San Marino: “avviati” in aumento, ma per crescere servono le competenze
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Mercoledì 11 Dicembre 2019

dati osservatorio

 

di Daniele Bartolucci

 

Lavoro e imprese, se sviluppano insieme, rappresentano la crescita di un Paese. E questo vale anche per San Marino, dove tale binomio è stato indebolito dalla crisi economica degli anni scorsi a tal punto che, nonostante i segnali di ripresa e diversi numeri positivi, non si è ancora recuperato quanto perso. Lo si vede chiaramente nell'analisi dell'Osservatorio sullo stato dell'occupazione-anno 2018 elaborato dall'Ufficio di Statistica. La fotografia del Paese è molto più nitida e se si vuole migliorare e crescere, occorrono strumenti nuovi e più in linea con le aspettative delle imprese e dei mercati, per poter acquisire nelle aziende le necessarie competenze e quindi più occupati. Questo va fatto coinvolgendo i lavoratori, in un processo di formazione e riqualificazione che va alimentato continuamente. Ma non basta: si vede nei numeri dei contratti a tempo determinato, le imprese devono poter trovare le persone che servono più velocemente e con maggiore flessibilità in entrata, allargando e regolando il lavoro occasionale anche ai settori che oggi non ne hanno diritto, come il manifatturiero. Che però è il settore che cresce di più come volumi e lo sta facendo da anni. Inoltre, abbinato a questo tema, andrebbero anche verificati quanti degli avvii certificati dalla statistica degli ultimi anni, si siano poi concretizzati in nuovi posti di lavoro. Se l'obiettivo è la piena occupazione dei sammarinesi, ovviamente a pari competenze e disponibilità, anche gli strumenti ideati finora dovranno essere rivisti alla luce di queste analisi.

 

PIÙ IMPRESE, MA LO STORICO È NEGATIVO


Analizzando i dati relativi allo stato generale dell'occupazione nella Repubblica di San Marino, spiegano i tecnici dell'Ufficio di Statistica, "va posto in evidenza il fenomeno relativo al progressivo decremento delle attività economiche operanti in territorio negli ultimi anni". Infatti, al 31 dicembre 2018 il numero totale di imprese ha registrato una variazione tendenziale (variazione rispetto allo stesso mese o periodo dell'anno precedente) del -1,56%, che in termini numerici si traduce in un saldo negativo di -78 unità. Ma "se consideriamo la serie storica delle imprese degli ultimi cinque anni il calo è ancora più manifesto, infatti si passa da 5.006 unità del 2014 a 4.918 unità del 2018".

 

AZIENDE PICCOLE E MOLTE CON ZERO DIPENDENTI

 

"Analizzando la consistenza delle imprese si evince come il tessuto economico sammarinese è costituito da piccole medie imprese": infatti il 51,4% ha 0 dipendenti, il 42,7% ha un numero di dipendenti compreso tra 1 e 9 e il restante 5,9% ha un numero di dipendenti superiore a 9. Aziende piccole, quindi, che per svilupparsi hanno ovviamente bisogno di un sistema esterno virtuoso, che le sostenga e le agevoli, perché internamente difficilmente potranno dedicare tempo e risorse ad altre questioni che non siano la loro attività principale (un esempio è la burocrazia, ovviamente). Dall'altra parte, le imprese senza dipendenti non sono di per sé un'anomalia (tra queste ci sono anche le "Attività libero professionali", che rappresentano il 25,3%), ma che potrebbero rappresentare, una volta comunque verificate, delle opportunità per aumentare anche il numero di dipendenti: sono oltre 2.500 imprese, se tutte avessero almeno un dipendente si avrebbe un effetto positivo su tutto il sistema, a iniziare da tasse e contributi. Va comunque detto che la direzione sembra essere questa, visto che "nel corso degli ultimi cinque anni il numero totale di imprese con 0 dipendenti è diminuito di -230 unità (passando da 2.759 del 2014 a 2.529 del 2018), all'opposto, le imprese che hanno un numero compreso tra 1 e 9 o più di 9 dipendenti hanno registrato un saldo positivo, rispettivamente di +119 e +23 unità".

 

CRESCONO GLI AVVII E LA FORZA LAVORO

 

"La forza lavoro, che è costituita dal totale delle persone occupate e dal totale delle persone in cerca di occupazione, mostra per il 2018 una variazione tendenziale pari a +2,2%. Variazione positiva dovuta in parte all'aumento del numero di dipendenti (pari a +2,8%, sono mediamente 19.375 nel 2018 ed erano mediamente 18.840 nel 2017) e alla diminuzione, seppur lieve, del numero di disoccupati (-0,7%, 1.336 nel 2018 e 1.346 nel 2017)". Purtroppo c'è da considerare "la variazione del numero di lavoratori indipendenti che, sempre nel 2018, ha registrato una variazione tendenziale negativa del -2,0% (1.755 nel 2018 e 1.790 nel 2017)". Anche "nel corso degli ultimi cinque anni, la forza lavoro è aumentata del +3,4%, in particolare i dipendenti sono cresciuti del +5,3% (passando da 18.408 nel 2014 a 19.375 nel 2018) e i disoccupati sono diminuiti del -7,0% (passando da 1.437 nel 2014 a 1.336 nel 2018)". Al 31 dicembre 2018 i lavoratori dipendenti totali erano quindi 19.292 (+3,23%) e "a partire dal 2015, il numero totale dei lavoratori occupati nel settore privato e nel settore pubblico è regolarmente cresciuto".

