San Marino: pronti per l'Ue anche senza il referendum?
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Lunedì 07 Marzo 2011

Con un colpo di scena degno dei migliori teatri d’Europa, il referendum per chiedere l’annessione di San Marino all’Unione Europea non si farà. Il Collegio Garanti dice che il Governo con i suoi atti ha recepito l’estrema ratio del quesito referendario, ergo non c’è bisogno di sapere cosa ne pensano i sammarinesi. Ovviamente questo provvedimento dei Garanti ha suscitato non poche polemiche, sulle quali non vogliamo entrare. Possiamo dire però che a meno di un mese dalla data del referendum saltato (ecco, casomai sui tempi di questo annullamento si potrebbe obiettare qualcosa) i sammarinesi sanno ben poco dei pro e dei contro dell’ingresso in Unione Europea. Ma sanno poco anche sulle varie opzioni che il Titano potrebbe adottare per un avvicinamento graduale alla comunità internazionale. Nei mesi scorsi un gruppo tecnico misto ha svolto un lavoro eccellente nella realizzazione di uno studio relativo alle possibili strade d’integrazione all’Unione Europea. Le considerazioni che facciamo oggi nascono proprio da questo studio.

 

Le tre vie: UE, SEE o ampliamento accordi

 

San Marino potrebbe chiedere la revisione e l’ampliamento dell’attuale Accordo di Cooperazione e Unione Doganale del 1991: questa opzione è prevista dallo stesso accordo (art. 19). Oppure potrebbe chiedere l’adesione allo Spazio Economico Europeo, accordo che garantisce ai suoi membri il godimento delle 4 libertà su cui si fonda il Mercato Unico Europeo (libera circolazione di merci, servizi, capitali e persone), pur non implicando l’adesione integrale all’UE. La terza via è rappresentata dall’adesione a tutti gli effetti all’UE: per raggiungere una piena integrazione è necessario dare vita all’apertura di un negoziato con le competenti Istituzioni dell’Unione. La Repubblica di San Marino non si trova in uno stato di terzietà assoluta rispetto all’Unione europea. Esistono infatti numerosi accordi ed intese che, nel corso degli anni, hanno permesso forme di integrazione e collaborazione positiva con l’UE. Tutti i paesi europei possono aderire all’UE a condizione di avere un sistema democratico stabile che garantisca lo Stato di diritto, i diritti umani e la tutela delle minoranze, ma anche un’economia di mercato efficiente e un’amministrazione pubblica in grado di applicare la normativa comunitaria (il cosiddetto acquis comunitario). La Croazia, l’Islanda, l’ex Repubblica iugoslava di Macedonia, il Montenegro e la Turchia sono gli attuali candidati all’adesione. Terminati i negoziati, viene approvato e firmato il trattato di adesione. A questo punto, il paese candidato diventa “Stato aderente” e può beneficiare di una serie di diritti provvisori prima di diventare Stato membro dell’UE. Acquisisce lo status di “osservatore attivo” in seno agli organi e alle agenzie dell’Unione, con diritto di espressione ma non di voto. È al termine del processo di ratifica, da parte del Parlamento europeo e dai parlamenti nazionali sia del paese candidato che di tutti gli Stati membri, che il trattato di adesione entra in vigore e lo Stato aderente diventa a tutti gli effetti Stato membro dell’UE. Con il Trattato di Lisbona è stata introdotta una clausola di ritiro volontario, che rappresenta una innovazione di fondamentale importanza. Il recesso può avvenire in qualsiasi momento, non è subordinato a revisioni della Costituzione né ad altre condizioni e può entrare in vigore anche senza che l’Unione abbia espresso il suo accordo. Uno Stato che si è ritirato dall’Unione può aderirvi nuovamente seguendo la normale procedura di adesione. Lo spazio economico europeo invece Unisce i paesi aderenti alla UE a quelli che fanno parte dell’EFTA, l’Area Europea di Libero Scambio. Scopo dell’Accordo è quello di formare tra le parti un mercato interno unico, a cui ci si riferisce comunemente come “Mercato Interno”, senza che i paesi EFTA debbano diventare membri dell’Unione. L’Accordo SEE non copre i seguenti ambiti: la politica agricola comune e la pesca; l’unione doganale; la politica commerciale comune; la politica fiscale; la politica estera e di sicurezza comune; la giustizia e gli affari interni (benché gli Stati EFTA facciano parte dell’area Schengen); l’unione monetaria (quindi gli Stati EFTA non adottano l’euro). Per avere un posto nello Spazio Economico Europeo San Marino deve necessariamente entrare a far parte degli stati dell’EFTA. L’adesione allo SEE però non è sostenuta da finanziamenti né da particolari programmi di cooperazione amministrativa e assistenza tecnica. Al momento l’opzione di adesione allo SEE senza aderire preventivamente all’EFTA non si è mai presentata. Infatti, anche il Liechtenstein era già membro di lungo corso dell’EFTA prima di compiere il passo dell’adesione allo SEE. Tuttavia non è da escludere la possibilità che le Istituzioni europee possano esplorare opzioni alternative.

 

La libera circolazione delle persone

 

Giova ricordare che in caso di adesione alla UE si deve fare fronte alle quattro “libertà”, tra cui la libera circolazione delle persone, diritto sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Tale diritto afferma che “Ogni cittadino dell’Unione ha il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.” Da essa traggono beneficio i cittadini dell’UE, gli Stati membri e la competitività dell’economia europea. Nel tempo il concetto si è ampliato, da libera circolazione di singoli intesi come operatori economici, cioè in qualità di prestatori d’opera o di servizi, all’affermazione dell’idea della cittadinanza dell’Unione, indipendentemente dall’attività lavorativa e da qualsivoglia differenza dovuta alla nazionalità. Il principio si applica anche nel caso di cittadini di paesi terzi, il che significa che con l’abolizione dei controlli alle frontiere interne la cittadinanza non costituirà più elemento da accertare. Siamo realmente pronti a questo?