Editoriale: San Marino, interventi sì ma in un’ottica di crescita
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Lunedì 15 Ottobre 2018

 

di Alessandro Carli

 

Autunno caldo, quello che sta vivendo la Repubblica di San Marino: revisione dell'IGR con probabili aumenti, pensioni, spending review e ICEE sono "nomi" che i sammarinesi oramai hanno iniziato a conoscere. Il problema non è solamente quello della "modalità" e del "peso" dei singoli interventi bensì, questa è la nostra impressione, quello della poca chiarezza che, ovviamente, va ad alimentare i dubbi. E quando una persona si fa una certa idea, difficilmente si ricrede. Davanti a una "rivoluzione economica", necessaria per riuscire a disegnare un futuro per il Paese, ci sembra che l'Esecutivo stia facendo di tutto solo per ripianare l'enorme debito che si sta per concretizzare nel Bilancio dello Stato (850 milioni di euro).

Questi interventi non possono essere visti in un'ottica di crescita (come si auspica e come dovrebbe essere) ma solamente per pagare il debito di Cassa di Risparmio: una spada di Damocle pesante circa 50 milioni all'anno che penderà sulla testa dei cittadini e delle imprese del Titano per i prossimi 25 anni.

Un principio, quello del fare debito per finanziare il debito, che non serve a nulla.

Lo Stato interviene e impegna tutte le risorse disponibili (anche non sue) per salvare un settore e priva gli altri comparti di quegli interventi economici utili per rilanciarsi. Siamo d'accordo che i conti debbano essere rimessi in ordine e che si debba risparmiare, ma solamente se parte delle risorse "liberate" poi vengano investite per lo sviluppo del Paese. È solo così che si può crescere. Una politica di inasprimento fiscale, se non bilanciata da una rigorosa spending review, rischia di creare solamente ulteriori malumori tra i cittadini. La cosa più importante, in queste situazioni, sarebbe quella di avere ben chiaro un progetto (stabilità e sviluppo, titolo dato a un documento finito in qualche cassetto da mesi ormai) e allestire una cabina di regia che coordini le diverse iniziative. Le mani si devono unire per andare in profondità. Le mani di tutti.