Pensioni e Spending review aprono la stagione delle riforme?
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Venerdì 15 Marzo 2019

anis incontro governo

 

di Daniele Bartolucci

 

Quando partirà la stagione delle riforme? A chiederselo non sono solo gli Industriali, ma tutto il Paese. Il Bilancio dello Stato sono ormai noti a tutti e anche il Bollettino statistico inizia a rendicontare i danni provocati dal ritardo con cui si stanno approntando i correttivi strutturali. Ritardo che si somma, va ricordato per dovere di cronaca, a quelli che già erano stati evidenziati negli anni precedenti, imputabili quindi un po' a tutti i Governi che si sono succeduti negli ultimi anni. Basti pensare al sistema previdenziale, che necessita di una complessiva riforma almeno dal 2011, in pratica da quando è stato disposto l'ultimo intervento, che si è scoperto non risolutivo fin dalle prime battute. Collegato a questa, visto il rapporto insostenibile tra lavoratori e pensionati (ormai 2 a 1), c'è quindi la riforma del mercato del lavoro, troppo limitato per quanto riguarda le competenze, ancora troppo rigido per le esigenze quotidiane delle aziende che vogliono sviluppare. La parola "sviluppo", come ricorda spesso ANIS, dovrebbe essere sia l'obiettivo del sistema che lo strumento con cui operare, nel senso che un sano e costante sviluppo economico del Paese potrebbe sicuramente migliorare la situazione, ma non basterà solo questo. Occorrono infatti altre riforme per rendere la struttura sostenibile e, soprattutto, pronta ad accompagnare lo sviluppo: un sistema bancario in salute è un'altra "gamba" del tavolo a cui non si può rinunciare, così come una Pubblica Amministrazione efficiente (e meno costosa), oltre ad un welfare state che, proprio per il livello di eccellenza raggiunto, non può essere messo in discussione o peggio, venire indebolito. Sono quindi tante le cose da fare, molte delle quali collegate tra loro e per questo anche più complesse, ma se la primavera sembra sia arrivata in anticipo, la stagione delle riforme non sembra voglia proprio partire.

 

IVA, LA RIFORMA CHE COMPLETA LA RIFORMA


Uno dei banchi di prova di questo Governo targato Adesso.sm è senza dubbio l'introduzione di un sistema di imposte indirette basato sul VAT (o IVA) a completamento della riforma fiscale del 2013: che poi si chiami Imposta Generale sui Consumi o in altro modo, poco cambia. La data fissata è il 2020, quando finalmente anche le imprese sammarinesi potranno utilizzare un sistema "eurocompatibile" e lo Stato incassare in maniera più equa ma anche più efficace, il gettito derivante dai consumi. Era una sfida importante prima, lo è a maggior ragione oggi, visto che mancano meno di dieci mesi alla scadenza e il tavolo di lavoro è fermo da qualche tempo, almeno ufficialmente. L'ultima notizia in merito è il richiamo in finanziaria - quindi a dicembre 2018 - al fatto che (art. 38) "Al fine di predisporre le procedure e gli strumenti necessari per l'introduzione della riforma delle imposte indirette [...]. Allo scopo di reperire tempestivamente le adeguate e necessarie figure professionali da inserire nell'Ufficio Tributario potrà essere, altresì, attivato il procedimento di cui agli articoli 63, comma 4 della Legge 5 dicembre 2011 n.188 e 7 del Decreto Delegato 28 giugno 2018 n.78". Tradotto, serviranno anche tecnici amministrativi per gestire questa nuova dinamica. Si resta in attesa delle notizie del tavolo di lavoro, ma soprattutto di una tempistica chiara e ufficiale da parte del Governo.

