Lo scrigno dell’arte contemporanea
PDF Stampa
Martedì 10 Luglio 2018

Guttuso La resa 1945

 

Come anticipato da San Marino Fixing (nel dicembre del 2017 il Direttore degli Istituti Culturali disse che "il 2018 non deluderà gli appassionati: aprirà la Galleria Nazionale"), il 7 luglio ha aperto il nuovo "Museo d'arte moderna e contemporanea galleria nazionale San Marino", ospitato nelle Logge dei Volontari, un magnifico edificio realizzato alla fine degli anni trenta, ristrutturato per l'occasione.

 

Le quattro sezioni e gli artisti


Il museo è un progetto degli Istituti Culturali promosso dalla Segreteria di Stato Cultura della Repubblica di San Marino, in collaborazione con il MA*GA di Gallarate (VA), ordinato da Emma Zanella e Alessandro Castiglioni e si presenta con un allestimento che raccoglie una selezione di opere, tutte appartenenti alla Collezione d'Arte Contemporanea dello Stato di San Marino, composta da più di mille esemplari, di alcuni dei nomi più conosciuti della storia italiana del Novecento, quali Renato Guttuso, Emilio Vedova, Sandro Chia, Enzo Cucchi, Corrado Cagli, Giuseppe Spagnulo, Enzo Mari, Luigi Ontani e altri, accanto a quelle di importanti autori della scena artistica sammarinese: Marina Busignani Reffi, Walter Gasperoni, Gilberto Giovagnoli e Patrizia Taddei.

Il percorso, suddiviso in quattro aree, corrisponde ad altrettanti nuclei storico-tematici, ognuno dei quali offre un focus di approfondimento su un particolare evento nella storia dell'arte di San Marino del XX secolo, come le Biennali Internazionali di San Marino, il Progetto Spagnulo/Manzoni, la "Scala Santa" di Enzo Cucchi, l'intervento di Maurizio Cattelan.

La prima sezione – "Il secondo dopoguerra tra realtà e astrazione" - presenta gli autori essenziali per tracciare i contorni del dibattito teso tra realtà e astrazione nel secondo dopoguerra in Italia: dal realismo sociale di Renato Guttuso, qui con "La resa" (1945), opera rappresentativa, per impegno politico e ricerca estetica, del clima culturale e artistico dell'Italia appena uscita dalla guerra e dal fascismo, all'astrattismo di Emilio Vedova che con "Foresta Vergine - Dal Diario del Brasile" (1954) si rende fautore di una pittura segnico-gestuale di grande carica espressiva che rompe gli schemi, facendo proprie le istanze più aggiornate dell'informale europeo e americano. Tra questi due poli s'inseriscono i lavori di Renato Birolli e di Corrado Cagli, che cercano un tipo di pittura sospesa tra astrazione e figurazione. Birolli, con "Vigna" (1952) adotta un linguaggio figurativo sintetico e non naturalistico capace di leggere la poesia delle piccole cose, le foglie, i rami, in tutta la loro essenza e immediatezza; analogamente, Cagli con "The Arunta Boat" (1951) propone un'immagine figurativa in cui l'elemento onirico-fantastico s'intreccia felicemente con segni primitivi. A questi maestri si affianca Achille Perilli che con "Diagramma della realtà umana" (1958).

La seconda sezione – "Arte contemporanea e linguaggi sperimentali" - copre un ampio arco temporale, che si muove tra gli anni settanta e novanta e che si concentra sui linguaggi sperimentali che si sviluppano a partire dall'arte concettuale fino alla fotografia contemporanea e mette in luce una linea di continuità tra opere e autori molto eterogenei, ma accomunati da un medesimo sguardo sperimentale verso le arti visive. Figura fondamentale in questo senso è Patrizia Taddei, prima artista di San Marino tra gli autori collezionati dalla Galleria Nazionale a progettare e realizzare nel 1973 un intervento performativo di carattere concettuale, documentato attraverso una serie di fotografie. Accanto a Patrizia Taddei, s'incontrano le opere di due maestri dell'arte italiana quali Giuseppe Spagnulo e Mimmo Jodice, che si concentrano su San Marino. Jodice ha lavorato a un progetto fotografico dedicato proprio alla Città e al Monte Titano nel 1990; Spagnulo ha realizzato una serie di sculture, disegni e bozzetti per una scenografia che accompagna una composizione musicale di Giacomo Manzoni andata in scena al Teatro Titano nel 1991 e qui pubblicata, per la prima volta, nella sua interezza.

Il terzo nucleo di opere della Galleria – "Un nuovo classicismo tra tradizione e innovazione" - riflette sul ritorno alla pittura, caratteristico dell'arte europea degli anni ottanta, dalla Transavanguardia di Chia e Cucchi al Citazionismo di Ontani alle posizioni più indipendenti come quelle di Enzo Mari. La Transavanguardia è rappresentata in collezione da "Prima Bella Mostra Italiana" (1995), un'opera a quattro mani di Sandro Chia ed Enzo Cucchi che condensa l'idea di fondo del movimento teorizzato da Achille Bonito Oliva come territorio espressivo in cui figurazione classica e infantile, segno descrittivo e sommario, riferimenti a figure ancestrali, utilizzo non accademico di materie e tecniche, conducono a un linguaggio libero e sostenuto da una grande energia creativa. Collocata all'esterno della sede della Galleria Nazionale, ma con essa profondamente legata per storia e linguaggio, è "La Scala Santa" di Enzo Cucchi, opera permanente realizzata nel 1987 sulle pareti della "Scala Santa" dell'ex Monastero di Santa Chiara oggi Università di San Marino. Allo stesso 1987 appartiene l'opera "Lingua di un ½ giapponese" di Gilberto Giovagnoli, artista sanmarinese che si muove, in sintonia con la Transavanguardia italiana, in un ambito prevalentemente pittorico, cui si affianca Walter Gasperoni che con "B – 1°" (1973) mette in campo un universo di segni, di spazi, di campiture cromatiche del tutto personale. Chiudono questa terza sezione due opere di Luigi Ontani e di Enzo Mari. Ontani con "L'uccello all'appello del cappello" (1995-1997) inscena il dialogo tra un mitico cantastorie-giullare medioevale, portatore di infinite e meravigliose narrazioni popolari, esperto nell'arte della musica e dell'intrattenimento e un piccolo uccellino a sua volta simbolo di un potere sovrannaturale, pronto ad accompagnare il giullare con il suo canto e ad amplificarne la voce.

Mari con "Dialogo tra Fidia, Galileo, Duchamp, i sette nani, l'Idiota", risponde con un raffinato progetto filosofico caratterizzato da grande ironia e libertà di mezzi; si tratta di un'allegoria costituita da 23 pezzi in gesso, legno, ceramica, ferro, carta, stoffa, vetro, bronzo, ottone, cemento, progettata e realizzata da Mari per la XLII Biennale di Venezia del 1986, esposta a San Marino nel 1988.

Lungo il suo percorso, la Galleria Nazionale propone inoltre un Archivio Performativo dedicato ai progetti realizzati negli anni più recenti, fino alla stretta contemporaneità, che rientra nelle attività di tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio UNESCO della Repubblica di San Marino e la cui caratteristica sarà quella di essere costantemente aggiornato con nuovi allestimenti.