Liceo Economico e aziende: il mondo è cambiato e non tornerà indietro
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Venerdì 15 Maggio 2020

Elisa Guidi V Econ

 

di Elisa Guidi

 

"La peggiore crisi globale dopo la Seconda Guerra Mondiale". La crisi innescata dal COVID-19 viene così definita sul Corriere della Sera, dall'ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) una pandemia che potrà essere placata solo attraverso l'adozione di misure efficaci, capaci di ridurre i futuri colpi all'economia mondiale.

Fin dall'arrivo del virus si è potuto notare un calo della domanda di beni e servizi, eccetto, per esempio, quella di prodotti per la sanificazione, abbigliamento igienico e mascherine e anche una diminuzione degli investimenti, soprattutto quelli relativi alla pubblicità, advertising, marketing e media-spending, in favore di investimenti in ricerca e sviluppo, necessari per adattarsi alle condizioni sfavorevoli di questo periodo. La maggior parte delle aziende ha individuato, come possibili soluzioni, lo smart-working e l'offerta di servizi digitali: ora, per esempio, le ricette di medicinali giornalieri vengono effettuate online e non è più necessario recarsi dal proprio medico per ottenerle.

Ma questi saranno provvedimenti momentanei o nuovi metodi previsti anche per il futuro?

Molte aziende hanno una visione ottimistica e credono che, passata questa fase di crisi, tutto possa tornare alla normalità del passato, mentre altre credono che questo sia solo l'inizio di provvedimenti nuovi e definitivi anche per il futuro. Secondo la mia opinione, COVID-19 non è altro che la spinta necessaria per raggiungere un mondo sempre più "tecnologico", quella società tanto attesa da tempo, basata sullo smart working, il lavoro svolto da casa, che permette al lavoratore di conciliare la propria mansione con gli impegni privati, famigliari e basata soprattutto su servizi digitali, utili ad evitare possibili perdite di tempo, conosciamo tutti le lunghe attese che si fanno dal dottore o in banca; un mondo dunque che ha un unico obiettivo: raggiungere una migliore efficienza.

Durante questo periodo è evidente quanto le tecnologie digitali siano fondamentali e necessarie al fabbisogno giornaliero di ognuno di noi, basti pensare al fatto che non riusciremmo a proseguire il programma scolastico senza di esse e i social media ora sono diventati, per esempio, uno strumento per ordinare, dai pochi ristoranti rimasti aperti, il proprio pranzo o la cena; sono addirittura utili al proseguimento di alcune attività, come le palestre, le quali mostrano, attraverso dirette Instagram o Facebook, workout da eseguire nel soggiorno di casa e ovviamente rappresentano anche un possibile svago durante questa noiosa reclusione.

Ora, però, sorge un altro problema: per quanto durerà ancora questa quarantena? Quando tutte quelle aziende, che producono beni o servizi considerati non primari, come abbigliamento, settore automobilistico, centri estetici o odontoiatrici o ippici, potranno riaprire? Purtroppo, in un periodo come questo, dove il contagio sembra essere sempre dietro l'angolo, la riapertura di questi ultimi non è altro che un miraggio e chissà quanto dovranno aspettare ancora ...

Proprio per ciò, aziende come Gucci, Prada, Ferrari, FCA hanno deciso di convertire la loro produzione reinventandola, permettendo così la creazione di tutti quei beni attualmente considerati di prima necessità. Utopia? Assolutamente no. FCA e Ferrari, per esempio, aiuteranno la Siare Engeneering, produttrice di respiratori, ad aumentare la sua produttività; Bulgari, insieme al suo concorrente ICR (Industrie Cosmetiche Riunite), destineranno parte dei loro laboratori alla realizzazione, in due mesi, di gel igienizzanti, la produzione prevede dai 6000 fino a un totale di 200000 pezzi di gel, da fornire in via prioritaria a tutte le strutture mediche; Ermanno Scervino, attraverso lo smart-working delle sue sarte, si occuperà della produzione di mascherine; Gucci donerà 100000 mascherine chirurgiche e 55000 camici alla regione Toscana. Persino Calzedonia, azienda veronese, ha deciso di riconvertire parte della sua produzione per riuscire a realizzare camici e mascherine, attraverso l'acquisizione di materiali specifici e la formazione delle proprie dipendenti; o Davines, azienda di Parma, conosciuta per i suoi shampoo e prodotti per la cura dei capelli, ha avviato la produzione di gel igienizzante destinati a case di riposo comunali, alla Croce Rossa o alla Croce Gialla, assistenza pubblica e comunità per gli immigrati.

È evidente quanto in questo periodo di crisi non si dia un'elevata importanza alla redditività che deriva dalla produzione dei propri beni o servizi ma piuttosto si preferisce porre l'attenzione principalmente sulla prosecuzione dell'attività economica, creando prodotti di estrema necessità per il mercato attuale. Ovviamente la riconversione dei macchinari e degli impianti richiede tempo e ingenti investimenti, specialmente in manutenzioni, per poterla realizzare. Pertanto, ciascuna azienda dovrà mettere in atto le proprie skills riguardanti l'elasticità e flessibilità, adattando i nuovi prodotti alle esigenze qualitative e quantitative richieste dal mercato, utili a raggiungere ugualmente la consumer satisfaction.

Ora non possiamo dire con certezza se queste aziende potranno tornare a produrre tutti quei beni per cui sono nate, i loro core business o i loro prodotti immagine: magari si o magari no. Non sappiamo se i servizi digitali e lo smart-working continueranno ad essere praticati, nonostante un possibile ritorno alla normalità. Il dubbio e l'incertezza hanno preso il sopravvento ormai e ogni scelta è basata solo sull'evolversi di COVID-19.

 

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