La Francia bombarda Gheddafi e fa shopping di lusso in Italia
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Martedì 29 Marzo 2011

Saverio Mercadante

E’ rimasto solo il rugby in questi ultimi mesi a tener su un certo orgoglio italiano nei confronti dei cugini francesi: sono stati sconfitti allo stadio Flaminio di Roma per la prima volta un paio di settimane fa. Mentre Sarkozy cerca di rimediare alla figuraccia fatta in Tunisia e al calo di consensi verticale in patria cercando di prendere in mano la catena di comando della forza d’attacco internazionale a Gheddafi, l’imprenditoria francese da qualche tempo viene in Italia a fare un disinvolto shopping delle bellezze bancarie e industriali della penisola. L’elenco è ormai talmente lungo che Tremonti sta pensando di inventarsi una legge che tuteli i gioielli dell’economia italiana.
L’elenco delle operazioni che sono andate a buon fine o sono state avviate dai gruppi d’’Oltralpe è ormai indigeribile e tocca i settori più disparati dell’economia italiana. Le banche innanzitutto: Bnp Paribas ha acquisito la Bnl, il Crèdit Agricole controlla Cariparma e Friuladria ed è socio importante in Intesa, le assicurazioni Axa hanno una partnership in Monte dei Paschi. Moda e lusso, da sempre “tesoretto” dell’economia italiana che proprio con i galletti francesi si spartisce la leadership internazionale, è un altro settore dove i gruppi francesi hanno fatto man bassa. Il gruppo di François Pinault si è impossessato di marchi storici come Gucci e Bottega Veneta. Lvmh di Bernard di Arnault, dopo essersi impadronito di Fendi, ha da qualche settimana rilevato Bulgari, il quale si è lamentato di non aver trovato partnership italiane. Ma altre acquisizioni fanno gola agli sciovinisti francesi.
Le difficoltà finanziarie del gruppo Ligresti, infatti, hanno attizzato l’ingordigia del gigante Groupama: ha intenzione di intervenire in Premafin con l’obiettivo di puntare alla controllata Fondiaria-Sai. Ma la Consob ha imposto una OPA e l’affare è saltato. Ma con quest’aria generalizzata di facili acquisti in Italia non è detto che i francesi non ci riprovino.
In campo energetico c’è la questione del riassetto azionario di Edison: il colosso pubblico Edf non nasconde la sua voglia di accrescere il controllo della società a scapito delle aziende municipalizzate di Brescia e Milano.
Altra presenza francese di spessore è quella di Vincent Bollorè in due imprese strategiche del potere economico come Generali e Mediobanca. Per non parlare delle sorti di Alitalia: tutti pensano che prima o poi Colannino e soci si toglieranno di mezzo e a Air France uscita dalla porta in nome della difesa dell’italianità della compagnia di bandiera rientrerà dalla finestra. Ancora: il nucleare. Semmai l’Italia avvierà un’iniziativa vera in questo settore, per ora l’Agenzia nucleare italiana presieduta da Umberto Veronesi non ha neppure una sede, il riferimento obbligato sarà la consolidata esperienza transalpina: 56 centrali nucleari oltre confine. Last but not least, la Parmalat. Mossa a sorpresa di Lactalis per conquistare Parmalat. La multinazionale francese del latte e dei formaggi ha comunicato nei giorni scorsi di detenere nel capitale del gruppo di Collecchio una partecipazione dell’11,4%. Un annuncio che ha fatto saltare sulla sedia il governo italiano, arrivato poco dopo che il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, si era detto “molto favorevole” all’ipotesi di una cordata italiana per Parmalat intorno a Intesa Sanpaolo. Mentre andiamo in stampa arriva la notizia che il gruppo Lactalis ha raggiunto un accordo con i fondi Zenit asset management, Skagen e Mackenzie Financial corporation per l’acquisto di tutte le azioni ordinarie di Parmalat da essi detenuti, pari al 15,3% della società. A seguito dell’operazione il colosso francese, si legge in una nota di Lactalis, deterrà una partecipazione diretta e potenziale che sommate tra loro rappresenteranno circa il 29% del capitale di Parmalat. La Ferrero in questi giorni si è dichiarata pronta a scendere in campo per Parmalat. Se ci saranno le condizioni. All’indomani del blitz francese nel capitale dell’azienda di Collecchio, l’interesse del gruppo della Nutella determinante per il controllo dell’azienda alimentare. ma bisogna far presto.