San Marino, edilizia al palo: perse aziende e occupati
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Lunedì 04 Marzo 2019

Neni e William ANIS

 

di Daniele Bartolucci

 

Dal PRG alle opere pubbliche, il mondo dell'edilizia è da tempo in attesa di nuove normative e nuovi interventi volti a ridare slancio al settore che, più di tutti, può generare indotto sul territorio e quindi trainare anche l'economia in generale. Basta guardare i numeri, per capire quanto stia costando in termini di occupazione e numero di imprese questo stallo, che ormai è chiaro, non è solo legato alle dinamiche del mercato, ma anzi, in un mercato chiuso come quello sammarinese, ne è addirittura appesantito. Anche tenendo conto del cambiamento a livello statistico che ha accorpato molte imprese del settore Impianti a quello delle classiche Costruzioni, la perdita di posti di lavoro è drammatica: praticamente dimezzato il numero degli occupati negli ultimi dieci anni. Anche il numero di imprese attive, ovviamente, si è ridotto in parallelo. La crisi economica ha influito certamente, ma non è l'unica motivazione. Anche per questo gli operatori del settore si aspettano interventi mirati per rilanciare la propria attività.

 

Il PRG di Boeri, a marzo la presentazione


Uno degli interventi più importanti è sicuramente il nuovo Piano Regolatore Generale, che le imprese del settore Costruzioni (ma anche tutti gli altri settori) guardano da anni come ad una grande opportunità. Il problema in questo caso è la complessità della materia, perché il "Piano Strategico della Repubblica" al quale hanno lavorato lo studio Stefano Boeri Architetti e le società Mobility in Chain e Nuova Qualità Ambientale, non si occupa esclusivamente di edilizia. Anche per questo il percorso di ideazione è stato lungo e probabilmente non terminerà a breve (ma potrebbe subire un'accelerazione, se ci fosse la volontà politica, ndr). Secondo quanto annunciato durante la presentazione degli elaborati a settembre, comunque, il PRG dovrebbe essere ormai pronto per essere presentato ufficialmente a marzo e avviarsi, quindi, verso l'iter di approvazione. E' chiaro che in questo progetto ci siano tante cose, ma senza dubbio ci sono anche tante opportunità per le imprese, perché fin dalle prime linee guida è stato chiaro che questo strumento servirà soprattutto per ammodernare il Paese, partendo dalle sue infrastrutture principali, comprese le zone industriali e residenziali.

 

Il mercato immobiliare e le residenze

 

Uno dei "tabu" sammarinesi è sempre stato il legame tra residenza e proprietà immobiliare. Se un tempo questa precauzione aveva un senso (ma ha anche creato delle distorsioni, ndr), da anni è sorto il problema conseguente di avere un mercato immobiliare completamente chiuso, con la prospettiva non certo positiva che o tutti i sammarinesi si comprano la seconda casa in territorio, o ci saranno sempre più appartamenti sfitti perché nessuno potrà comprarli. Lo stesso dicasi degli immobili commerciali e dei siti produttivi: perché vengano comprati, occorrono le imprese. E le imprese che nascono a San Marino sono poche, mentre quelle che arrivano da fuori sono sempre meno. Per questo occorre spingere sullo sviluppo economico, perché il numero di imprese cresca e con esso la loro capacità di investire in immobili commerciali e "capannoni". Se è vero che sulle proprietà immobiliari si stanno facendo dei piccoli passi verso la liberalizzazione, occorre accelerare questo processo, perché accompagni lo sviluppo non solo del mercato immobiliare (oggi legato anche alla questione NPL del sistema bancario), ma del comparto Costruzioni, Impianti e Artigiani.

In parallelo, vanno riviste e semplificate anche le normative per le compravendite, rendendole molto più competitive di oggi, anche per agevolare i possibili investitori o semplici acquirenti.

 

Le opere pubbliche come "volano"


L'altro grande tema è quello delle opere pubbliche, che a San Marino latitano da anni. Il Governo ha messo tra le priorità il Campus scolastico di Fonte dell'Ovo (affidando l'incarico allo stesso Studio Boeri per 150.000 euro poche settimane fa), il nuovo parcheggio a Borgo Maggiore (il cui concorso di idee per il progetto è in dirittura d'arrivo) e il "centro benessere" in Città (l'intervento sulle antiche cave, oggi semplici parcheggi). Sono questi progetti complessi, che probabilmente non partiranno subito, ma che comunque, in prospettiva, dovrebbero garantire appalti importanti. Anche se, come già qualcuno vocifera, una cosa è progettare, un'altra è mettere le risorse per realizzarli. E in questo caso i soldi (dello Stato) sono pochi. Per questo motivo le categorie hanno criticato la scelta del Governo quando ha ideato le proprie "priorità", ipotizzando che al Paese servano ben altri investimenti infrastrutturali. Del resto anche nel Piano presentato da Boeri ce ne sono parecchi, chissà se e quando verranno mai realizzati? San Marino non ha certamente le esigenze di una TAV, ma in proporzione migliorare la viabilità e la mobilità verso Rimini, l'aeroporto Fellini e i caselli dell'A14 ha la stessa valenza strategica e di competitività: ad oggi, però, di progetti reali e realizzabili non se ne sono visti. Anche la "monorotaia" è stata sempre trattata come un progetto sospeso, senza entrare mai nel concreto. O la superstrada, che ormai è più un peso per la viabilità che non, come invece dovrebbe essere, quel collegamento veloce tra tutti i Castelli sammarinesi coinvolti lungo il suo percorso.

