Taglio del 20% ai costi di Banca Centrale di San Marino
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Mercoledì 06 Dicembre 2017

 

di Daniele Bartolucci

 

Un taglio del 20% sui costi di Banca Centrale. E' questo l'intervento contenuto nella Legge di Bilancio, ma sicuramente non sarà l'unico. Non dopo quanto accaduto con le dimissioni di Capuano e, soprattutto, dopo la presa di posizione del Segretario alle Finanze Simone Celli in Consiglio Grande e Generale. "Intendo esprimere la mia fortissima preoccupazione per la situazione che sta emergendo con sempre più trasparenza all'interno di Banca Centrale", ha detto Celli. "E' inaccettabile infatti che ogni impegno, ogni capacità, ogni professionalità, anche la più spiccata, ha finito per essere, prima ostacolata, poi affossata dai meccanismi di autodifesa di Banca Centrale". Tralasciando il casus belli, Celli ha sentenziato che "in Banca Centrale ci sono carriere milionarie fatte senza assumersi responsabilità. Funzionari di cui è impossibile conoscere una sola azione meritevole nell'interesse collettivo [...] Ma sono agguerriti. Vogliono mantenere il potere. Si perché tutto cambia ed è cambiato a San Marino, tranne Banca Centrale. Stipendi da centinaia di migliaia di euro. Totale impunità e irresponsabilità amministrativa, civile e contabile rendono la Banca Centrale il perno dell'arbitrio, la chiave di volta di un sistema incapace di rigenerarsi. È possibile che un alto funzionario guadagni 250 mila euro puliti e il direttore generale arrivi a stento a 60 mila euro? È possibile che la retribuzione del direttore generale sia inferiore a quelle di qualche fortunato addetto alla manutenzione e alla logistica?. L'attuale sistema retributivo è irrazionale, è irragionevole. Svilisce le professionalità più elevate a vantaggio di una conduzione burocratica, di carriere solo interne. Priva il sistema di apporti importanti che possono derivare dall'introduzione di esperti di altri Paesi o comunque esterni all'attuale organigramma". Insomma, "il sistema interno di Banca Centrale è fatto per perpetuarsi in eterno e senza responsabilità. Tanti vantaggi in termini di retribuzioni, trattamenti fiscali privilegiati, premi di produzione, benefit vari ma nessuna responsabilità". Di qui la posizione, netta: "Banca Centrale non va chiusa, come qualcuno sostiene in preda ad un impeto populista, ma sicuramente va ripensata dalle sue fondamenta". E l'azione conseguente: "Sulla necessità di procedere a una complessiva e radicale riorganizzazione di Banca Centrale e alla revisione delle retribuzioni erogate, assicuro il massimo impegno della mia segreteria e dell'intero Governo che già sta lavorando in questa direzione. Occorrono misure urgenti che auspico siano condivise da tutto il Consiglio, perché il problema che stiamo affrontando in questo momento non è un problema di governo, ma di sistema".

Azione che inizierà dalla Legge di Bilancio, il cui articolo 44 recita: "La Banca Centrale della San Manno, per il tramite del Congresso di Stato, deve presentare al Consiglio Grande e Generale, entro il 28 febbraio 2018 un progetto complessivo di riorganizzazione che preveda: a) la revisione in termini di efficienza della struttura, dei servizi erogati e delle procedure di controllo, amministrazione e rendicontazione; b) la riduzione dei costi di gestione, anche attraverso l'individuazione di forme di solidarietà fra dipendenti: c) I la riforma dello statuto. Il progetto di riorganizzazione di cui al precedente comma deve condurre alla riduzione dì almeno un 20%, rispetto all'ultimo accordo sottoscritto, degli oneri convenzionali di cui all'articolo 22, comma 3, della 29 giugno 2005 n. 96 e successive modifiche per la remunerazione dei servizi prestati da Banca Centrale a tutto il Settore Pubblico Allargato. Il progetto di cui al comma 1 deve essere oggetto di ampio confronto con i gruppi consiliari, le organizzazioni sindacali e le associazioni datoriali". Ed è solo l'inizio, a quanto pare.