Leandro Maiani, la storia delle tre torri “parlanti”
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Lunedì 12 Febbraio 2018

Leandro Maiani

 

Altra raccolta di fiabe "locali" e anch'essa conservata all'interno della Biblioteca di Stato è il libro di Leandro Maiani e intitolato "Fantasia di miti e leggende sammarinesi" (Edizioni Junior). Anche in questo caso, abbiamo scelto un brano.

 

LE TRE TORRI

 

I Consoli, le Autorità e i Capifamiglia dell'Arengo del Popolo della Libera Terra di San Marino avevano dato l'incarico agli architetti militari di progettare delle costruzioni a difesa delle abitazioni sorte sulle pendici del monte Titano. Costoro decisero di collocare in un unico complesso sul punto più alto della lunga cresta montagnosa che sovrastava il fantastico massiccio di pietra. Dopo lunghe discussioni gli architetti girarono intorno al monte, lo scrutarono per ogni verso e ogni profilo e infine decisero il punto più alto dal quale si poteva scrutare più in lontananza e che nello stesso tempo era anche il più difficile da raggiungere. Scelto il posto, stabilirono quanta pietra rompere per spianare un po' la zona, fin dove arrivare e quali sentieri tracciare per potervi portare dapprima gli attrezzi per i lavori e in seguito le armi per la difesa.

Dopo lunghe discussioni e molte osservazioni, alla fine presero un'unica decisione. Le carte, con i diversi progetti, i calcoli e le regole da seguire, vennero chiuse in una grande cassa sigillata.

(...)

Fra i progetti era sorta una vivace discussione poiché le torri che costituivano tutto il complesso volevano stabilire quale tra loro sarebbe stata la più importante. "Io sono la più solenne, la più ardita, dotata anche di campane, dunque sarò io la più importante" sentenziò la torre maestra del gruppo di sinistra.

"Ma vuoi mettere? Io sono la più alta, dominerò tutto e tutti, dunque sarò io la più importante" replicò per tutta risposta quella di centro.

"Vi dimenticate forse di me? Io, così massiccia e praticamente inespugnabile, con la mia singolare forma pentagonale, sarò io la dominatrice!" avanzò le sue pretese l'ultima torre di destra anche se in realtà era isolata e senza alcun corredo intorno.

(...)

Fra le gente che aveva seguito gli architetti e le autorità, c'era anche un uomo sempliciotto, di nome Gigiul, che non era Capofamiglia perché non aveva famiglia e che viveva in uno dei capanni eretti nei campi vicini all'abitato. Amava però partecipare a tutte le iniziative che interessavano gli altri abitanti del monte, e così quella mattina era salito sulla cresta per seguire l'avvio dei lavori.

Nessuno lo teneva in considerazione, anzi tutti cercavano di tenerselo alla larga. Lui tuttavia, noncurante della disapprovazione degli altri, si era intrufolato nelle prime file e non si lasciò sfuggire l'occasione per esprimere il suo parere: "E se invece di fare una sola costruzione ne facessimo tre, così come si vede desso sui fogli stracciati e le collegassimo con delle mura di cinta? In questo modo avremmo una difesa più ampia, per tutta la lunghezza della cresta" propose dopo aver seguito la discussione.

Alle sue parole tutti tacquero. (...). E se Gigiul avesse ragione?

(...)

"Non so se faccio bene a dirlo, ma io qualche volta sono venuto a vedere i lavori, specialmente alla domenica quando non c'era nessuno. Vi dirò che questa mi dà proprio l'idea di un paniere, dunque la si potrebbe chiamare 'Cesta'. Nell'altra potrebbero starci le guardie e quindi potrebbe chiamarsi 'Guaita'. La terza, quel gran torrione proprio sul punto più estremo del monte, so potrebbe chiamare 'Montale'".

Il capomastro lo ascoltava distratto e infastidito. "Lo sai che hai avuto una buona idea?" lo assecondò per toglierselo di torno.

"E allora perché non glielo vai a dire, visto che tu puoi parlare con loro? Chissà che non arrivino finalmente a una decisione! concluse Gigiul.

Come andò a finire?