San Marino, ANIS: “Gas, una scelta contraria allo sviluppo”
PDF Stampa
Martedì 10 Novembre 2020

ANIS Governo

 

di Daniele Bartolucci

 

"In Consiglio Grande e Generale è stato approvato un emendamento in tema di approvvigionamento diretto di gas naturale presso fornitori esterni da parte di operatori economici sammarinesi che va completamente nella direzione opposta a quanto la nostra Associazione richiede da tempo, ovvero: un allineamento agli standard europei e quindi al mercato libero, per permettere a tante aziende sammarinesi di poter competere alle stesse condizioni delle loro dirette concorrenti". Così la dura critica di ANIS alle scelte che la maggioranza (si vedrà poi con quali distinguo, ndr) ha approvato in questi giorni. "Ricordiamo infatti che attualmente solo alle aziende che consumano più di 2milioni mc/anno è permesso importare gas naturale da fornitori esteri quando in Italia tale soglia è stata fissata fin dall'anno 2000 in 200.000 mc/anno e la tendenza dell'UE, compresa l'Italia come palesa anche la "Strategia Energetica Nazionale 2017", è quella di liberalizzare completamente il mercato". Prima del merito, però, "un appunto doveroso sul metodo", avvertono da ANIS: "Non solo sul progetto di assestamento (a cui sono corrisposti gli emendamenti in seconda lettura, ndr) non siamo stati minimamente coinvolti ma sono anche stati presentati emendamenti dell'ultima ora riguardanti strettamente attività ed interessi di cui la nostra associazione è portatrice, senza l'indispensabile confronto preventivo, e ciò francamente non è accettabile". Anche per questo "ci permettiamo inoltre di aggiungere la seguente riflessione: la politica di gestione dell'Azienda Autonoma dei Servizi deve essere oggetto di una valutazione a tutto tondo e non semplicemente quella riguardante un singolo servizio senza considerare anche tutti gli altri per i quali, ad eccezione del gas e dell'energia elettrica, si registra una perdita, in diversi casi anche molto consistente, e non vengono identificati e messi in campo interventi di efficientamento per tendere quanto meno all'obiettivo di portarli in pareggio". Da qui la stoccata: "A nostro avviso restare ancorati al principio monopolistico attuale, significa ostacolare ancor più gli investimenti in territorio delle imprese con riflessi anche in termini di crescita occupazionale, proprio ciò di cui oggi, invece, San Marino ha assolutamente bisogno".

 

IL DIBATTITO IN CONSIGLIO E I VARI "DISTINGUO"

 

Gli emendamenti proposti da RETE (inizialmente 3, di cui solo 2 approvati), hanno acceso il dibattito anche in Consiglio Grande e Generale, tanto che dall'opposizione hanno fatto subito notare l'inusuale confronto in seno alla stessa maggioranza, visto che tali proposte non erano evidentemente state concordate preventivamente.

Le motivazioni di RETE, espresse da Adele Tonnini, partono dal principio per cui "le aziende che si forniscono di gas all'esterno paghino la dovuta monofase". Come a dire, visto che possono accedere al mercato libero, paghino dazio. Il problema ha, invero, una duplice natura perché se è vero che all'estero esiste tale "imposta", essa rientra nell'ambito IVA e quindi viene poi recuperata dalle aziende, mentre a San Marino la monofase in questo caso sarebbe persa. In second'ordine, l'emendamento trae spunto, citandolo, dalla Direttiva n° 98/30/CE del Parlamento e del Consiglio Europeo del 22 giugno 1998 ("Direttiva Gas"), che ha di fatto avviato quel processo di progressiva liberalizzazione del settore allo scopo di creare un mercato unico europeo per il gas naturale, garantendo al contempo parità di condizioni e trattamento non discriminatorio per gli operatori del sistema. Il contrario, come ha rilevato anche ANIS, di quanto si è fatto a San Marino negli ultimi vent'anni e che si continua a fare, a scapito delle imprese e dello sviluppo economico di tutto il Paese. Un rilievo non da poco, che ha fatto chiedere al capogruppo del PDCS, Francesco Mussoni "maggiori approfondimenti tecnici" e un rinvio della discussione. Ma l'alleanza con RETE ha prevalso, anche se, come detto, il compromesso raggiunto ha di fatto permesso di approvare solo 2 delle modifiche proposte, escludendo quindi l'ipotesi di un'ulteriore aliquota del 15% in caso di interruzione di fornitura. Inoltre, la cosiddetta "imposta speciale" che il Congresso dovrebbe decidere, è stata posticipata dal 1 febbraio al 31 dicembre 2021.