Una vita piena di futuro tra il Monte Titano e gli Stati Uniti d’America
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Venerdì 05 Luglio 2019

Cino e Edda Mularoni

 

di Alessandro Carli

 

"Studiare, lo sai, è sempre una buona cosa. Se lo fai per te, per una tua cultura personale, va sicuramente bene; se lo fai perché così speri di ottenere un incarico... pensaci bene. Ho l'impressione che qui, per come vanno le cose, di possibilità per un impiego sotto lo Stato ce ne saranno poche. Però... non si sa mai. Studia pure, ancora, avanti che ti fa bene".

Anche la Repubblica di San Marino ha una sua versione di "Father and son", il celebre pezzo di Cat Stevens, e non solo per il legame genitoriale tra padre, anzi "padri", e figli, ma pure per la lingua inglese, o meglio, statunitense. La storia, l'intreccio di aneddoti, di luoghi, di idiomi e di sogni sono stati raccolti in "Una vita piena di futuro", il libro che racconta la storia di Secondo Enzo Mularoni, per tutti "Cino", scritto da Sergio Barducci, e che è stato presentato il 27 giugno al Centro Congressi Kursaal. Un viaggio del secolo scorso, un ponte ideale (con ritorno) tra gli Stati Uniti d'America e il Monte Titano, un uomo che sognava di diventare insegnante (ma che si è dovuto scontrare con il latino) e che è diventato, alla fine, un Capitano d'impresa. Senza mai dimenticare l'importanza della cultura e degli affetti.

Dalla nascita, avvenuta nel 1923 ad Acquaviva, a quel richiamo per l'insegnamento, la mamma Dora Capicchioni era "la maestrina del paese", e poi ancora il rapporto con il padre Filippo, "Pino", i fratelli, la scuola, la traversata dell'Oceano Atlantico e il "nostos", la parola greca con cui gli antichi chiamavano il ritorno, la "nostalgia", quindi dolore, mancanza.

Non una biografia, quella di Cino Mularoni, ma un racconto di vita vera, iniziata con un sogno, quello di diventare maestro, e proseguita con un sogno ancora più grande, figlio degli Stati Uniti: la creazione di un'impresa. A San Marino, la sua terra natia.

In mezzo, e il libro lo racconta bene, anche la storia politica e sociale della Repubblica con l'elezione del babbo Pino a Capitano Reggente nel 1923, "il primo a insediarsi su quel prestigioso scranno da quando il partito fascista aveva vinto le elezioni", l'università a Urbino, l'amore per Edda e il matrimonio, l'emigrazione. "Ho intenzione di andare in America, di raggiungere mio fratello Corrado. Voglio trovare un lavoro che mi consenta di mettere da parte un po' di denaro" disse a Edda.

Cino fu introdotto nella "Boston Tiles" dello zio Berto, dove apprese elementi e informazioni utili per capire "quali passaggi avrebbe dovuto affrontare per mettersi in proprio". La Titanus Cement Wall Company nacque a un tavolino del San Marino Social Club nel 1951. Un anno più tardi invece venne al mondo Enzo Donald Mularoni. La primogenita Jeannette aveva già due anni.

Prima di partire Cino disse alla moglie: "Io in America ci resterò dieci anni, poi tornerò qui, nel mio Paese". E mantenne la parola: nel 1959 cominciò ad avvisare Edda che però, nel frattempo, si era ben integrata. Nel 1960 la preparazione del trasloco: la traversata avvenne poco dopo, in seconda classe e non più in terza come all'andata. E iniziò, assieme alla sua famiglia, una nuova vita con la fondazione di ICAR per la distribuzione del calcestruzzo autotrasportato. Non sempre facile, va detto. Nel libro Sergio Barducci ricorda gli anni Settanta, quelli della malavita organizzata culminata con attentati dinamitardi ai danni degli impianti della stessa azienda e vari tentativi di estorsione. Senza dimenticare il rapimento del dottor Italo Rossini e della figlia Rossella nel 1973. Pagine di storia imprenditoriale che comprendono anche la vendita al Gruppo Ferruzzi.

"L'accordo, al quale partecipò anche Enzo Donald - racconta Stefania Leardini, Presidente della Fondazione Cino Mularoni - si concluse con una stretta di mano. Enzo chiese a Cino: 'Visto che è stata accettata la prima offerta perché non abbiamo rilanciato?'. E il padre rispose: 'La cifra rientra in quello che ci andava bene'. Una risposta saggia".

"Quest'anno festeggiamo i 40 anni di Ceramica del Conca – prosegue Stefania - assieme ad Enzo avevamo in mente di scrivere un libro dedicato a 'Cino': ci sembrava il momento giusto in quanto era passato un tempo dalla sua scomparsa sufficiente per parlarne serenamente, senza il rischio incorrere in una spinta celebrativa ed emotiva".

Enzo Donald non è riuscito a realizzare il libro assieme alla moglie. "Mi disse che il progetto doveva comunque andare avanti, e così è stato. Sergio Barducci, che è anche un amico oltre che un professionista stimato, ha subito 'sentito' il progetto. Ne abbiamo discusso, ci siamo confrontati, c'è stato uno scambio di documenti e poi lo ha scritto. Ha saputo entrare nella storia con delicatezza, a passi leggeri".

Nel volume, uscito per i tipi di Minevra, si intrecciano i racconti imprenditoriali, gli impegni istituzionali, è stato anche Presidente di ANIS, ma anche i legami affettivi.

Come ricordato, Ceramica del Conca S.p.a. è nata nel 1979 per iniziativa di una imprenditoria maturata in campo edilizio in Italia e all'estero, nuova al mondo delle piastrelle ma sensibile alle evoluzioni tecnologiche e alle crescenti aspettative del mercato. "Fu tra le prime aziende del settore ceramico a credere nella monocottura smaltata su grès ceramico bianco, così come fu fra le prime ad impiegare la tecnologia del grès porcellanato" aggiunge Stefania. "L'innovazione di Cino e di Enzo, uniti anche dallo stesso carattere forte, fu quella di essere al passo con i tempi: furono fra i primi a passare dalla bicottura alla monocottura. Le prime piastrelle erano un po' 'storte' – racconta ridendo - non perfette. Enzo non era convinto ma suo padre Cino le reputava bellissime lo stesso".

Stefania ha vissuto in prima persona la nascita di Ceramica del Conca. "Ricordo i tanti progetti di mio marito, gli schizzi, i layout, tutti sul tavolo".

Una storia di legami forti e d'amore. Quella di un uomo, Cino Mularoni, che ha vissuto "Una vita piena di futuro".

 

Del Conca Stefania