Bassa raccolta differenziata ed economia “poco circolare”
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Martedì 03 Dicembre 2019

dati 2018

 

di Daniele Bartolucci

 

La raccolta differenziata è certamente un percorso virtuoso, ma se l'aspirazione di San Marino è quella dell'economia circolare (concetto protagonista dell'edizione di Ecomondo 2019, vedi box in basso), la strada non è – ancora – quella giusta.

Raccogliere e differenziare i vari rifiuti in percentuali sempre maggiori, privilegiando quindi quelli riciclabili, non basta: l'obiettivo dichiarato del 70% entro l'anno prossimo (che è ancora lontano dall'essere raggiunto, tra le altre cose) è certamente importante, ma per diventare realmente "virtuoso" dovrebbe evitare di impattare sull'ambiente per completare il "circolo": oggi infatti viene raccolto, differenziato e poi spedito fuori confine per essere smaltito e riciclato. Al momento l'esportazione è l'unica opzione e questo espone l'intero sistema alle dipendenze dell'esterno, siano esse scelte politiche (vedi accordi con le Regioni italiane) o commerciali (che incidono sui prezzi, in pratica). Questa mancanza di autonomia, come in altri ambiti (energetici e ciclo dell'acqua, ad esempio), non è nuova, ma conseguente alla scelta di non aver realizzato impianti sul territorio. Il ciclo della carta è un esempio palese dell'economia "anti-circolare" di San Marino: la carta infatti viene differenziata e raccolta in territorio, ma poi viene esportata in Italia, dove in base alle direttive europee deve essere riciclata nelle cartiere del COMIECO, tra cui la stessa cartiera di San Marino, che è privata.

Il paradosso è che molto probabilmente gran parte della carta raccolta a San Marino va in Italia e poi torna a San Marino. Il concetto di virtuoso dovrebbe essere "differente", per usare un gioco di parole.

 

ZERO AUTONOMIA: MANCANO GLI IMPIANTI

 

"La Repubblica di San Marino produce le tipologie di rifiuti speciali ed urbani individuate secondo le macro categorie stabilite dal Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER), ma non ha, ad oggi, la possibilità di disporre autonomamente di idonei impianti di smaltimento e/o recupero atti a trattare le quantità totali di rifiuti prodotte in territorio; i rifiuti speciali ed urbani vengono pertanto esportati verso impianti ubicati sul territorio della Regione Emilia Romagna ove subiscono i trattamenti di smaltimento e/o recupero". Così ammetteva il Segretario al Territorio, Augusto Michelotti, spiegava circa un anno fa le ragioni dell'Accordo tra la Regione Emilia Romagna e la Repubblica di San Marino per la gestione dei rifiuti urbani e speciali.

 

OBIETTIVO DICHIARATO: PERCENTUALE "EUROPEA"


Quell'Accordo impegnava e impegna la Repubblica di San Marino "nella revisione del Piano di Gestione Rifiuti, che si pone l'obiettivo di differenziare i rifiuti nella percentuale del 70% entro il 2020". Ma ad oggi la percentuale è molto più bassa, basti considerare che non arrivava al 40% nel 2018 e nel 2013 era solo del 22,88%, come ricordato dall'Azienda Autonoma di Stato per i Servizi Pubblici in un recente comunicato, in cui ha ribadito "un obiettivo importante" "ovvero raggiungere entro il 2020 il 70% di raccolta differenziata". Una sfida che l'AASS "sta affrontando con il massimo impegno, consapevole che l'unico modo per vincerla è l'estensione della raccolta porta a porta a tutto il territorio. Ad oggi infatti il servizio non copre i Castelli più popolosi, ovvero Borgo Maggiore (ad eccezione del suo centro storico), Domagnano e Serravalle, pari a circa il 60% degli utenti residenti". Inoltre, occorrerà creare un "secondo centro di raccolta per la gestione dei rifiuti differenziati, indispensabile per completare l'estensione del porta a porta a tutto il territorio. Il sito sarà ubicato preferibilmente nel Castello di Serravalle", aveva annunciato l'AASS, "e dovrà diventare un punto strategico per la cittadinanza per il conferimento dei rifiuti differenziati urbani ed assimilati, in alternativa al centro di raccolta di San Giovanni, favorendo quindi la fruizione da parte dei residenti riducendo anche il fenomeno degli abbandoni". Inoltre, "l'estensione del porta a porta su tutto il territorio consentirà di introdurre un'altra importantissima novità: la tariffazione puntuale per il servizio Igiene Urbana che oggi è legata invece al consumo di energia elettrica dell'utente. A quel punto sarà possibile procedere con il principio "chi inquina paga", premiando i comportamenti più virtuosi".

