IAM RSM, perché è molto importante il compostaggio domestico
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Lunedì 12 Marzo 2018

 

di Mattia Marinelli

 

Non tutti i rifiuti sono uguali. E nonostante negli anni sia cambiato il "linguaggio" – ieri si parlava di "avanzi" di cucina o di "resti" di erba tagliata o di rami potati mentre oggi che anche il mondo dei rifiuti ha avuto una "alfabetizzazione", il termine utilizzato è "compostaggio domestico" – il concetto è sempre lo stesso: dai cosiddetti "scarti" (non tutti ovviamente) si può ricavare (sì, anche in questo caso possiamo parlare di una "second life" sui generis) un "qualcosa" che può essere utile alle persone: il compost. Non spaventi la parola apparentemente "straniera": il termine "compost" in realtà deriva dal latino "composi- tum", ossia "formato da più materiali". Ed è proprio questa definizione che ci aiuta a capire meglio di cosa stiamo parlando.Anche questa volta la natura viene in soccorso all'uomo: i residui di potatura, gli scarti di cucina, il letame, il liquame o i rifiuti del giardinaggio come foglie ed erba sfalciata vengono "attaccati" da macro e microrganismi. Il risultato di questo "incontro" è il "compost", uno straordinario fertilizzante naturale che, oltre a evita gli sprechi (forse non tutti sanno che più del 40% dei rifiuti che produciamo sono organici), arricchisce l'orto. Mettiamo ora vicine die "fotografie", quelle della vicina Italia e quella del Monte Titano. Nel Belpaese ogni cittadino "produce" poco meno di un chilo e mezzo di rifiuti urbani al giorno. Portando l'esempio dello Stivale sulla nostra realtà, possiamo affermare che il 35% dei rifiuti indifferenziati prodotti nel territorio è costituito da frazione organica. Quantitativi (in percentuale) piuttosto importanti ma ancora oggi troppo spesso "scartati" nell'indifferenziata. Viste le "potenzialità" di questi scarti, riteniamo opportuno spiegare che potrebbero essere recuperati e sottratti allo smaltimento in discarica attraverso il compostaggio domestico o con la differenziata "Porta a porta". Anche il compostaggio domestico rientra in quella che chiamiamo "economia circolare" (un concetto a noi della IAM molto caro e che avete spesso avete ritrovato in questa rubrica). Mi spiego: per attivare questo processo di "trasformazione" i rifiuti non vengono spediti a casa di qualche mago o di qualche alchimista che vive in Australia o al Polo Sud ma piuttosto rimangono "in casa". Non nelle vostre, non preoccupatevi: mi riferisco alla Repubblica. Anche a San Marino difatti abbiamo già attivato gli impianti per la gestione del rifiuto organico, le cosiddette "biocelle", nelle quali avviene il processo di compostaggio.

I vantaggi di questo "processo" sono subito detti: oltre a quello di carattere civico e ambientalista, va ricordato anche che la riduzione della frazione indifferenziata porterebbe a un indiscusso risparmio economico. Ancora oggi conferiamo il 100% del rifiuto non riciclabile prodotto alle discariche o agli inceneritori. Siete ancora convinti di "buttare" gli scarti di cibo o le potature nell'indifferenziata?