Sgravi contributivi anche per gli under 35: come Reddito di residenza e bonus assunti
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Mercoledì 26 Giugno 2019

 

di Daniele Bartolucci

 

Tra le altre previsioni contenute nella bozza di riforma che sta circolando da maggio, c'è anche quella di prevedere degli sgravi contributivi come incentivo stabile all'occupazione dei giovani, limitatamente agli under 35. La forma ideata e proposta dal Governo dovrebbe durare un quinquennio e prevedere una riduzione sia della quota a carico del datore di lavoro (del 5%) sia di quella a carico del dipendente (del 2%).

Un'ulteriore sgravio, quindi, che si va a sommare al "bonus assunzioni" da 20mila euro a dipendente, ma anche al Reddito di Residenza, destinato ai disoccupati over 50, che prevede anche i "contributi figurativi" per il periodo di assistenza economica che queste persone riceveranno.

Politicamente sono degli "incentivi" o alle assunzioni o alle imprese, ma tecnicamente potrebbero avere diversi e altri nomi. Gli sgravi contributivi sembrano essere diventati, ultimamente (ma già si è visto in passato), la nuova linea guida del Governo per quanto riguarda le politiche di sostegno al lavoro, in particolare a chi lo eroga. Chiaramente le aziende non direbbero mai che sia una scelta sbagliata, ma la sostenibilità di questi strumenti è tutta da dimostrare e, come hanno già specificato le associazioni di categoria, in primis ANIS, il problema è che vengono finanziate con i fondi richiesti alle stesse aziende (come è il caso della Cassa Ammortizzatori).

Ma l'aspetto più critico è un altro, e riguarda il dubbio di coerenza tra i vari interventi che si stanno portando avanti. Da una parte, infatti, c'è la riforma delle pensioni che molto probabilmente chiederà più contributi e quindi sacrifici ai lavoratori, dall'altra questi interventi (ripetiamo, tre in poco tempo) che invece chiedono al sistema di farsi carico di questi sgravi. Se l'esigenza primaria è aumentare le entrate contributive, non se ne comprende la ragione. Allo stesso modo, se si vogliono favorire le imprese in generale, non si comprende perché poi i "vantaggi" dati a qualcuna vengano ripartiti come costi tra tutte quante. Certamente molti ne usufruiranno, per cui vale il concetto espresso dai rappresentanti ANIS: sembrano solo spot elettorali. E anche se non ci sono elezioni in vista, il senso è abbastanza chiaro. Gli interventi mirati, a sostenere aziende e occupazione, potrebbero essere altri.