San Marino, Enzo Cucchi: passo per passo lungo la “Stairway to heaven”
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Lunedì 15 Ottobre 2018

Cucchi Enzo

 

di Alessandro Carli

 

Ha compiuto 30 anni la "Scala Santa" di Enzo Cucchi, opera permanente realizzata su commissione dall'artista nel 1987-1988 e oggi una delle "perle" della Galleria Nazionale San Marino. Realizzata con la tecnica del "carboncino ed encausto a parete", è costituita da due interventi iconografici principali. Il primo è un graffito che parte dal basso, all'entrata e continua all'interno della scala. Il secondo invece è realizzato con un'ulteriore tecnica: l'encausto.

Al centro della stanza nell'angolo di congiunzione delle due pareti scendono delle lastre di ferro sagomate a forma di goccia allungata. Le gocce sono incastonate nell'intonaco della parete della Scala Santa e scendendo, non arrivano sul pavimento della stanza ma si fermano e sembrano entrare nelle piccole finestre dell'architettura disegnata.

L'opera cita elementi provenienti dalla storia dell'arte religiosa e popolare come, appunto, le diverse lastre di ferro a forma di goccia allungata, che scendono sulla parete come se esplodessero "in una caduta di lacrime sante" come metafora che s'interroga sul mistero che circonda la vita e la morte. Tale iconografia amplifica il significato simbolico e carico di sacralità, caratteristico di un luogo di clausura.

Achille Bonito Oliva, riflettendo sull'opera di Cucchi e la sua peculiare collocazione, scrisse: "L'arte non è un semplice sistema d'opposizione speculare al mondo, ma il transito da un silenzio all'altro". E ancora il celebre critico ne "Il Manifesto della Trans-Avanguardia" (Flash Art numero 92-93, 1979): "L'arte finalmente ritorna ai suoi motivi interni, alle ragioni costitutive del suo operare, al suo luogo per eccellenza che è il labirinto, inteso come 'lavoro dentro', come escavo continuo dentro la sostanza della pittura".

Insistendo ancora su Enzo Cucchi, Bonito Oliva aggiunse: "La storia delle avanguardie del XX secolo ha evidenziato il suo impulso edipico a rifondare l'habitat iconografico sulle rovine precedenti (...). La Trans-avanguardia invece ha celebrato la coesistenza, l'affermazione di una numerosa famiglia delle forme (...). Sandro Chia ed Enzo Cucchi hanno constatato, rappresentandola, la sintonia armonica tra le proprie differenze iconografiche".

Chia che è presente all'interno della Galleria Nazionale San Marino: "Prima Bella Mostra Italiana" è un'opera fatta a quattro mani, "a due mani e quattro braccia, mai conserte", da due artisti, Enzo Cucchi e Sandro Chia appunto, protagonisti della Transavanguardia italiana. L'opera è realizzata in occasione della mostra dall'omonimo titolo inaugurata presso la galleria Emilio Mazzoli di Modena nel 1995 e l'anno successivo portata a San Marino in una mostra aperta presso le Logge dei Volontari e il Museo San Francesco.

Nel dipinto si riconoscono elementi linguistici caratteristici sia di Chia che di Cucchi. I riferimenti alla pittura michelangiolesca e rinascimentale, reinterpretati in chiave ironica con colori accesi, sono i tra i tipici di Sandro Chia, così come un ritorno a una nuova ricerca di figurazione pittorica, riconoscibile nel disegno della testa classica
al centro e della scritta giallo limone.

L'applicazione di gomma nera, opaca che richiama la terra e il fango, ma anche l'acidità del sintetico, nella figura robotica meccanica dell'automa (entrambi riferimenti simbolici a figure primordiali e oscure), appartengono invece allo stile e alle scelte iconografiche tipiche di Enzo Cucchi.

L'opera testimonia la complessità del movimento della Transavanguardia attraverso l'incessante dialogo tra i due artisti, iniziato a Roma nella prima metà degli anni Settanta e proseguito attraverso il costante desiderio di dare forma ad una precisa idea di contemporaneità in cui i piani temporali, le culture e le forme si riconfigurano incessantemente in un costante movimento che, appunto, attraversa, passato, presente e futuro.