I “ricchi” nel mirino: scudo fiscale e tasse più salate
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Giovedì 16 Novembre 2017

 

di Daniele Bartolucci

 

Chi di scudo fiscale perisce, di scudo fiscale ferisce. San Marino è pronta a ribaltare dunque il famoso proverbio, avviando per la prima volta nella storia un provvedimento di rientro dei capitali all'estero, ovviamente quelli detenuti senza averne mai dato conto al fisco del Titano. Cambia la dinamica, visto che finora i capitali (e le tasse) li hanno sempre richiesti gli altri Paesi, ma non l'obiettivo: recuperare risorse per sistemare i conti pubblici.

"Non è una manovra per favorire i furbetti ma una sfida inedita per il Paese", ha annunciato il Segretario di Stato per le Finanze, Simone Celli, presentando il decreto delegato che inaugura la prima voluntary disclosure sammarinese, già previsto nell'assestamento di Bilancio quest'estate. "È un provvedimento che va nell'interesse della comunità e del sistema bancario e finanziario", perché garantirà "un'ulteriore iniezione di risorse". Quante è ancora difficile da stabilire: "Siamo di fronte a beni, patrimoni e redditi che non sono mai stati dichiarati, quindi occultati, non abbiamo la percezione dell'impatto della manovra". Ma è probabile che nella Legge di Bilancio che il Governo sta costruendo in queste settimane ci sarà un capitolo in entrata già ipotizzato. Chissà se poi le previsioni saranno confermate o si tradurrà tutto in un "topolino" come le ultime Voluntary disclosure italiane? A tal proposito, si vocifera che ce ne sarà una terza. Nel frattempo dall'Italia non hanno preso bene questa notizia, anche perché si può immaginare che molti degli investimenti sammarinesi siano proprio stati fatti nel Belpaese. Anche per questo MilanoFinanza ha già stimato in 450 milioni di euro il valore totale su cui il fisco sammarinese potrebbe ben presto mettere le mani.

Nello specifico, si legge nell'art. 4 (Determinazione del valore delle attività detenute all'estero) "ai fini della regolarizzazione e del rimpatrio dei beni detenuti all'estero, il valore da indicare nell'istanza di cui all'articolo 10 è determinato come segue: a) per i fabbricati, terreni, aeromobili, imbarcazioni, autoveicoli, si assume il valore normale del bene ovvero il costo risultante dagli atti di acquisto; b) per le azioni e partecipazioni non azionarie, si assume il costo di acquisto nonché il valore degli apporti a titolo di capitale di rischio ad incremento del patrimonio sociale; c) per le somme di denaro, si assume il valore nominale mentre per gli strumenti finanziari, si assume il valore medio dell'ultimo trimestre. 2. Nell'ipotesi in cui il contribuente non sia più in possesso dei titoli di acquisto dei beni, in deroga a quanto previsto al comma 1, si assume il valore all'atto della cessione". Tutti questi dati andranno poi rendicontati nell'istanza

Una cosa è certa, l'occhio del fisco ora ha delle armi in più: "Con lo scambio automatico di informazioni bancarie – ha ricordato infatti Celli - ci saranno le condizioni per andare ad intercettare eventuali beni e patrimoni detenuti all'estero, l'opera di verifica e accertamento sarà possibile eseguirla con maggiore efficacia". E se da un lato si prevede l'inasprimento delle sanzioni per chi non aderisce allo scudo, dall'altro "vengono introdotti meccanismi che consentono di regolarizzare le posizioni". Meccanismi ovviamente costosi, ma che evitano le sanzioni pesantissime: "La regolarizzazione avviene per il 17% dell'importo rispetto ai redditi non dichiarati e per il 2 % del valore dei beni non dichiarati". Le aliquote cambiano nel caso in cui si opti per il rimpatrio, ovvero 10% per i redditi e 5% per i beni non dichiarati (art. 7). Va però specificato che "per le somme di denaro e gli strumenti finanziari può essere utilizzata solo la procedura di cui all'articolo 6", ovvero il rimpatrio. Insomma, il Governo punta il mirino sui grandi evasori, quelli che probabilmente potrebbero aver trasferito, occultandoli, capitali e redditi all'estero.

La strategia di "colpire i ricchi" sembra inoltre confermata anche dall'annuncio, dato nella stessa sede di alcuni "aggiustamenti fiscali" in nome dell'equità e della giustizia sociale: ci sarà dunque un aumento delle tasse - e forse l'ennesima patrimoniale? - ma "arriverà per i redditi alti o altissimi", ha assicurato Celli, "quelli che rientrano nell'ultimo scaglione oggi tassato al 35%". Per il momento, però, niente è stato detto su nuovi controlli fiscali in territorio, nonostante l'annosa incongruenza tra quanto dichiarato e il tenore di vita di moltissimi sammarinesi, in particolare di alcune categorie, come denunciato più volte dai sindacati.