San Marino, l’export cresce ancora e traina la ripresa
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Martedì 19 Settembre 2017

 

di Daniele Bartolucci

 

L'economia sammarinese continua a generare numeri positivi, confermando i primi timidi segnali di ripresa che si erano già registrati nell'ultimo biennio. Un dato esemplificativo è l'aumento delle esportazioni (+4%), che riporta il volume dell'interscambio totale sempre più vicino ai 4 miliardi di euro, un livello superato ampiamente negli anni antecedenti il 2012. Se è vero che la crisi internazionale sembra essersi esaurita, anche San Marino, al pari di altre economie occidentali, fatica a ritornare ai fasti del passato, ma il trend negativo pare aver toccato il livello più basso nel 2014, quando la tendenza si è invertita per la prima volta: il 2015 e il 2016 si sono poi confermati in territorio positivo in vari settori, non ultimo l'import/export.

 

BENE LE IMPORTAZIONI MA L'EXPORT È PIÙ FORTE

 

Proseguendo il trend positivo del 2015 (si veda la tabella in alto), anche i dati riguardanti il 2016 hanno registrato un incremento delle esportazioni (+4,08%) e delle importazioni (+3,94%) rispetto all'anno precedente. A questo valore assoluto si deve poi aggiungere un altro dato estremamente importante per San Marino: anche il saldo tra esportazioni e importazioni segue la stessa direzione (+4,60%), superando i 463 milioni di euro (capitali che "restano" dunque a San Marino). Allo stesso modo, sempre nel 2016, l'interscambio commerciale è migliorato raggiungendo la soglia dei 3,9 miliardi di euro: "un dato che", si legge nel Programma Economico del Governo presentato in estate, "fa pensare ad un consolidamento dei rapporti commerciali di San Marino con l'estero".

 

SI IMPORTANO "MERCI" SI ESPORTANO PURE SERVIZI

 

Seguendo la propria tradizione manifatturiera, la tipologia di importazioni più comune resta quella delle "merci", che rappresenta per l'ultimo anno circa l'83% sul totale, seguita dalle tipologie "beni strumentali" e "altri servizi" per un ammontare che oscilla intorno al 4% ciascuna. Di queste merci, nello specifico, i prodotti petroliferi rappresentano il 3,6% delle importazioni nel 2016, contro il 3,8% del 2015: "Dato atteso e che non sorprende, in quanto i prezzi del greggio a livello mondiale si sono mantenuti bassi per tutto il periodo", si spiega nella relazione governativa.

Per quanto concerne le esportazioni, la situazione vede la tipologia "merci" avere sempre l'impatto maggiore, ma in questo caso "scende" al 77,9% del totale, seguita da "altri servizi" che sommano al 20,7%, un quinto del totale, quindi. I "beni strumentali" competono invece per un solo 0,2%, mentre i beni esportati in "contro lavorazione" per uno 1,1%. Questo significa che San Marino offre un surplus di servizi internamente, tanto che ne deve acquistare meno dall'estero. Il contrario delle materie prime, che deve necessariamente importare perché non ne ha, e per le merci varie, utili a diversi settori, dalla manifattura al commercio. Tra queste merci ci sono anche ovviamente gli energetici (acqua, luce, gas, carburanti...), che sono necessari, ma su cui San Marino dovrà quanto prima sviluppare un piano energetico più votato all'autonomia, visto che attualmente dipende quasi totalmente dal mercato estero. Con tutti i rischi connessi.

 

MANIFATTURA SEMPRE PIÙ TRAINANTE

 

Il settore produttivo che esporta maggiormente era ed è ancora quello delle attività manifatturiere: esso rappresenta infatti il 58,3% del totale esportato. Ed è un valore in crescita già dal 2013, segno che l'economia reale basata sulla produzione manifatturiera ha saputo anticipare questa ripresa, cosa che si riscontra anche nell'occupazione e negli investimenti. E i dati 2016 sembrano proiettare un aumento di questi valori anche per l'anno in corso, in quanto nel 2016 il valore delle merci esportate per questo settore è incrementato del +6,3%, in aumento rispetto il +5,2% registratosi nel 2015 e il +1,6% nel 2014.

 

I MERCATI EUROPEI POI CINA E RUSSIA


"L'Italia rappresenta in maniera inevitabile il più importante partner estero nell'interscambio commerciale", si conferma nel Programma Economico 2018. E i dati lo dimostrano facilmente: analizzando le esportazioni, la percentuale raggiunge l'86,7% sul totale, mentre per le importazioni si attesta al 78,8%. "Questo forte sbilanciamento è dovuto sia, ovviamente, alla posizione geografica, che vede la nostra Repubblica affacciarsi direttamente sul mercato italiano, sia per le comunanze socio-culturali tra le due popolazioni", spiega la relazione governativa. Per la restante parte del commercio estero risaltano in primo luogo: Cina (3,8%), Germania (2,5%), Polonia (1,7%) e Paesi Bassi (1,5%) per le importazioni; Svizzera (1,0%), Russia (0,9%), Germania (0,9%) e Francia (0,8%) per le esportazioni.

E' del tutto evidente che il mercato europeo (di cui l'Italia fa parte), quindi, è quello principale in cui San Marino opera, ed è quello che – in primis – con cui si deve integrare meglio, a livello normativo: anche per questo è fondamentale l'attuale trattativa per l'Accordo di Associazione.