San Marino, incostituzionale l’azione sulla Camera di Commercio
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Martedì 12 Novembre 2019

agenzia sviluppo

 

di Daniele Bartolucci

 

Il Collegio Garante ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della modifica dello statuto della Camera di Commercio imposta per Decreto a danno dei Soci privati. La notizia era nell'aria ed è arrivata con tutta la sua potenza solo nei giorni scorsi, quando il Collegio dei Garanti ha reso nota alle parti la sentenza numero 11 del 23 Ottobre 2019, con cui è stato accolto il ricorso delle scriventi Associazioni in qualità di Soci di Camera di Commercio S.p.A., e dichiarata l'illegittimità costituzionale del Decreto Delegato 25 aprile 2018 n.41 (con il quale si è ratificato il Decreto Delegato 12 aprile 2018 n.38) con cui è stato modificato in via unilaterale, quindi scavalcando l'organo assembleare, lo "Statuto dell'Agenzia per lo Sviluppo Economico – Camera di Commercio S.p.A.", e del Decreto Delegato 13 giugno 2018 n.63 "Modifica al Decreto Delegato 25 aprile 2018 n. 41".

In sintesi, spiegano i Soci privati, ovvero le Associazioni di categoria ANIS, OSLA, UNAS, USC e USOT, "tali decreti hanno modificato con un illegittimo atto d'imperio i quorum costitutivi e deliberativi dell'assemblea, le regole di nomina del Consiglio di Amministrazione, conferendo pieni poteri al socio di maggioranza e cioè all'Eccellentissima Camera e conseguentemente alla sua guida politica". La conseguenza di tutto ciò è che è stato "azzerato il potere decisionale dei soci privati", visto che i rappresentanti nominati dal Governo di turno avrebbero potuto, come del resto hanno fatto illegittimamente, prendere qualsiasi decisione senza tener conto del voto, ininfluente, dei Soci privati. "Il Collegio Garante", ribadiscono, "ha ritenuto illegittimo infatti che il socio di maggioranza pubblico (Ecc.ma Camera) di una società di diritto privato possa modificare unilateralmente lo Statuto della società attraverso lo strumento legislativo. Di fatto", annunciano soddisfatte le Associazioni, "non esistono più dubbi che l'azione legislativa condotta sulla Camera di Commercio S.p.A. in questi due anni e mezzo fosse illegittima nei confronti dei Soci privati della stessa società per azioni, i quali, come noto, hanno tentato in una prima fase numerosi e vani tentativi di conciliazione ma una volta emanati i decreti si sono visti costretti ad agire per le vie legali per la difesa dei principi fondamentali dell'ordinamento".

La querelle con il Governo è infatti andata avanti per diversi mesi, su fronti contrapposti, ma sempre - almeno così sembrava - all'interno del normale confronto tra Soci, ovvero in ambito assembleare così come previsto dallo statuto e come prevede anche il diritto societario in pratica, a cui la Camera di Commercio deve sottostare. Non trovando un accordo, il Governo ha però deciso di forzare la mano, avviando l'iter legislativo suddetto per modificare d'imperio lo statuto e a quel punto le Associazioni, come scrivono, hanno dovuto agire per le vie legali. Fino alla sentenza di questi giorni, per la quale ANIS, OSLA, USC, UNAS, USOT si dicono quindi "pienamente soddisfatte della sentenza favorevole perché ha permesso di chiarire quella che da sempre hanno individuato come una pericolosa distorsione dei principi cardine dello stato di diritto".