Slitta la sanatoria edilizia e il deficit aumenta ancora
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Venerdì 16 Novembre 2018

palazzo pubblico statua

 

di Daniele Bartolucci

 

Approvato anche il secondo Assestamento al Bilancio dello Stato per il 2018 e i numeri non sono certamente positivi. Se da una parte lo slittamento della sanatoria edilizia – contestatissima da professionisti, operatori e cittadini per le modalità imposte dal Governo – ha posticipato un intero capitolo di entrata all'anno prossimo (4,8 milioni di euro, tanti conta di incassare l'Esecutivo dall'operazione), andando a implementare il disavanzo portandolo da 7,8 milioni a 12,6 milioni, dall'altra parte viene confermato un aumento considerevole delle spese correnti, al contrario delle previsioni di legge, che avevano fissato l'impegno di ridurre per il 2018 tale capitolo del 2,5% tramite le prime azioni della Spending Review. Azioni che, al momento, non sono state messe in campo.

Ci sono dunque 10 milioni di spese correnti in più rispetto all'anno scorso e altrettanti sono i milioni di disavanzo che il Governo ha accumulato nella gestione 2018, perché nella precedente previsione di Bilancio (quindi un anno fa), si partiva da poco meno di 3 milioni di euro. Obiettivi completamente mancati, quindi, che non fanno presagire nulla di buono per la prossima finanziaria.

E' questa la situazione contabile che si è ritrovata in mano Eva Guidi, nominata Segretario di Stato alle Finanze proprio nell'ultima seduta del Consiglio Grande e Generale, dove ha avuto subito l'onere di presentare l'Assestamento di Bilancio per la votazione in seconda lettura. Un voto "a maggioranza", come prevedibile, in continuità con quanto aveva comunque già formulato l'ex inquilino di Palazzo Begni, Simone Celli. Del resto la coalizione Adesso.sm e la stessa Guidi hanno più volte ribadito in questi giorni che "si va avanti con il progetto politico". Questo, evidentemente, anche se i dati di Bilancio non sorridono del tutto all'azione di Governo. Come ha rilevato l'opposizione, che ha chiesto invece di fermarsi per una riflessione, probabilmente per la crescente preoccupazione per la prossima finanziaria.

Una preoccupazione che le opposizioni hanno fatto proprie, facendo leva sulle previsioni del debito pubblico, che aumenterà di 500 milioni arrivando all'ingente cifra di 850 milioni di euro e che penalizzerà il Bilancio dello Stato per i prossimi 20-25 anni. La dinamica del resto è nota da tempo: lo Stato si dovrà "accollare" il bilancio di Cassa di Risparmio e coprire quelle perdite, ma siccome tutti questi milioni non li ha, dovrà per forza farseli prestare. Non è ancora chiaro da chi e come (finanziamento estero, obbligazioni, titoli di stato veri e propri..), ma la cifra è stata detta talmente tante volte che è sicuramente quella. Anche per questo la partita "spending" diventa fondamentale, perché potrebbe permettere di recuperare risorse e abbassare le richieste finanziarie di cui sopra. Ma, al contrario di quanto previsto dalla legge (perché il Governo non l'ha solo promesso, ma formalizzato nero su bianco nei mesi scorsi), la spesa corrente non è stata diminuita, né sono stati messi a regime i vari interventi discussi e annunciati finora. Come noto, la riduzione sul 2018 doveva essere del 2,5%, per un complessivo 10% nel triennio. Come detto, rispetto alla previsione iniziale, la spesa corrente "assestata" è invece cresciuta dell'1,8%.

Anche per questo ci si aspetta che la Legge di Bilancio metta in atto un'inversione di tendenza, così come sul capitolo delle entrate: dopo la patrimoniale, il Governo ha giurato di non replicare questo intervento, perché straordinario, ma i conti al momento non tornano e anche quella promessa potrebbe saltare, magari mascherata dietro la revisione dell'IGR, un'operazione che almeno per ora, sembra sia rimasta nei faldoni che Celli ha portato via da Palazzo Begni. Ma se serviranno davvero tutti quei soldi, si farà molto presto a rimettere sul tavolo.