San Marino, l’esposizione chimica è un pericolo quotidiano
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Venerdì 13 Marzo 2020

 

di Mirkare Manzi

 

Coronavirus. Lo diciamo subito: questa volta parliamo di lui. Mi si chiederà: cosa c'entra con il core business di IAM? Come abbiamo ripetuto spesso, la nostra azienda si occupa di rilevare i trend legati al mondo dei rifiuti e quindi abbiamo sempre sotto agli occhi le lancette del consumi sul territorio sammarinese. Da quando è scoppiata l'epidemia – e mentre scrivo si è diffusa la notizia che è stato confermato anche un caso che riguarda un sammarinese – abbiamo registrato una drastica riduzione dei rifiuti prodotti dalle imprese del Monte Titano. Ce lo dicono i nostri sistemi di monitoraggio dei flussi, il registro di carico e scarico e i software gestionali, oltre che alle telefonate che riceviamo e alla nostra "visita" in loco. Per un modo o per un altro quindi il Covid-19 sta mettendo in crisi il settore produttivo: una settimana è stata sufficiente per dimezzare la richiesta di gestione dei rifiuti. E questo perché le merci non arrivano – o arrivano con il contagocce -, con ricadute su tutto il ciclo produttivo. I corrieri sono fermi, così come le consegne e i ritiri. Questo contesto, purtroppo, sta creando un vero danno economico alla Repubblica di San Marino con le scuole, le attività ricreative, i teatri, i cinema e le manifestazioni sportive e religiose che sono state chiuse o rinviate a data da destinarsi. Ora: senza nulla togliere alla gravità della situazione, credo che sia importante riportare quanto annunciato da Walter Ricciardi dell'OMS, l'Organizzazione Mondiale della Sanità: serve "ridimensionare l'allarme in quanto il 95% delle persone guarisce".

Non è suggerimento ma in questo contesto – e probabilmente verremo accusati di poca sensibilità o di avere un occhi cinico – sarebbe opportuno anche prestare attenzione ai "pericoli" che ogni giorno l'uomo si trova, spesso inconsapevolmente, ad affrontare e che non hanno mai spazio sui media. Certo, il Coronavirus deve essere seguito con la massima cura, ma forse è più pericolosa l'esposizione chimica a cui siamo sottoposti nella quotidianità. Parlo per esempio di alcune polveri o dell'amianto: quest'ultimo si può ancora trovare nei giardini o negli orti ed è molto più letale del Covid-19.

Ma la stretta attualità ci porta all'epidemia che è partita dalla Cina, da Wuhan, com'è noto. Tutti vediamo le immagini di persone che girano con le mascherine protettive. Una volta che questi dispositivi di sicurezza hanno terminato il loro compito, come ci si deve comportare per lo smaltimento? Se il virus attacca le mascherine, queste devono essere eliminate. Due sono, in estrema sintesi, le possibilità. La prima, quella più pratica, è di prenderle e metterle in un sacchetto di plastica: benissimo quelli che si utilizzano per surgelare i prodotti purché si possano sigillare. Sbagliato è gettare le mascherine nell'indifferenziata perché il virus non verrebbe "bloccato" ma sarebbe libero di girare. Se si vogliono "eliminare" i dispositivi nell'indifferenziata quindi occorre prima "plasticarli". La seconda invece è quella di recarsi in una farmacia e conferire le mascherine nei bidoni degli infettivi o in quello dei medicinali.