 

ECOMONDO 2019, RECUPERO VETRO: L'ITALIA AL TOP IN UE

 

Un vero "Ecomondo", quello rappresentato da Italian Exhibition Group (IEG) per quattro giorni alla fiera di Rimini, e che ha "catturato" anche l'attenzione di Radio 24 Il Sole 24 ORE: a "Due di Denari", il programma di Debora Rosciani e Mauro Meazza, si è parlato anche di raccolta differenziata. All'evento dedicato a circular e green economy, oltre a carta e cartone (e sui quali l'Italia ha raggiunto l'obiettivo fissato dall'Unione per il 2025 con 7 anni di anticipo), ha trovato spazio anche il vetro.

Secondo i dati della raccolta diffusi da Coreve, il Consorzio Recupero Vetro, nel 2018 la raccolta differenziata degli imballaggi di vetro ha segnato un +8,4% rispetto al 2017, con un totale intercettato di circa 2.189.000 tonnellate. È il Sud a detenere il primato con un incremento a due cifre (+13,9%), seguito dal Centro (+7,8%) e dal Nord (+6,3%). Nelle regioni del Mezzogiorno, si va dagli ottimi risultati registrati in Sicilia (+33,5%), Molise (+21,5%) e Puglia (+19,1%), ai miglioramenti più contenuti, ma comunque notevoli, di Basilicata (+6,2%) e Campania (+4,2%). Nel resto del Paese, Lazio (+10,3%) e Liguria (+17,0%) sono le regioni che, per il Centro e il Nord, fanno registrare lo sviluppo relativo più consistente. Con il 76,3% di vetro sottratto alle discariche, l'Italia si dimostra ben più virtuoso di Francia, Spagna o Regno Unito, oltre che della media del Vecchio Continente. Risultati che si traducono in una pioggia di milioni riversati da Comieco e Coreve ai Comuni virtuosi: 97,4 milioni per acquistare la carta ritirata dai marciapiedi e 79 milioni per dare nuova vita al vetro contenuto nelle campane delle città.

 

REPORT HERA

 

Le performance realizzate nell'area di Rimini sono veramente ai massimi livelli: nel 2018 è cresciuta la raccolta differenziata e il materiale portato a effettivo recupero ha sfiorato il 90%. Un'economia verde che solo nel riminese, ogni anno, muove oltre 2,6 miliardi di euro di fatturato e impiega più di 7.000 lavoratori. Così si legge nella decima edizione di "Sulle tracce dei rifiuti", il report di sostenibilità che rendiconta l'impegno della multiutility nella gestione dei rifiuti e per lo sviluppo dell'economia circolare. Report che il Gruppo Hera ha pubblicato e presentato in occasione di Ecomondo.

Cresce, come detto, la raccolta differenziata, passata dal 64,1% del 2017 a oltre il 67% nel 2018, con una raccolta pro capite di oltre 520 kg per abitante e un effettivo recupero che sfiora il 90%. La multiutility conferma così il proprio ruolo d'eccellenza in un'economia virtuosa che ogni anno muove 12 miliardi di euro di fatturato, di cui oltre 2,6 solo nel riminese, dove le attività collegate alla prima destinazione e al recupero dei rifiuti danno lavoro, attraverso 24 aziende e 27 impianti di recupero, a più di 7.000 persone. Le ottime performance ambientali della multiutility, del resto, trovano conferma su tutto il territorio servito, dove il tasso di riciclo sale complessivamente al 53% (+5 punti percentuali rispetto al 2017): così il territorio servito dal Gruppo Hera sfiora l'obiettivo del 55% fissato dall'UE al 2025. Sempre in tema target europei, inoltre, la multiutility - registrando un tasso del 72% - ha superato in largo anticipo l'obiettivo del 70% nel riciclo degli imballaggi richiesto entro il 2030. Entrambi i valori sono stati calcolati tracciando e seguendo i rifiuti da raccolta differenziata trattati in 60 impianti di prima destinazione e in 149 impianti di riciclo. Nel dettaglio, si va dal vetro, con una raccolta pro capite di 37 kg e un riciclo che raggiunge il 96%, alla carta, con 65 kg raccolti per abitante e una quota di materia effettivamente recuperata che tocca il 92%, passando per tanti altri materiali fra cui la plastica, con 31 kg raccolti per abitante e il 72% di materia portato a recupero. Molti i benefici prodotti, sia dal punto di vista ambientale che da quello economico, con un risparmio annuo che nel 2018 è stato stimato in circa 32 euro a famiglia, pari al 13% della bolletta.