Il nuovissimo biglietto da visita della Repubblica di San Marino
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Lunedì 26 Novembre 2018

Restyling

 

di Alessandro Carli

 

Definizione delle tipologie di ingresso (suddivise in principali, secondari e minori), replicabilità del modello, sostenibilità e un occhio ai costi. La riqualificazione degli ingressi della Repubblica di San Marino, il progetto presentato il 12 novembre dalla Segreteria di Stato al Territorio e firmato dagli ingegneri Matteo Sammarini, Alberta Serra e Marco Renzi dell'Ufficio Progettazione, seguirà queste traiettorie per intervenire sul degrado dei confini di Stato. I primi lavori, ha spiegato la Segreteria Territorio, dovrebbero partire già dal mese di dicembre.

 

La filosofia


I professionisti incaricati di redigere il documento hanno optato per una scelta tecnicamente ed economicamente sostenibile con un capitolo di spesa per la costruzione piuttosto contenuto. I materiali impiegati sono durevoli, i totem facilmente ispezionabili e di agevole manutenzione. Gli interventi si sono concentrati su quattro elementi "replicabili": la linea di confine, l'elemento che svetta, l'elemento che segue il visitatore e le frasi celebrative.

 

Il restyling


Il progetto, che mira a riqualificare i confini che collegano la Repubblica alle Regioni limitrofe (Romagna e Marche), prevede, in base all'importanza della strada, tre portali differenti.

Nelle vie principali, sul lato destro della strada, sarà montato un totem alto 4 metri con la frase "Benvenuti nell'antica terra della libertà". Sul lato sinistro invece Sul lato sinistro verrà installata una seconda struttura contenente una mappa essenziale dei confini del Titano nella quale sono messi in evidenza i 22 punti di accesso. Sulla strada propriamente detta, oltre a un'apposita illuminazione, l'automobilista "sentirà" anche "fisicamente" di essere entrato in Repubblica: sull'asfalto difatti verrà posizionata una striscia di pietra.

Il primo "accesso" che sarà oggetto di restyling sarà quello di Gualdicciolo mentre il ponte di De Carlo, quello di Dogana, non rientra nel progetto di riqualificazione.

 

Il ponte di De Carlo


Era il 1993 quando la Repubblica di San Marino commissionò all'architetto Giancarlo De Carlo il progetto di una porta di confine da collocare nell'area di Dogana, inaugurata nel 1996. "Il paesaggio edificato circostante è fitto e sregolato, molti corpulenti edifici sono allineati o sono perpendicolari alla strada offrendo un impudico paesaggio di trasandati retri. Al necessario processo di riabilitazione dell'area di Dogana anche la porta collaborerà: perché è ben visibile e quindi può spingere in secondo piano, nella percezione di chi entra e chi esce, le sregolatezze edilizie che le stanno intorno. La sua presenza eloquente può contribuire a cancellare la banalità architettonica circostante" scrisse lo stesso De Carlo nella presentazione.

Un pennone alto quasi trenta metri sul quale sventola una bandiera della Repubblica si innalza nel cielo quasi come una torre. Sembra essere la quarta torre del Titano e ricorda nel suo svilupparsi sinuoso verso l'alto in effetti un altro progetto di De Carlo per la costruzione di una torre per la città di Siena. La sua struttura sostiene l'architrave della porta che scavalca la Superstrada con un sovrappasso pedonale di circa 20,70 metri per un'altezza massima di 5,80 metri ed una larghezza che varia da 1,30 a 2,40 metri. La passerella si restringe a punta come uno scafo e comunica una sensazione di leggerezza come un pontile.

Il mare, l'idea di una nave vengono in qualche modo in qualche modo rievocati anche nei materiali: l'acciaio verniciato di bianco per la struttura e legno di aframosia per il camminamento, le scale a elica che si avvinghiano al pilone, gli stralli, le vele che fiancheggiano la passerella. Le strutture metalliche danno l'impressione che siano tese come sartie. Quattro occhi multicolori, disegnati e realizzati insieme alla figlia di De Carlo, Anna, illustratrice e pittrice, sono incastrati nelle strutture trasversali di irrigidimento, polene che si illuminano per trasparenza forse suggerite dalla personale passione per il mare di De Carlo.

Il gesto architettonico di De Carlo fu certamente un lampo di bellezza, anche se non del tutto convincente, e di rottura che in qualche modo intendeva assorbire il degrado urbano degli edifici circostanti.