Gestione rifiuti, crescono i costi: servono politiche di contenimento
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Martedì 22 Gennaio 2019

 

di Mirkare Manzi

 

Nonostante il 2019 sia iniziato solamente da pochissimi giorni e la "coda" delle festività sia ancora presente, perlomeno dal punto di vista dei bioritmi e della ripresa delle attività lavorative, dobbiamo affrontare una tematica di grande importanza e ahimè piuttosto attuale, quella del continuo aumento della produzione dei rifiuti e della riduzione progressiva degli spazi che li accolgono. In Italia ma anche a San Marino.

I filoni filosofici del "zero worst" (zero rifiuti) e delle tante declinazioni della green economy, così diffusi in tutto il mondo, nella realtà delle cose sottendono a un nuovo paradigma: aumentano in maniera esponenziale i rifiuti prodotti. Se quindi le politiche vanno in una certa direzione attraverso annunci roboanti e progetti che – leggendo i nomi – farebbero pensare a una produzione nulla o quasi, nel concreto il modo sta camminando in maniera opposta.

Le normative in materia, già da qualche tempo, hanno messo in campo una restrizione delle maglie. Mi spiego meglio: i materiali che una volta non erano considerati rifiuti, adesso lo sono. Questo significa che, da un lato pratico, aumentano i volumi. Se si abbassa la produzione di un rifiuto "x" ma subentra un rifiuto "y" che una volta non era considerato tale, inevitabilmente i numeri (e quindi i quantitativi complessivi prodotti) crescono. Anche sul Monte Titano, anche in un momento di crisi economica.

Come IAM abbiamo registrato, negli ultimi periodi, un innalzamento della produzione dei rifiuti, soprattutto degli imballaggi. Le famiglie consumano meno e con maggior attenzione, ma talune aziende, pur di vendere (e per rientrare con i fatturati: alla base c'è una logica economica e di mercato), hanno immesso sul mercato nuovi packaging, anche monouso, che alle volte costano più del prodotto che contengono. Più imballaggi, magari con una contrazione di quello che "racchiudono", significa inevitabilmente più rifiuti.

Al di là quindi degli proclami, le politiche di moltissimi Paesi davvero poco stanno facendo, dal punto di vista normativo, per rallentare la mola di questa sovraproduzione di rifiuti.

Nel 2018, a fine novembre, la problematica della gestione dei rifiuti è esplosa anche sul Titano: gli spazi per accoglierli si sono contratti ma non la loro produzione. E se i luoghi preposti non hanno spazi per accoglierli, i rifiuti non vengono ritirati e rimangono in seno ai produttori o agli impianti. In Repubblica gli impianti, nel tempo, sono diminuiti. Potrebbe essere un bene ma nella realtà dei fatti si presenta il problema della gestione: aumentano, come ricordato, le tipologie mentre si riducono i luoghi dove conferirli. Nessun allarmismo: come ricordato nella rubrica di dicembre, come IAM abbiamo acquistato una serie di spazi in Italia per non ritrovarci ingorgati.

Imprese e privati quindi devono iniziare a mettere in conto non solo proseguire con la raccolta differenziata ma anche di predisporre nuove politiche di contenimento. Quindi, concretamente, una serie di step per andare a ridurre i quantitativi prodotti. Non è un'utopia, se ci pensate bene: davvero tutto quello che viene scartato va davvero scartato?