San Marino, Natale di protesta: si va allo sciopero generale
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Giovedì 29 Novembre 2018

sciopero generale 30 maggio 2018 58

 

di Daniele Bartolucci

 

"Roviniamogli il Natale". E' questo lo slogan che serpeggia nel mondo sindacale all'indomani della presentazione delle linee della prossima Legge di Bilancio da parte del Governo. L'idea è quella di una "mobilitazione generale", ovvero un altro sciopero che blocchi il Paese. Resta a quanto pare solo da fissare la data, ma strategicamente dovrebbe essere nella settimana antecedente il Natale, appunto, quando la politica sarà più impegnata a completare il testo tra la prima e la seconda lettura (arriverà in Aula la prossima settimana infatti), ma anche famiglie e imprese saranno più impelagate nei preparativi per la pausa di fine anno.

 

I PUNTI CRITICI: STIPENDI PUBBLICI E PENSIONI


Sono "tre i punti sotto accusa", hanno riepilogato i segretari della Centrale Sindacale Unitaria , Giuliano Tamagnini (CSdL) e Gianluca Montanari (CDLS) all'Assemblea degli attivi: "Il taglio unilaterale agli stipendi pubblici, la decurtazione indistinta della no tax-area delle pensioni e il mancato trasferimento dello Stato di CIRCA 30 milioni di euro ai Fondi pensione, restituendone 19 in 10 anni senza interessi".

L'altro tema, non nuovo, è il mancato confronto. Nonostante gli incontri "è un confronto - ha sottolineato Montanari - che non ha mai assunto il valore del negoziato. Purtroppo da parte del Governo non c'è mai stata la volontà di stringere un patto sociale con il sindacato per affermare il valore dell'equità e affrontare uniti le emergenze del Paese. Anzi, con la Legge di Bilancio assistiamo al solito e vecchio tentativo di dividere il mondo del lavoro mettendo i lavoratori privati contro quelli pubblici e i giovani contro i pensionati ".

Sulla stessa lunghezza d'onda Tamagnini, che ha puntato il dito contro una impalcatura della Finanziaria a senso unico: "Come è già successo in passato, anche stavolta il Governo ha scelto la scorciatoia di fare cassa sulle spalle dei lavoratori e dei pensionati. Siamo di fronte a una Legge di Bilancio che non fa chiarezza sui numeri del dissesto di Cassa di Risparmio, non destina un euro agli investimenti, non contiene concrete iniziative per combattere la diffusa evasione fiscale , ma scavalca i diritti contrattuali e impone sacrifici in una unica direzione". Numerosi gli interventi dei delegati sindacali che hanno posto l'accento sul "mancato cambio di rotta" sul fronte dell'equità e sull'assenza di seri e concreti progetti finalizzati all'emersione di tutti i redditi. Anche per questo i segretari della CSU al tavolo del confronto hanno più volte rimarcato che "il mondo del lavoro è da sempre disponibile a fare la propria parte per risanare i conti dello Stato e rilanciare il Paese, ma alla condizione di aprire una vera stagione negoziale e di riforme, capace di chiamare tutte le categorie economiche alle loro responsabilità"

Il Governo ha invece scelto la strada di "imbrigliare il dialogo sociale dentro il percorso obbligato della Legge di Bilancio e imporre tagli agli stipendi pubblici che partono da 1,5% per chi percepisce 1500 euro lordi per arrivare al 7% per gli stipendi più alti, mortificando ancora una volta la dignità di chi lavora e il valore del contratto, il cui rinnovo è fermo ormai da 10 anni. Siamo insomma di fronte all'ennesimo prelievo forzoso e a una palese violazione dei diritti contrattuali".

Stesso copione sulle pensioni: "Imboccata la strada del rinvio della riforma dell'IGR, l'Esecutivo preferisce decurtare senza nessuna gradualità sulla fascia esente dei pensionati con un taglio secco del 13%, equiparandola così alla no tax-area dei lavoratori dipendenti". Irricevibile per la CSU "l'ennesimo mancato trasferimento dello Stato di circa 30 milioni di euro ai fondi pensione, con la proposta di una restituzione decennale di 19 milioni al fondo dei lavoratori dipendenti. Si tratta di una manovra che va a incidere la riserva tecnica dei fondi e scarica i problemi sulle future generazioni".

L'Assemblea dei delegati ha così deciso all'unanimità di "alzare il livello della mobilitazione e indicare il mese di dicembre come il periodo in cui concentrare specifiche iniziative di protesta anche di categoria, l'apertura di un ciclo di assemblee zonali e arrivare allo sciopero generale prima di Natale". Per il Governo la strada si fa ora più in salita che mai.