Diario della crisi del 23 gennaio 2009
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Venerdì 23 Gennaio 2009

L’inflazione italiana è prevista al 3,5% nel 2008, all’1,2% nel 2009 e al 2,2% nel 2010. Rosso fisso in tutta l’Unione: crescita negativa dell’1,9% nell’Eurozona e dell’1,8% nella Ue globalmente intesa; ripresa l’anno prossimo a +0,4% e +0,5% rispettivamente. L’attività economica riprenderà “prima della fine di quest’anno”. Nel 2008 il Pil è aumentato nell’Eurozona dello 0,9%, nella Ue dell’1 per cento. Sono alcune delle nuove stime della Commissione europea anticipate il 19 gennaio. La disoccupazione è prevista in forte crescita sia quest’anno che nel 2010. Secondo le stime dalla Commissione, il numero dei disoccupati nei 16 Paesi di Eurolandia salirà dal 7,5% del 2008 al 9,3% del 2009, per portarsi al 10,2% nel 2010. Nei 27 membri dell’Unione, lo scorso anno il tasso di disoccupazione si è attestato a quota 7%, si prevede che nel 2009 si passerà all’8,7% e nel 2010 al 9,5 per cento. Ma c’è un’altra Unione che ha smesso di garrire: l’Union Jack. La bandiera inglese è ripiegata su se stessa, la crisi presenta il conto alla Gran Bretagna. Royal Bank of Scotland, la banca britannica privatizzata, annuncia la perdita più grossa di ogni tempo in Gran Bretagna: 28 miliardi di sterline (41 miliardi di dollari) nel 2008. Intanto la sterlina sembra soffrire a prescindere: cala ancora anche dopo l’annuncio del nuovo piano di intervento del governo sostegno delle banche del Regno Unito.

Saverio Mercadante