Covid-19, tra un nuovo lessico e i comportamenti poco virtuosi di alcuni cittadini
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Venerdì 12 Giugno 2020

 

di Mirkare Manzi

 

Tra gli effetti "collaterali positivi" che ci sta dando la Covid-19 c'è senza dubbio un ampliamento del "vocabolario" medico e chimico. Se sino a qualche mese fa moltissime persone non erano a conoscenza del significato di parole come "estubare", "Sars-Cov-2", "test sierologico" e "quarantena" (anch'io pensavo che volesse dire quaranta giorni e non quattordici, come è in realtà), oggi questi termini sono diventati di uso comune. È invece un po' più complicato districarsi nella terminologia che deve impiegare quando si parla di pulizia, sanificazione e disinfettazione: ogni parola ha un significato ben preciso e richiede prodotti e trattamenti specifici che portano, ovviamente, a risultati diversi. Come IAM, non lo nascondo, siamo entrati quasi da ultimi in questo "mercato": stiamo facendo esperienza giorno dopo giorno, con tutte le attenzioni che il Coronavirus richiede, e con la voglia e l'umiltà di imparare e conoscere. Ci siamo cioè dati regole precise, strumenti e prodotti da utilizzare e procedure da applicare in caso di intervento o di ricezione di rifiuti.

A livello personale ho notato che la pandemia sta causando anche a San Marino (ma non sono, anche nella vicina Italia) un'enormità di dubbi e anche, purtroppo, spesso si traducono in comportamenti poco virtuoso.

Mi riferisco alle "cartoline" poco edificanti – se non addirittura raccapriccianti – che capita di vedere, quando va bene, nelle aree adibite alla raccolta dei rifiuti: mascherine appese alle maniglie, guanti in nitrile abbandonati, ma anche cuscini, materassi, vestiti. Tutti "scarti" che alcuni cittadini, non sapendo come gestire, lasciano lì in maniera confusa e potenzialmente pericolosa per la salute. Perché, e ci tengo a precisarlo, conferire questi rifiuti (che, in qualche modo, possono avere a che fare con la Covid-19) in maniera libera e senza "protezioni" è una forma di poco rispetto verso il prossimo.

Prendo come esempio una palazzina qualunque in cui vivono tot famiglie. Certo, si esce con mascherine e guanti ma non sappiamo mai se quanto torniamo a casa quei dispositivi sono sani oppure no. Il Coronavirus, ci dicono i medici e i professionisti che operano in campo sanitario e medico, è invisibile. Conferire in maniera poco attenta i guanti e le mascherine, le maniglie delle porte, i tovaglioli di stoffa, i materassi o i cuscini – basterebbe così poco per metterli "in sicurezza", un doppio sacchetto ed è fatta – significa esporre altre persone alla possibilità di ammalarsi. Invece di buttare tutto nei bidoni, vi invito a utilizzare il servizio del Centro Multiraccolta di San Giovanni.

Certo, ci sarà un po' da aspettare qualche ora o qualche giorno – anche lì, come in tutti i luoghi, vanno evitati di assembramenti e quindi occorre prenotare -, ma almeno c'è la certezza e la consapevolezza che non stiamo mettendo in pericolo i nostri concittadini. Per le attività commerciali mi sento poi di dare un consiglio: anche se a livello normativo non è previsto, guanti e mascherine vanno comunque separati dall'indifferenziata in quanto, come detto, sono due dispositivi di protezione che a fine giornata, anche senza accorgersene, possono essere potenzialmente contaminati.

 

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