Per quanto riguarda gli avvii lavorativi ("definiti come l'inizio di una posizione lavorativa in una determinata azienda, ad una determinata data e con una determinata qualifica"), il totale per l'anno 2018 è pari a 5.275 e registra un aumento del +14,38% rispetto al 2017. "L'aumento più consistente", spiegano i tecnici, "si è verificato tra i lavoratori frontalieri, infatti, rispetto all'anno precedente il valore è cresciuto del +59,80%", ma "anche il dato degli avvii lavorativi per i lavoratori soggiornanti è aumentato, più precisamente del 16,67%". Mentre "invertono la tendenza gli avvii lavorativi dei residenti e dei sammarinesi residenti all'estero, che di fatto registrano una variazione tendenziale negativa rispettivamente pari a -2,12% e -36,21%". Numeri che palesano un altro dato, interessante: "Seppur l'aumento principale degli avvii per l'anno 2018 sia avvenuto tra i lavoratori frontalieri, i soggetti residenti sono il 55,2% del totale degli avvii e rappresentano la maggioranza del fenomeno".

"Il ramo "Attività manifatturiere" occupando la maggior parte dei lavoratori presenti in territorio, diventa, di conseguenza, il settore in cui avvengono la maggioranza degli avvii lavorativi (1.343), aumentando considerevolmente il valore nel 2018 (nel 2017 erano 1.042). Anche nel settore "Commercio" sono aumentati gli avvii lavorativi del 2018 (1.049) rispetto all'anno precedente (954), nel settore "Alloggio e ristorazione" i volumi di avvii lavorativi sono rimasti sostanzialmente costanti nei due anni presi in considerazione per questa analisi (752 nel 2017 e 736 nel 2018)".

 

COMPETENZE E FLESSIBILITÀ


"Sempre a dicembre 2018, i lavoratori frontalieri sono 5.903 e registrano una variazione tendenziale del +9,68% (nel 2017 erano 5.382 e nel 2016 erano 5.256)". Il dato, come noto, è stato pubblicizzato per mesi (anche perché il trend non si è fermato), ma poco analizzato. O almeno, non si sono analizzate le cause, che riguardano in particolare le competenze che servono alle imprese e le richieste del mercato. Laddove non si trovino nel mercato del lavoro interno le prime, è ovvio che le imprese vadano a cercarle fuori, assumendo i frontalieri. La conferma si ha nella fotografia dell'Osservatorio: "Il numero di frontalieri si attesta al 37,09% rispetto al totale dei lavoratori dipendenti privati. Le qualifiche dove sono maggiormente occupati sono "Operai specializzati e tecnici" (47,80%) e "Operai qualificati" (43,18%) e sono in prevalenza maschi. Seguono le qualifiche "Responsabili ed esperti di settore" (39,01%), "Impiegati specializzati e tecnici" (36,84%), "Dirigenti e assimilati" (36,8%) e "Operai caporeparto" (35,44%). Le qualifiche dove si registra il minor ricorso ai lavoratori frontalieri sono "Operai generici e commessi" (31,13%) e "Impiegati operativi" (28,87%). Sempre a dicembre 2018, principali rami di attività economica nei quali i lavoratori frontalieri sono occupati sono "Attività manifatturiere", "Commercio all'ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli" e "Costruzioni"".

Allo stesso modo, le imprese operano sui mercati, li inseguono e li soddisfano. A volte per molti anni, altre per pochi mesi. E infatti, "l'analisi del dato dei lavoratori dipendenti per posizione anagrafica, settore e tipo di contratto evidenzia che l'82,89% degli occupati ha un contratto a tempo indeterminato, mentre il restante 17,11% rientra tra coloro che possiedono un contratto a tempo determinato". Mentre "gli avvii lavorativi sono in larga maggioranza sottoscritti con contratti a tempo determinato". Da qui la riflessione sul lavoro occasionale, un fenomeno che nel 2018 "è incrementato del +8,3% attestandosi a 12.513 avvii" e che ha visto crescere "la preferenza di avvii di lavoro occasionale a favore di lavoratori residenti, che costituiscono il 57,7% del totale". Di fronte ai dati del tempo determinato, ci si dovrebbe interrogare su quali strumenti e regole applicare a tutti i settori anche per quanto riguarda il lavoro occasionale (ma anche il part time e l'interinale), in particolare alla manifattura, che rappresenta le imprese più propense a investire e occupare nuovo personale. Lo stesso dicasi degli incentivi, perché se a fronte di agevolazioni e incentivazioni per il tempo indeterminato, le imprese scelgono ancora il determinato, gli strumenti messi in campo, per quanto condivisibili e utili, non sono ancora quelli giusti.