrici, ben drenati. Sono escluse dal disciplinare le aree fondovalle. La coltivazione del vigneto dovrà tendere ai principi dell’ecocompatibilità e della difesa integrata. Le forme di allevamento ammesse sono il Guyot, il cordone speronato a spalliera e l’alberello. Il terreno riceve attenzioni e cure per trasferire equilibrio alla vigna attraverso tecniche che limitano l’erosione e devono essere preferiti concimi organici.

La vinificazione deve avvenire all’interno dei confini della Repubblica: in caso di vendemmia manuale, entro nove ore dall’inizio.

Per ogni tipologia di vino per il quale si richiede il marchio, dovranno essere espressi alcuni parametri e caratteristiche: denominazione del vino, varietà di uve utilizzabili e la loro eventuale proporzione, produzione massima di uva per ettaro, resa massima dell’uva in vino, tenore zuccherino minimo delle uve, tecniche di vinificazione, arricchimento dei mosti in annate particolari. I vini, al momento dell’imbottigliamento, dovranno mettere in mostra non solamente l’anima del vino e i respiri che il naso avverte, ma anche il titolo alcolometrico totale minimo, l’acidità totale minima, gli zuccheri residui, il colore, il profumo, il sapore, l’estratto secco e il punteggio minimo alla degustazione.

Insomma, come scrisse Dante Alighieri, “Guardo il calor del sole che si fa vino, giunto a l’amor che dalla vite cola”. La vite e il vino del Titano.

Prosit.