Università , c'è eccellenza ed eccellenza
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Lunedì 03 Agosto 2009
Il ministro dell’istruzione italiano Mariastella Gelmini fa la pagella alle università italiane: soldi in base al merito. Ha bocciato 27 atenei, che avranno meno risorse. Altri 27 invece ne avranno di più. Il problema quindi sono i criteri dell’eccellenza. E i rettori sono in rivolta.
“Bisogna capire che cosa vuol dire eccellenza: può essere solo uno slogan”. Il rettore dell’Università della Repubblica di San Marino Giorgio Petroni, nonostante sia in vacanza, non nega un suo parere, e ci aiuta a capire che cosa vuol dire eccellenza universitaria.
“Nel mondo scientifico, nelle università ci sono sempre state delle grandi specialistiche dove il livello di conoscenze, di ricerca, di approfondimento, si è concentrato nel tempo. E’ chiaro, però, che si tratta di centri di eccellenza comparativa. All’interno della comunità scientifica ci sono persone che hanno approfondito dei temi, altri che ne hanno approfondito degli altri. Per capirci: le università italiane hanno molti centri di eccellenza. Basti pensare a Bologna: si dalla fine del diciannovesimo secolo era frequentata da americani. Nasce poi una collaborazione con la John Hopkins University che ha grande scuola di medicina e produrrà rapporti organici con l’università di Bologna”.
“Se vogliamo alludere col termine eccellenza, come in tutto il mondo d’altronde - continua nella sua analisi il rettore - aree di ricerca universitaria che hanno approfondito specifici temi al massimo livello, in Italia, bisogna dire che esistono, e sono frequenti. Se per eccellenza invece, intendiamo il livello dei servizi, la quantità di risorse che vengono dedicate alla ricerca, e l’efficienza con cui vengono impiegate, ecco, questo è un discorso completamente diverso. Insomma, io distinguerei l’eccellenza della ricerca dall’eccellenza organizzativa. Su questo terreno francamente l’Italia deve fare passi in avanti. Non si è ancora acquisita una grande coscienza per una gestione e produzione della conoscenza al servizio delle attività economico- produttive. Si hanno poi in Italia un eccessivo numero di persone che si iscrivono all’università e che poi non terminano gli studi. Nella facoltà d’ingegneria soltanto il 18% raggiunge la laurea. E’ uno spreco, evidentemente”.
“Il mio parere, quindi, è che l’Italia in termini di eccellenza scientifica non sia seconda a nessuno. Io opero nel settore dello spazio attraverso il CNR - ricorda Petroni - dirigo un progetto in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Astrofisica sul trasferimento tecnologico. Ebbene, l’ultimo premio nobel che è stato dato in questo settore è andato a un italiano: Riccardo Giacconi, che sino a quattro anni fa era con noi a Milano”.
“Ma si raggiunge un livello di eccellenza in capacità ed efficienza nell’organizzare le risorse negli atenei, qui l’Italia ha dei punti in meno rispetto a quelle straniere, quando ci sono finanziamenti adeguati. E questo non accade”.
“Quindi - sottolinea il Rettore - non si attirano studenti stranieri come le università indiane, americane, inglesi, per problemi organizzativi, non per uno scarso livello delle conoscenze. Bisogna offrire un alto livello medio di preparazione. E’la qualità della media che poi determina la bontà organizzativa di un’università”.
“C’è anche un problema di lingua - fa notare Petroni - che limita l’afflusso degli studenti stranieri. Siamo in ritardo in Italia se pensiamo a Paesi come la Romania dove c’è una facoltà d’ingegneria in cui si insegna in inglese, francese e tedesco. L’università di Torvergata ha iniziato un corso di farmacia in inglese, ma è ancora troppo poco. E anche la qualità dei servizi e della didattica sono da migliorare. Questo, tutto insieme, non rende attraente l’Italia”.
“Pur tuttavia - conclude Giorgio Petroni - dove ci sono grandi eccellenze specialistiche di ricerca, ci sono gli stranieri. Al CNR di Milano dove io lavoro, ci sono almeno trenta giovani che fanno il dottorato di ricerca provenienti da tutto il mondo. Quindi, per riassumere: poche risorse per la ricerca e poca attenzione ai livelli organizzativi e alla qualità dei servizi. Condivido le critiche all’università italiana”.
Saverio Mercadante

FIXING N.30 – venerdì 31 luglio 2009