Nel mentre ci sono altri lavori importanti, più "ordinari" per certi versi, come la futura rotatoria di Murata, il cui progetto pare sia ormai pronto (dopo tanti anni di discussione) così come le coperture, che dovrebbero sommare circa 600mila euro. Non è dato a sapersi invece quando partiranno i lavori per l'altra rotatoria, quella di Tavolucci, il cui progetto è stato presentato l'anno scorso.

Anche questa opera, comunque, dovrebbe avere un valore di diverse centinaia di migliaia di euro, secondo le stime iniziali.

Il problema è, come detto sopra, che di risorse lo Stato ne ha ben poche (e infatti ricorre anche all'emissione di titoli obbligazionari per pagarle), per questo bisognerebbe ridurre le spese correnti per ricavarle dal Bilancio statale. Meno spesa corrente e più spese per investimenti.

 

ANIS: "APRIRE SUBITO UN TAVOLO STRATEGICO, DAL PRG AD APPALTI E MERCATO APERTO AGLI STRANIERI"

 

"L'Edilizia è per sua stessa natura un volano per tutta l'economia, sia che si tratti di iniziative private o di opere pubbliche. Per questo motivo è urgente aprire un tavolo strategico specifico su questo settore, per rilanciarlo dopo tanti anni di sofferenza". Questo lo spirito con cui ANIS ha chiesto formalmente al Governo e alle Istituzioni di San Marino di intervenire per rilanciare il settore, anche alla luce dei "dati statistici", che "sono impietosi, con una perdita costante di imprese e soprattutto di personale occupato. Purtroppo ben poco si è fatto in questi anni per invertire la tendenza".

"Nel primo caso", spiegano gli Industriali sammarinesi entrando nello specifico, "l'edilizia privata quindi, occorre velocizzare l'ammodernamento degli strumenti urbanistici e la riforma delle normative riguardanti l'immobiliare, anche in funzione di aprire il mercato verso l'esterno. Ribadiamo a tal proposito la nostra perplessità sugli ultimi interventi del Governo sulle norme: seppure alcune situazioni di irregolarità devono essere corrette, non si può intervenire anche dove le abitabilità concesse da uffici pubblici corrispondevano già all'opera. Questa volontà, unita al solito metodo di "confronto" portato avanti dal Governo ha creato di fatto un danno al sistema, non un miglioramento, come già hanno evidenziato gli Ordini professionali. Crediamo che un confronto più approfondito possa evitare questi errori, per questo rilanciamo con forza l'idea di un tavolo per l'Edilizia, per comprenderne problematiche e individuare le soluzioni condivise più opportune. Il nuovo PRG è in questo senso un'opportunità per tutti", avvertono da ANIS, "per questo andrebbe discusso, ovviamente per la parte di competenza, all'interno di un tavolo specifico con chi opera nel settore dell'Edilizia. Inoltre, anche alla luce delle rinnovate esigenze espresse dal settore bancario, oggi legato al mondo immobiliare a doppio filo, è evidente l'urgenza di rivedere normative e procedure per rendere non solo appetibile ma anche più veloce il mercato interno".

"Nel secondo caso, ovvero le opere pubbliche", riprendono poi nella loro nota stampa gli Industriali, "alla crisi economica e alla burocrazia limitante del settore privato fa da specchio la mancanza di risorse per gli investimenti. Anche per questo, di fronte alla necessità di ottimizzare le spese" (altro tema caro agli imprenditori, che da anni attendono un'operazione consistente di spending review per ridurre la parte corrente delle spese dello Stato), crediamo sia fondamentale che le opere che si andranno a finanziare siano effettivamente delle priorità per San Marino". Il richiamo alla famosa "lista" delle opere del Governo, con Campus scolastico, Ospedale ecc, è chiaro. "Ma affinché abbiano il duplice effetto di ammodernare il Paese e fungere da vero volano per l'economia (imprese costruttrici, artigiane, installatori e professionisti), devono essere ben chiare le "regole del gioco", soprattutto se come è giusto che sia, si vuole mantenere aperta la porta anche alle imprese italiane e straniere in generale. Siamo assolutamente contrari a forme di protezionismo che isolino San Marino, preferendo una sana competizione tra le imprese: ma questa competizione deve giocarsi "ad armi pari", con regole chiare e controlli puntuali sul rispetto delle stesse, anche con incrocio di dati tra i diversi Uffici statali. Inoltre, nel solco di una riforma complessiva degli appalti pubblici non più rinviabile, occorre aggiornare il concetto stesso di offerta economica, addivenendo ad una valutazione reale della "convenienza" di tale offerta, che comprenda quindi anche i livelli di occupazione, il gettito fiscale, la monofase e tutto il resto. Non si tratta di privilegiare le imprese sammarinesi", mettono le mani avanti i responsabili di ANIS, "ma di evidenziare che il risparmio di qualche punto percentuale nel costo di un appalto non sempre si traduce in un risparmio per il sistema. Su queste evidenze", concludono gli Industriali, "riteniamo opportuno un confronto tra istituzioni e imprese, al fine di ridisegnare il quadro normativo al fine di renderlo più efficace e trasparente".