“Classificare i propri rifiuti è la base per gestirli al meglio”
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Lunedì 29 Giugno 2020

 Sara Ghelfi IAM 2

 

di Daniele Bartolucci

 

"Tutte le aziende sono consapevoli di produrre dei rifiuti, ma spesso non hanno la stessa consapevolezza di quale tipologia siano e, di conseguenza, hanno anche difficoltà a individuare la corretta procedura di smaltimento. Per questo, definire in maniera certa i rifiuti prodotti dalla propria azienda è una parte fondamentale della corretta gestione interna degli stessi", spiega la dott.ssa Sara Ghelfi, consulente ADR e collaboratrice di IAM-Igiene Ambientale Management, "così come lo è l'individuazione all'interno della propria struttura organizzativa dei responsabili di queste attività".

 

Premessa: non basta consegnare i rifiuti all'operatore incaricato.

 

"E' vero che ci sono operatori ambientali - come IAM - che si occupano del ritiro e trasporto dei rifiuti agli impianti di smaltimento (unicamente italiani, per quanto riguarda le aziende di San Marino, ndr), ma la gestione interna deve essere efficiente già prima del ritiro ed essere in grado di caratterizzare e classificare i rifiuti prodotti. Si tratta di due attività che, pur intrecciandosi in parte tra loro, sono diverse: la caratterizzazione è composta da tutti i processi di indagine volti a individuare ad esempio le materie prime ed i processi coinvolti nella generazione del rifiuto; solo a quel punto possiamo parlare di classificazione vera e propria, ovvero le attività necessarie per individuare il corretto codice CER del rifiuto. In definitiva, l'azienda deve sapere che rifiuto ha prodotto".

 

Sembra tutto molto complicato.

 

"Comprendo che questi tecnicismi possano far apparire complessa questa attività, ma nella pratica è molto più semplice di quel che si pensi: in sintesi, una volta che i rifiuti sono stati caratterizzati e classificati, si tratta solo di distinguere correttamente come e dove stoccarli e quali codici applicare. E' inoltre un'attività che può svolgersi insieme ai processi già in essere nelle aziende, soprattutto per quanto riguarda l'area operativa e produttiva".

 

Perché non l'amministrazione, ad esempio?

 

"La gestione interna dei rifiuti coinvolge ovviamente tutta l'azienda, ma se parliamo di produzione di rifiuti, è logico aspettarsi che questa avvenga dove le materie vengano lavorate. Durante i nostri sopralluoghi tecnici ci interfacciamo spesso con i responsabili di alcuni settori specifici, come la qualità e la sicurezza, perché quelli più interessati da queste attività. Sono anche le figure che più di altre possono poi condividere con gli altri dipendenti le informazioni e trasmettere la formazione che forniamo loro per produrre rifiuti omologati ADR, dalle informazioni tecniche e normative, dall'imballaggio e stoccaggio fino all'apposizione corretta dei vari segnali".

 

Dalla gestione interna alla filiera dei rifiuti, quali i vantaggi per le imprese?

 

"Il primo aspetto da valutare è ovviamente normativo: tutte queste attività, se svolte correttamente, pongono il produttore del rifiuto al sicuro da sanzioni in caso di controllo. Inoltre, se il rifiuto è avviato in smaltimento nella maniera giusta, si otterrà anche un vantaggio di filiera, che può diventare economico con l'abbattimento di alcuni costi. Senza dimenticare che, nel caso di San Marino, una filiera virtuosa è un requisito fondamentale per poter continuare a portare i rifiuti negli impianti di smaltimento italiani. L'altro aspetto su cui spesso le aziende non pongono la dovuta attenzione è quello ambientale: gestire i rifiuti in maniera efficiente, riducendo l'impatto della propria attività sull'ambiente palesa quella responsabilità sociale che rende oggi le imprese molto più forti anche sui mercati, dove questi valori sono sempre più determinanti. Un vantaggio, di riflesso, per tutto il sistema economico sammarinese".