Berlino dice stop al nucleare: corrono i mercati verdi
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Venerdì 06 Maggio 2011

 

di Saverio Mercadante

 

La tragedia di Fukushima ha rimescolato le carte sul nucleare. La Germania chiude almeno fino a metà giugno le sue sette centrali nucleari più vecchie che potrebbero anche non tornare più in attività. Il disastro verificatosi in Giappone costituisce “uno spartiacque nella storia della tecnologia mondiale”, ha spiegato il cancelliere Angela Merkel nell’annunciare la decisione dopo un incontro con i governatori dei laender in cui si trovano gli impianti di Biblis A e B, Neckarwestheim, Brunsbuttel, Isar 1, Unterweser e Philippsburg 1. Si tratta di centrali costruite prima del 1980 in cui nel corso degli anni si sono verificati fra i 39 e gli 80 problemi tecnici. Ora si discute molto in Germania di “carbone pulito”. Un’azienda, il colosso svedese Vattenfall, ha messo a punto una tecnologia per catturare e stipare sottoterra le emissioni di anidride carbonica prodotte dalle centrali, ma il dibattito resta aperto. Da una parte si cerca un’alternativa al nucleare, dall’altra si teme che i depositi sotterranei di gas possano avvelenare le falde acquifere e anche le superfici agricole. Si chiama “Carbon Capture and Storage”. Una tecnica per neutralizzare il gas ad effetto serra, responsabili del surriscaldamento terrestre, prodotto (principalmente) dalle centrali a carbone. Ma rimangono molti dubbi, come quelli del fisico nucleare, il premio Nobel, Carlo Rubbia: “Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell’umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l’anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso”. Ma la Germania in pieno rinascimento economico, tornata ad essere la locomotiva d’Europa, ha mercati verdi in pieno sviluppo. Efficienza energetica, energie rinnovabili, mobilità sostenibile, industria dei rifiuti e del riciclaggio sono settori importanti dell’economia. Dai dati di energiaambiente.it si ricava che il giro d’affari del settore è stimato a oltre 1.000 miliardi di euro, e raddoppierà nel 2020 fino a raggiungere 2.200 miliardi di euro. Le aziende tedesche GreenTech detengono una percentuale tra il 5 e il 30% del mercato mondiale. Quattro su dieci aziende di settore hanno potuto aumentare il loro volume d’affari tra il 2004 e il 2006 di più del 10 per cento per anno. La Germania detiene requisiti particolari che le permettono di cogliere pienamente il potenziale di sviluppo del settore ambiente e occupa una posizione fortemente competitiva sui mercati internazionali. Un particolare punto di forza del Paese è da individuare nella produzione di energia rinnovabile e nell’industria dei rifiuti e del riciclaggio. In questi settori le imprese tedesche detengono oltre un quarto del mercato mondiale. La tutela dell’ambiente diventa in questa cornice un fattore importante per l’economia. Oltre il 5% della produzione industriale tedesca concerne beni per la protezione ambientale (2007). Solo a considerare il periodo 2005- 2007, si è registrato un aumento del valore di produzione del 27%. Gli incrementi maggiori si sono avuti in particolare nelle energie rinnovabili, nei prodotti per la tecnica di misurazione, controllo e di regolazione, ma anche nei prodotti elettronici. Le imprese tedesche sono all’avanguardia nel mondo per i beni di protezione ambientale e detengono una quota di oltre il 16% del commercio mondiale. L’economia dell’ambiente contribuisce a rafforzare molto la già forte posizione della Germania nel commercio mondiale. A ciò contribuisce anche la legislazione ambientale avanzata del Paese. La Germania impiega complessivamente l’1,5% del prodotto interno lordo per la protezione dell’ambiente. Gli incentivi e i regolamenti statali stimolano la richiesta di prodotti e tecnologie favorevoli all’ambiente, e diventano in tal modo un’importante forza motrice per le innovazioni ambientali. Ciò comporta non solo un contributo sostanziale alla tutela globale dell’ambiente, ma anche successi economici per le imprese attive nel settore. I numeri della Germania nelle energie rinnovabili. È il n.1 a livello mondiale nel fotovoltaico, nell’energia eolica e nel biodiesel (per quanto riguarda grandezza del mercato, capacità e produzione). Energie rinnovabili: 4% del fatturato totale dell’industria in Germania; stima del 16% nel 2030; 8,5% quota di mercato nel settore energie rinnovabili; stima di oltre il 20% nel 2020. E ancora: fatturato di 24,6 Mld di euro; esportazioni oltre 6 Mld di euro; investimenti nazionali oltre 10 Mld di euro. La Germania è leader mondiale nella ricerca & sviluppo. Investimenti pubblici di oltre 15 Mld di euro e conta 249.300 addetti. Le energie rinnovabili hanno già comprovato la loro importanza per l’occupazione e la crescita economica. Dati statistici evidenziano come nel 2008 il numero degli addetti in questo settore sia aumentato di oltre il 10%, da 250.000 a quasi 280.000. Le ragioni di questo andamento sono da ricondurre al vertiginoso aumento del volume di affari nel settore e alla continua crescita della produzione di energia elettrica e termica da fonte rinnovabile. Il settore ha registrato nel 2008 un consistente incremento delle vendite di quasi 4,5 miliardi di euro in più rispetto all’anno precedente, e gli investimenti per la costruzione di impianti hanno superato del 20% il valore dell’anno precedente. Stime del gruppo di ricerche sulle energie rinnovabili (AGEEStat) evidenziano come grazie al maggior uso di energie rinnovabili ci sarebbe stato un abbattimento annuale di circa 115 milioni di tonnellate di CO2, di cui 57 milioni di tonnellate sarebbero da attribuire alla legge sulle energie rinnovabili (EEG). Le energie rinnovabili in Germania hanno consolidato la loro fondamentale importanza nella fornitura energetica del Paese. Con 93 terawatt ore il contributo delle rinnovabili al consumo lordo di energia elettrica nel 2008 ammontava al 15%.