“Attenzione a chiedere sempre di più alle imprese che generano reddito”
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Venerdì 23 Novembre 2018

Fabrizio Cremoni quadro Titano

 

di Daniele Bartolucci

 

Se è vero che l'economia di San Marino ha invertito il trend negativo e da qualche anno sta macinando numeri positivi, trainata soprattutto dal manifatturiero, è anche vero che la crescita è relativamente bassa, tra le più lente d'Europa. Da più parti, in particolare da ANIS, arrivano appelli perché si mettano in campo politiche economiche più efficaci, anche perché nel frattempo le imprese hanno dovuto fare i conti con manovre sempre più depressive, rese ancora più pesanti da interventi straordinari come le patrimoniali. E all'orizzonte si intravvedono altre misure restrittive, stante la situazione del Bilancio dello Stato. "La riforma dell'IGR in parallelo a una finanziaria che si preannuncia molto pesante per il Paese", avverte Fabrizio Cremoni, consulente fiscale di ANIS, "preoccupa molto le imprese di San Marino, che invece avrebbero bisogno di interventi di tutt'altro indirizzo per intercettare la ripresa economica che a livello internazionale ha già dato ottimi segnali".

 

Nel mondo e in Europa, ma non certo in Italia.


"L'Italia è comunque il primo mercato per le imprese sammarinesi, dobbiamo tenerne conto ma dobbiamo anche guardare a come si comportano di là del confine. Il PIL italiano si è contratto in pochissimi mesi e le previsioni sono negative, al di là dei numeri che Governo e Commissione UE si stanno controbattendo. Occorre valutare bene, anche alla luce di questi dati, gli interventi che si metteranno in campo nelle prossime settimane, perché determineranno l'andamento dell'economia per il 2019 e San Marino non può permettersi di rimanere ancorata ad un +1%, massimo +1,5%".

 

In questo senso anche la fiscalità può essere una leva importante?


"Non è un caso che in Italia vogliano attivare la flat tax per le imprese: San Marino l'ha introdotta da tempo, ed è al 17%: è un fattore ancora oggi molto importante per l'attrazione di investimenti e di capitali, ma se anche altri Paesi arriveranno allo stesso livello, allora non sarà più un vantaggio così forte".

 

L'Italia però sta perdendo anche credibilità e fiducia, oltre che punti di PIL.

 

"La fiducia è un altro fattore fondamentale, che va costruito mettendo insieme tanti 'mattoncini': uno di questi è la certezza del diritto e la chiarezza delle norme, anche in materia fiscale. Le imprese devono essere messe sempre nelle condizioni di calcolare i propri costi, quindi anche le tasse che andranno a pagare. In tal senso, agire con interventi straordinari come la patrimoniale, non può essere visto che in maniera negativa. Oltretutto la patrimoniale del 2018 colpisce le imprese in un punto molto delicato, ovvero il Patrimonio netto: dovrebbe essere considerato un punto a favore delle imprese virtuose, invece proprio quelle imprese vengono maggiormente penalizzate. Non posso che condividere quanto detto da ANIS: questo intervento è assurdo, economicamente sbagliato e anche pericoloso, perché colpisce maggiormente le imprese sane".

 

Un principio che ritroviamo nelle assunzioni, giusto?


"Il 4,5% pagato da quelle imprese che hanno necessità di acquisire nuove competenze in tempi rapidi, che spesso non trovano nel mercato del lavoro interno, ha avuto come effetto quello di aumentare il costo del lavoro. E questo nel momento in cui in Europa e non solo, si sta facendo di tutto per abbassare i costi di produzione delle aziende. E' chiaro che le imprese che chiedono di assumere nuovo personale, vedono tutto ciò come un freno allo sviluppo. Anche per questo è auspicabile una revisione della norma, che anche il Segretario Zafferani ha pubblicamente ipotizzato".

 

Nel frattempo sembra che il Governo voglia però rivedere anche l'IGR: è ancora questa l'intenzione?

 

"Non so se il nuovo Segretario alle Finanze proseguirà in questo senso, ma ho sentito ripetere più volte dai rappresentanti del Governo che si andrà avanti con il progetto iniziale, quindi credo che metteranno in agenda anche la riforma dell'IGR. Questo non significa che sia un male, ci sono richieste in tal senso anche da parte delle imprese, ma occorre analizzare bene dove serve intervenire e dove invece è opportuno lasciare le norme così come sono. Sicuramente non possono essere considerate positive quelle modifiche normative che portino ad un sistema fiscale farraginoso e complicato, simile al sistema fiscale italiano, ma San Marino deve mantenere quei connotati di semplicità che hanno caratterizzato da sempre la normativa interna".

 

Per assurdo, potrebbe quindi arrivare una nuova riforma IGR prima dell'introduzione del sistema IVA?

 

"Purtroppo il Governo ha l'esigenza di generare nuove entrate, lo ha palesato più volte, e ci si attende una serie di interventi conseguenti. E' chiaro che se avesse introdotto un sistema sulle imposte indirette sul modello VAT, oggi avrebbe più strumenti su cui agire. Dal canto nostro, auspichiamo che si prosegua sulla strada intrapresa del confronto sul progetto dell'imposta sui consumi, che verrà introdotta nel 2020. Nel frattempo auspichiamo che dal confronto sulla riforma dell'IGR emerga una normativa votata allo sviluppo e non alla recessione".