 

PENSIONI: TUTTO PRONTO MA TUTTO FERMO

 

La riforma del sistema pensionistico, invece, era arrivata ad un livello molto avanzato, tanto che si poteva ipotizzare una sua formulazione già nel corso del 2018. Il gruppo tecnico incaricato di analizzare il quadro della situazione e ipotizzare i vari correttivi, è al lavoro da oltre due anni (più quello fatto già nel corso della legislatura precedente) e le indicazioni sono note: innalzamento dell'età pensionabile, della quota età+contributi a 103, passaggio al sistema contributivo, gestione unificata dei fondi, ricalcolo delle pensioni in essere... sono solo alcuni dei possibili interventi che andranno a costruire la riforma. Un percorso che, però, pare si sia arenato davanti al muro contro muro dei sindacati, che su certi "diritti acquisiti" sono determinati a non cedere di un centimetro. In tal senso, anche la mossa del Governo di non erogare per il 2019 il contributo a carico dello Stato (vedi finanziaria, art. 41) è stata vista come un messaggio molto chiaro: la riforma va fatta. Il problema è che siamo arrivati a marzo e ancora il testo non c'è, mentre è di tutta evidenza che più tempo passa senza correttivi, più si mette a rischio la tenuta dell'intero sistema pensionistico.

 

SBLOCCARE DAVVERO IL MERCATO DEL LAVORO


L'altro grande tema è il mercato del lavoro: è abbastanza chiaro infatti che gli effetti della Legge Sviluppo (liberalizzazione delle assunzioni al costo di un 4,5% di "dazio"; stabilizzazione dopo 18 mesi anche per i frontalieri) non convincono né i sindacati né le associazioni di categoria. I primi perché l'obiettivo di aumentare l'occupazione dei residenti non è stato centrato, le seconde perché il loro obiettivo era velocizzare le assunzioni, non aumentare il costo del lavoro nel momento in cui servono più competenze in azienda. Il problema dell'incontro tra domanda e offerta di lavoro è rimasto tale, nonostante l'implementazione –positiva - della piattaforma Labor; il numero di competenze presenti sul mercato interne è rimasto insufficiente a soddisfare le esigenze delle aziende; la tempistica per assumere tramite richiesta generica è rimasto troppo lungo e penalizzante per le imprese. Inoltre, in vista di un probabile Accordo di Associazione con l'Unione Europea, ci sono parecchi dubbi sulla permanenza di queste norme, che appaiono palesemente protezionistiche.

 

SPENDING REVIEW: A MARZO LA PRIMA "TAGLIOLA"

 

Non basterà la crescita, si diceva all'inizio: basta guardare i numeri del Bilancio dello Stato per comprendere che il livello di spesa corrente raggiunto sia comunque insostenibile, anche e nonostante l'aumento delle imposte o altre patrimoniali. Lo Stato spende troppo (e spesso non nella maniera migliore) e deve risparmiare. Dopo il flop del 2017 e 2018, dove nonostante gli impegni assunti non c'è stato un vero risparmio di risorse, il Governo ha deciso di mettere nero su bianco alcuni interventi in finanziaria. Il primo riguarda i dipendenti pubblici ed è il famoso articolo 44, che fissa un obiettivo di "risparmio non inferiori a euro 2 milioni e 600 mila",: o si trova un accordo con i sindacati, oppure scattano i tagli agli stipendi, sottoforma di contributo di solidarietà o altra forma. E' chiaro a tutti che questo banco di prova sia determinante per il Governo: la trattativa con i sindacati, giocoforza, decreterà anche i futuri rapporti tra le due parti, se sarà quindi una tregua o si arriverà allo scontro frontale con nuovi scioperi e mobilitazioni.

Sul fronte delle partecipate, invece, ha fatto discutere la decisione di imporre la spending review anche a tutte le società private, di cui lo Stato è solo socio: l'articolo 52 infatti, interviene direttamente sulle scelte aziendali di queste società, non tenendo conto assolutamente del fatto che siano imprese a tutti gli effetti e quindi debbano rispondere al mercato e non ad una logica di costi come invece dovrebbe fare il pubblico. Questa interferenza rischia infatti di penalizzare i bilanci di queste aziende, per cui anche su questo tema si attende di vedere con quale determinazione agirà il Governo e se, come auspicato da molti, discriminerà tra le varie situazioni, agendo solo su determinate società partecipate, lasciando libere quelle di natura più privata.

