Diario della crisi del 6 maggio 2011
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Sabato 07 Maggio 2011

di Saverio Mercadante

 

Il numero uno e il numero due. Il numero uno del terrorismo mondiale, Osama Bin Laden è stato ucciso dalle forze speciali americane a poca distanza dalla sede dell’accademia militare pakistana. Il numero due della camorra casalese, Mario Caterino, è stato arrestato a Casal di Principe a poche centinaia di metri dalla sede delle forze dell’ordine. Non in una grotta in montagna, il primo, non in un’altra città, il secondo. Terroristi, mafia, camorra, scelgono sempre di nascondersi laddove sono più invisibili: nel territorio amico, sotto gli occhi di tutti. I poliziotti di Casal di Principe hanno esultato di fronte ai fotografi e ai cameramen portando in galera Camerino. Gli americani, tutti, amici e nemici di Obama, hanno esultato per le strade alla notizia che Bin Laden era stato terminato. In Times Square a New York, una gigantografia della copertina del settimanale Time: una croce rossa sopra il volto di Bin Laden. È la quarta volta che il magazine mette una croce sopra un “nemico” eliminato, dopo Adolf  Hitler (7 maggio 1945), Saddam Hussein (21 aprile 2003), e Abu Musab al-Zarqawi (19 giugno 2006). “Abbiamo Geronimo”, hanno comunicato i Navy Seals, a fine operazione ad Abbottabad in Pakistan. Forse sarebbe stato meglio che tutti gli organi di informazione lo avessero chiamato così. E’ stato un lapsus mondiale. La Fox la Cnn, perfino il segretario di Stato Rumsfeld, i notiziari, le scritte dei display: nel dare la notizia dell’uccisione di Bin Laden, il lapsus Obama-Osama è stato globale. Italia inclusa. Intanto lo scrittore indiano Salman Rushdie si è andato a cercare un’altra rogna: “Il Pakistan venga dichiarato uno stato terrorista”, ha affermato. Lo scrittore si è fatto portavoce di tutti i dubbi che scuotono il mondo occidentale. Cosa ha fatto il paese in tutti questi anni? Come è possibile che non sapesse dove si trovava Osama bin-Laden? Che ruolo ha nello scenario internazionale?