 

ANIS: "E' TUTTO BLOCCATO, SERVE UN'ACCELERAZIONE"


"Tutti i tavoli di lavoro sulle grandi riforme sono fermi al 2018, con il risultato che ancora una volta ci siamo presentati all'appuntamento con il FMI a mani vuote", avverte l'Associazione degli Industriali di San Marino: "Diciamo che è imbarazzante dover ascoltare le stesse indicazioni dopo anni che ci vengono raccomandate. E se non ci sarà un cambio di passo, l'anno prossimo non andrà meglio". Da qui l'appello, che ANIS ribadisce con forza da tempo: "Occorre riaprire subito tutti i tavoli di lavoro – con un nuovo metodo, efficace – per cui auspichiamo, da anni, una cabina di regia che sappia sviluppare le grandi riforme tenendo conto di tutti i fattori in gioco e anche delle conseguenze di ogni singolo intervento su settori diversi ma comunque collegati tra loro". E a tal proposito, "ci preoccupa perciò la notizia di un possibile rimpasto di Governo con conseguente aumento del numero delle Segreterie, arrivati a questo punto della legislatura: se un efficace coordinamento è mancato tra le attuali sette, è difficile che possa realizzarsi con dieci. Inoltre sono molteplici i percorsi di confronto sviluppati con le singole Segreterie e i rispettivi staff: dovessero cambiare, correremmo il rischio concreto di ripartire da zero con conseguente perdita di tempo. Tempo che non abbiamo".

Riguardo alle riforme strutturali "e coordinate", sottolinea ANIS, "una priorità è la riforma del sistema previdenziale, che è legata sia al mondo del lavoro sia, oggi più che mai, al Bilancio dello Stato e anche al sistema bancario, in cui il patrimonio dei fondi pensione è investito. Non si può andare avanti con azioni improvvisate e incongruenti, oltre che non risolutive, come ad esempio è accaduto con il blocco dei trasferimenti dallo Stato ai fondi pensione contrariamente a quanto previsto dalla legge per far fronte all'indebitamento su cui gravano le perdite di Cassa di Risparmio". Poi "c'è una lunga serie di riforme poi che riguardano lo sviluppo economico di San Marino e vanno realizzate prima possibile per ridare competitività all'intero sistema e superare l'attuale difficoltà.

Una di queste è senza dubbio l'introduzione di un sistema IVA sammarinese che completerà finalmente la riforma fiscale del 2013. Il tavolo di lavoro sull'IGC va riaperto subito e vanno forniti tutti i dati (in particolare quelli dei ricavi e dei consumi interni) necessari a elaborare le diverse proiezioni e simulazioni, per arrivare a nuovo sistema che sia "cucito addosso" al nostro tessuto economico e sociale. Serve un confronto serrato per arrivare all'applicazione a regime nel 2020". Una scadenza che San Marino questa volta deve far di tutto per rispettare, dopo i rimandi degli anni scorsi: proprio per questo ANIS sollecita la riapertura dei tavoli, per non arrivare ancora una volta troppo tardi con i lavori e nascondersi dietro alla mancanza di tempo. E' un metodo che forse darebbe qualche vantaggio alla politica, ma al Paese farebbe solo male.

Altro tavolo "strategico" è quello dell'Edilizia, "che abbiamo riproposto nei giorni scorsi ma su cui ancora non è arrivata una risposta dal Governo. Nel mentre, visto che risulta determinante inserirlo tra i punti di discussione, siamo in attesa di conoscere l'evoluzione del PRG: quali sono le indicazioni dello Studio Boeri, quali gli interventi che si potranno delineare e soprattutto la tempistica ipotizzata per avere a disposizione questi nuovi strumenti urbanistici".

"Sul grande tema delle semplificazioni per le imprese", avvertono gli Industriali, "l'essere considerati più 'lenti' dell'Italia dovrebbe rappresentare uno stimolo fortissimo a migliorare, ma di risultati concreti se ne sono visti finora pochi. Confermiamo l'apprezzamento per il lavoro svolto dal gruppo tecnico e che la Segreteria al Lavoro e all'Industria ha già tradotto in alcuni interventi importantissimi per il mondo delle imprese e in particolare per il settore manifatturiero, riducendo notevolmente la burocrazia per i distacchi e il lavoro straordinario. Attendiamo fiduciosi l'estensione del lavoro occasionale alle industrie – che non hanno altri strumenti di flessibilità – e l'introduzione del "silenzio assenso" nei procedimenti autorizzativi. Se in Italia il Presidente di Confindustria Boccia è costretto a chiedere "interventi shock" per rilanciare l'economia, noi a San Marino siamo costretti a ricordare a tutti – e a richiamare su questo il Governo – l'importanza vitale di completare le riforme per lo sviluppo che il Paese attende da troppo tempo".